Teologia
della
Restaurazione
(Parte prima)
di Nicola Cavedini
Parte Prima
I. 3. La storia del mondo secondo S. Agostino
I. 5. Gioacchino da Fiore e gli Spirituali
I. 6. La reazione di San Bonaventura
I. 12. San Francesco di paola e un Ordine misterioso
Parte seconda
II. 1. Il Venerabile Bartholomäus Holzhauser (1613-1658)
II. 3. Le sette epoche della
Chiesa secondo il Ven. Holzhauser
II. 8.
Il Santo Pontefice e lo stato sacerdotale nella 6a epoca
II. 10. La devozione al Sacro Cuore di gesù e
II. 11. San Giovanni Bosco e l’Imperatore
d’Austria (1873)
II. 13. Le grandi apparizioni mariane del XIX secolo
II. 14. S. Caterina Labouré e
II. 15.
II. 16. Le 18 apparizioni di Lourdes
(1858)
II. 17. Fatima 1917
II. 18.
II. 19. Il Terzo Segreto finalmente
rivelato (26 giugno 2000)
II. 20. Un commento al commento
II. 21. Un’interpretazione
II.
22. Pio XI e
II. 23.
II. 24. Conclusione
La condizione attuale
d’apostasia della società e la
gravissima crisi che attraversa
Gli spiriti che non abbiano perduto
lucidità, chiarezza di dottrina e il coraggio di guardare brutalmente in faccia
alla realtà delle cose, possono forse lecitamente interrogarsi sull’attuale
triste presente e tentare di giudicarlo e comprenderlo, seppure in via
puramente congetturale, alla luce della teologia della storia.
Un concetto assai diffuso negli
ambienti cattolici legati alla perenne Tradizione della Chiesa è quello di Restaurazione.
Esso indica in generale l’idea di un rifiorire
della Chiesa e della civiltà cattoliche travagliate dalla Rivoluzione
mondiale scristianizzante. Tuttavia non è forse inutile esercizio quello di
investigare maggiormente se quest’idea abbia o meno un fondamento teologico,
per evitare il pericolo, in questi tempi caotici ed irrazionali di fine millennio,
di cadere in qualche concezione della storia non ortodossa, in un millenarismo più
o meno mitigato, in qualche falsa certezza pseudo-soprannaturale, cui si
accompagna sempre inevitabilmente la cupa desolazione del disinganno.
La storia e la vicenda
dell’umanità e della Chiesa si svolgono nel tempo. Non può quindi stupire che
Dio abbia rivelato gli eventi cardini della storia universale, che segnano l’inizio, la pienezza[i]
e la fine dei tempi.
All’inizio dei secoli troviamo, infatti,
Nella pienezza dei tempi si colloca invece la Redenzione dell’umanità
peccatrice con l’Incarnazione della Seconda Persona della SS. Trinità nel seno
della Vergine Maria, la Sua Passione, Morte e Risurrezione e la divina Istituzione
della Chiesa Cattolica, con il mandato d’insegnare a tutti gli uomini le Verità
rivelate da Dio fino alla consumazione dei secoli.
Alla fine dei tempi invece vi sarà il Giudizio e la consummatio saeculi, la cessazione del mondo e del tempo. Questo
evento ultimo della storia sarà preceduto da alcuni accadimenti che ne
indicheranno la stringente prossimità e che sono stati preannunