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I giganti della Bibbia: tra storia ed archeologia


In quel tempo c’erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi. (Genesi 6:4)

 

Il Paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un Paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura; e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro. (Numeri 13:32-33)

 

Nefilim, Gibborim, Refa’im, giganti: in buona parte dell’Antico Testamento è semplice trovare termini del genere volti a dipingere figure per noi estranee, quasi mitologiche.
Sembrerebbe difatti pressoché impossibile per noi immaginarci uomini alti come querce (
Amos 2:9), titani di quasi 3 metri (1 Samuele 17:4), 2.50 metri (1 Cronache 11:23) o intere popolazioni di colossale statura (Deuteronomio 9:1-2) senza inevitabilmente credere si tratti d’una qualche leggenda appartenete al passato.
La letteratura rabbinica, oltre a sottolinearne le sproporzionate dimensioni, aggiunge ulteriori elementi che contribuiscono a conferire ai giganti un’aura ben più spaventosa:
essi potevano mangiare sino a 100 cammelli o cavalli al giorno, riuscivano a fermare i corsi d’acqua con un piede, avevano più denti rispetto ad un comune uomo, portavano numerose collane e conducevano una vita altamente immorale (Midrash Abkir; Ber. R. 27).

Nonostante queste ultime caratteristiche non siano ben esplicitate nelle Sacre Scritture, risulta abbastanza chiaro come il solo aspetto possa esser bastato per spaventare gli esploratori inviati da Mosè (Numeri 13:25-33).

Passati all’incirca 3.000 anni dall’ultimo gigante documentato nella Bibbia (1 Cronache 11:23), gli interrogativi che oggi siamo costretti a porci sono molti e di non facile risoluzione: questi titani sono realmente esistiti? quale fu la loro sorte?


Le popolazioni dei giganti

Il termine ebraico per specificare “giganti” è “refa’im“, ma in antichità gli stessi nomi d’alcuni popoli potevano essere direttamente associati alla caratteristica dell’alta statura.

È questo il caso degli Amorrei, gli Emim, i Refaim, gli Anakim e gli Zamzummim.
L’esistenza di tali popolazioni – sarebbe forse meglio parlare di tribù seminomadi – è documentata in diversi testi antichi sumeri ed accadici, sebbene per quanto concerne gli Anakim, ad oggi, non sono stati ritrovati resti o testimonianze scritte.

Secondo l’interpretazione d’alcuni studiosi, il termine “bene ha-Anak” (derivante da lingue semite) suggerisce che i discendenti di Anak – gli Anakim, appunto – avevano dei colli lunghi o che erano soliti indossare molte collane.

Oltre questo dettaglio etimologico, l’Antico Testamento ci riferisce che gli Anakim furono cacciati da Caleb (Giudici 1:20) il quale ne aveva conquistato i territori; molto probabilmente gli ultimi giganti di questa tribù furono poi assorbiti dai Filistei e dai Cananei per poi dissolversi del tutto.

D’incerta conformazione e sorte furono anche gli Emim e gli Zamzummim: molti biblisti supportano l’idea che furono dispersi tra le vicine popolazioni allo stesso modo degli Anakim.

 

Comparazione altezze


Gli Amorrei, d’altro canto, hanno lasciato ai posteri maggiori informazioni.
Sappiamo per certo che questa popolazione compose diverse tavolette databili tra il 1800 e il 1750 avanti Cristo e tutt’oggi nelle mani degli archeologi, adorava divinità celesti quali
Amurru e Sin, invase la Mesopotamia attorno al 2000 avanti Cristo per poi lentamente scivolare nel declino sino al 1595 avanti Cristo, sopraffatta dagli Hittiti.
Rispetto alle altre popolazioni di giganti, gli Amorrei probabilmente erano in possesso d’una maggiore conoscenza religiosa e giuridica.

In termini più generali, passarono alla storia come i regnanti-guerrieri di Babilonia che conquistarono tutte le aree nelle vicinanze, distruggendo varie città rivali: il rinomatissimo Hammurabi (XIX-XVII secolo a.C.) fu un esponente di questa stirpe, dal cui nome deriva l’altrettanto famoso Codice.


Tra Bibbia ed archeologia

Nelle Sacre Scritture vengono nominati, oltre a gruppi organizzati, anche singoli personaggi dalle dimensioni colossali.

L’esempio più chiaro è rintracciabile in Deuteronomio 3:11, dove viene descritto il letto del regnante Og, facendo intendere che il gigante fosse alto più di 3 metri:
 

Perché Og, Re di Basan, era rimasto l’unico superstite dei Refaim. Ecco, il suo letto, un letto di ferro, non è forse a Rabba degli Ammoniti? È lungo nove cubiti secondo il cubito di un uomo (NOTA: 1 cubito = 44,45 cm). (Deuteronomio 3:11)

 
La fine del regno di Og viene narrata in
Numeri 21:33-35 ed esistono diverse leggende in ambito ebraico a riguardo: la più inusuale racconta della furia cieca del regnante, una furia talmente poderosa che spinse il titano a sradicare una montagna con l’intento di uccidere tutti gli israeliti ma che, alla fine, gli si rivelò fatale poiché non riuscì a reggere il peso del monte e venne schiacciato.

Ancor più famoso è l’episodio biblico di Davide contro Golia (Goliath), narrato in 1 Samuele 17:4-5:


Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo (65 kilogrammi).

 

Volendo analizzare il tutto da un punto di vista biblico, appare evidente come sia la quantità che la stessa altezza di questi anomali colossi vada lentamente diminuendo dopo il Diluvio Universale.

Un elemento a prova di questa nostra affermazione è rintracciabile nell’estratto del Deuteronomio appena citato (“era rimasto l’unico superstite dei Refaim“), ove lo scrittore probabilmente intendeva Re Og come l’ultimo superstite d’un gruppo di giganti più grandi rispetto agli altri.

Comparando inoltre l’ultimo gigante menzionato (1 Cronache 11:23) con i precedenti, è facile notare un graduale abbassamento d’altezza – da notare: l’egiziano in questione era forse alto quanto l’Imperatore Massimino Trace (173 – 238), ovvero 2.50 metri.

Ma l’Antico Testamento non è l’unico libro a testimoniare l’esistenza dei giganti: autori come Plinio (23 – 79), Plutarco (46 – 127) ed Erodoto (484 – 425 a.C.) descrivono energumeni in bilico tra i 2 ed i 3 metri; in tutte le mitologie/racconti antichi del pianeta è possibile trovare riferimenti a uomini straordinariamente alti.

 

Ritrovamento del 1950, oggi esposto in un museo del Texas


Ulteriori e decisive conferme dell’esistenza dei giganti sono provenute, nel corso dell’ultimo secolo, da alcuni scavi archeologici.

Uno tra i primi ritrovamenti documentati e riconosciuti fu quello di Castelnau-le-Lez, in Francia, nel 1890. Pubblicati i risultati sulla rivista “La Nature“, gli scienziati riuscirono a datare le ossa all’era Neolitica (12.000 anni fa), stabilendo allo stesso tempo l’altezza dello scheletro in 3.50 metri.

Solo 4 anni più tardi, a Montpellier, furono trovati ulteriori resti la cui altezza superava i 3 metri.

Interessante notare nel periodo che spazia dal 1886 al 1909 la grande quantità d’articoli di giornale intenti a riportare notizie su ritrovamenti anomali ed ossa sproporzionate. Un trafiletto del Mansfield Daily Shield, datato 1904, riporta il ritrovamento d’uno scheletro il cui cranio “è 6 volte più grande di quello d’un caucasico“.
Tra il 1922 ed il 1929 gli scavi archeologici diretti dal
Prof. Ralph Gldiden nel suolo americano hanno portato alla luce numerosi scheletri altri più di 2.20 metri appartenenti a nativi americani, alterando di molto la concezione sui primitivi americani sino ad allora consolidata in ambiti accademici.

Verso la fine degli anni ’50 alcuni scavi condotti sulle rive dell’Eufrate portarono alla scoperta d’una vera e propria necropoli per giganti: sebbene buona parte dei resti venne trafugata – come avvenne in altre occasioni – il museo americano di fossili Mt. Blanco in Texas riuscì a conservare la riproduzione d’un femore e tutt’oggi espone ai visitatori questo particolare artefatto.

Nel corso degli ultimi decenni i ritrovamenti concreti sono stati spesso messi in ombra dai numerosi fotomontaggi presenti sul web e non, esposti dunque a ridicolizzazioni a priori senza possibilità di serio approfondimento.

Vi è inoltre la problematica della quantità: non siamo ad oggi certi riguardo il numero preciso di giganti che vagavano sulla terra e le Sacre Scritture ci suggeriscono d’immaginarci un numero relativamente esiguo. Da questo numero esiguo non ci si può di certo aspettare una grande quantità di reperti archeologici.

Se consideriamo in aggiunta la distanza temporale, le possibilità diminuiscono ancor di più.

Secondo alcune fonti indipendenti, non di rado tali resti verrebbero fatti sparire al fine di non “scalfire” la teoria dell’evoluzione: non sarebbe difatti possibile per il darwinismo spiegare un così grande numero – in relazione agli ominidi d’allora – di giganti, nemmeno ricorrendo all’anomala condizione del gigantismo.

Ad aggiungere ulteriore confusione vi sono inoltre varie correnti del complottismo americano, le quali sostengono teorie alquanto improbabili – e decisamente molto fantasiose – d’ibridazione uomini/alieni/angeli che avrebbero causato la nascita dei colossi biblici (i famosi Nefilim).

Quella dei giganti, in sostanza, non è una storia semplice e non dovremmo aspettarci una soluzione e/o svolta a breve: il passare del tempo non si è rivelato gentile con questa razza d’uomini fuori dal comune.

Un tempo famosi guerrieri temuti in tutto il mondo, scomparsi dalla storia senza lasciare molte tracce poi.

Tuttavia, considerando le descrizioni provenienti dall’Antico Testamento e da altre fonti israelite, non dovremmo più di tanto rattristarci della loro dipartita: senza dubbio non farebbe piacere a nessuno essere soggetto all’arroganza d’un titano alto quanto una quercia.


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I giganti greci e nordici

I giganti greci

Nella mitologia greca, i γίγαντες erano esseri immortali come le divinità, e come ricorda Esiodo erano i figli di Urano (Ουρανός) e Gea (Γαία) (ovvero, del cielo e della terra). Queste creature diedero vita a una guerra con gli dei dell'Olimpo, la Gigantomachia (Γιγαντομαχία), che ebbe termine grazie all'intervento di Ercole. Secondo i greci, alcuni giganti (per esempio Encelado) erano sepolti da allora nelle profondità della terra; i terremoti erano interpretati come sussulti di queste creature sepolte. Altre creature gigantesche della mitologia greca, i ciclopi (κύκλωπες) e i titani, sono però distinte dai gigantes.

I giganti nordici

Nelle mitologie germaniche – e in particolare in quella norrena, sulla quale si hanno maggiori informazioni - i giganti (jötnar in antico norvegese) sono fra le figure predominanti, a partire dalla stessa cosmogonia. I giganti infatti esistono da prima del mondo, che ebbe origine proprio dal corpo di un gigante, Ymir, spesso messo in relazione con Yama della mitologia indiana. Come in altre mitologie indoeuropee, i giganti della mitologia norrena rappresentano il caos ancestrale che minaccia in continuazione il mondo razionale e ordinato degli dèi (con i quali tuttavia sono imparentati in modi complessi). Molti dei mostri più terribili che abitano la terra sono giganti o progenie di giganti. La tradizione mitologica norrena prevede che nell'ora del Ragnarök, il "crepuscolo degli dèi" che porrà fine al mondo, i giganti attaccheranno la divina città di Ásgarðr, uscendo vittoriosi dallo scontro.


A sinistra: Il ciclope Polifemo, la cui grotta era in Sicilia, nei pressi di Aci Trezza (Ct). E Anteo, Re di Libia, gigante eliminato da Ercole (a destra).




Ritrovamenti di 4 scheletri di giganti, due measchuili e 2 feminili, nella regione di Krasnodar, nel Caucaso settentrionale, da parte di archeologi russi e datati ad oltre 4.000 anni fa.

https://www.youtube.com/watch?v=5wtwpOaG0f4





http://www.ilnavigatorecurioso.it/2015/06/01/il-segreto-dei-diciotto-scheletri-giganti-del-winsconsin/

IL SEGRETO DEI DICIOTTO SCHELETRI GIGANTI DEL WINSCONSIN

Ci sono scoperte, che per motivi non del tutto chiari, vengono archiviate nel dimenticatoio del sapere umano. Eppure, si tratta di ritrovamenti che potrebbero far luce sul passato remoto dell'umanità, ancora così avvolto nella nebbia e con non poche contraddizioni cronologiche.



Abbiamo già parlato dei giganti in diversi precedenti articoli, ma la storia che vi raccontiamo sembra aggiungere un elemento importante alla teoria di coloro che credono che, in un tempo remoto, una razza di uomini giganti abbia abitato il pianeta Terra.

È la storia dei diciotto scheletri giganti del Winsconsin.

Si tratta di una storia curiosa avvenuta circa un secolo fa, una vicenda che da una parte confermerebbe l’esistenza dei giganti e che, dall’altra, corroderebbe la sensazione di molti, secondo la quale esisterebbe un’archeologia proibita nella quale archiviare scoperte scomode che potrebbero svelare all’umanità la vera storia della sua evoluzione.

Nel maggio del 1912, un team di archeologi del Beloit College, in uno scavo realizzato presso il lago Delavan, nel Winsconsin, portò alla luce oltre duecento tumuli con effigie che furono considerate come esempio classico della cultura Woodland, una cultura preistorica americana che si crede risalga al primo millennio a.C.

Ma ciò che stupì i ricercatori fu il ritrovamento di diciotto scheletri dalle dimensioni enormi e con i crani allungati, scoperta che non si adattava affatto alle nozioni classiche contenute nei libri di testo. Gli scheletri erano veramente enormi e, benché avessero fattezze umane, non potevano appartenere a esseri umani normali.

La notizia ebbe una grande eco e fece molto scalpore, tanto che il New York Times riportò la notizia tra le sue pagine. Forse, a quei tempi, c’era più libertà e meno paura rispetto alle scoperte che potevano cambiare le consolidate credenze scientifiche fondate solo su teorie.

Così scrive l’articolista del New York Times nell’articolo pubblicato il 4 maggio 1912 [Vedi articolo originale]:

La scoperta di alcuni scheletri umani durante lo scavo di una collina presso il Lago Delevan indica che una razza finora sconosciuta di uomini una volta abitava il Wisconsin Meridionale. […]. Le teste, presumibilmente di uomini di sesso maschile, sono molto più grandi di quelle degli americani di oggi.

Il cranio sembra tendere all’indietro immediatamente sopra le orbite degli occhi e le ossa nasali sporgono molto al di sopra degli zigomi. Le mascelle risultano essere lunghe e appuntite […].


La descrizione dei crani fornita dal New York Times, ricorda molto la forma di quelli appartenenti agli scheletri scoperti recentemente in un’antica sepoltura in Messico [Sepoltura aliena di massa?], con la differenza che qui abbiamo a che fare con individui alti più di tre metri. Chi erano costoro, e perché non vi è traccia nella cronologia ufficiale che ci hanno insegnato a scuola?

Si tratta di umani giganti vissuti sul nostro pianeta, e comunque appartenenti alla razza umana? Potrebbe trattarsi di un antico insediamento di Antichi Umani, sopravvissuti alla tragedia di Atlantide?

Oppure, si tratta di esseri provenienti da altri mondi, scoperta che corroderebbe la Teoria degli Antichi Astronauti? Difficile a dirsi.

 

150 anni di scoperte

Per quanto incredibile, gli scheletri dei giganti del Lago Delevan non furono una novità nel panorama archeologico americano. Scavando nei trafiletti dei giornali locali, risulta che il ritrovamento del Winsconsin è solo una delle decine e decine di scoperte simili riportate dai giornali locali. La prima notizia di archivio risale addirittura al 1856, riportata in un articolo datato 21 novembre dello stesso New York Times [Vedi articolo originale]:

Un paio di giorni fa, alcuni operai hanno scoperto nel sottosuolo della vigna dello sceriffo Wickan, a East Wheeling, Ohio, uno scheletro umano. Alquanto rovinato, è stato difficile identificarlo dalla posizione delle ossa, che sembrano non avere la lunghezza del normale corpo umano nella sua posizione originale. Ciò che ha impressionato lo sceriffo e il lavoratori sono state le dimensioni dello scheletro, pari a circa undici feet (tre metri e trenta)! La sua mascella e i denti sono grandi quasi quanto quelle di un cavallo.

12 anni dopo, nel 1868, nel giorno di Natale, è sempre il NYT a dare un’altra notizia di giganti [Vedi articolo originale]. Alcuni operai della compagnia Sank Rapid Water Power erano impegnati negli scavi per la costruzione di una diga per la creazione di energia idroelettrica lungo il fiume Mississippi. Durante i lavori, gli operai hanno rinvenuto i resti uno scheletro umano di dimensioni gigantesche incastonati nella roccia di granito:

La tomba era lunga circa sei metri, larga un metro e venti e profonda quasi un metro. I resti del gigantesco uomo sono completamente pietrificati. La testa enorme misura una circonferenza di 78 centimetri, ma con una fronte molto bassa e molto inclinata all’indietro. La statura complessiva del misterioso individuo è pari a circa tre metri e quaranta centimetri”.


 

L’8 settembre del 1871, il NYT riporta la notizia di altri scheletri giganti rinvenuti durante dei lavori di scavo a Petersburg, in Virginia [Vedi articolo originale]:

Gli operai impegnati nei lavori della ferrovia, si sono imbattuti in una sepoltura contenente gli scheletri di quelli che si pensano essere nativi americani di un’epoca remota e di una perduta e dimenticata razza umana. I corpi esaminati presentano una formazione molto strana e impressionante. […]. Il femore è molto più lungo di quello degli individui umani normali, tanto da far ipotizzare una statura di quasi tre metri”.

 

Il 10 agosto 1880, il NYT ribatte un articolo riportato dall’Harrisburg Telegraph, nel quale si riporta lo stralcio di un verbale redatto il 24 maggio 1798 dal giudice Atlee a seguito di una strana scoperta [Vedi articolo originale]:

In compagnia del procuratore capo McKean, del giudice Bryan, del sig. Burd e di altre rispettabili signori, ci siamo recati nella proprietà del sig. Neese, dove ci è stato mostrato il luogo nei pressi della sua abitazione dove diversi anni fa furono rinvenuti due scheletri umani. Gli scheletri misurano circa tre metri e trenta”.

 

Il 25 maggio 1882, il NYT riporta la notizia di un ritrovamento presso St. Paul, nel Minnesota [Vedi articolo originale]:

Uno scheletro di dimensioni eroiche e dalla singolare forma è stato scoperto durante i lavori di scavo di una collina presso la Red River Valley. [….]. Lo scheletro in questione era in perfetto stato di conservazione. L’uomo è stato identificato come “gigante”. Un’investigazione dello scavo e del suo contenuto è stato avviato dalla Historical Society”.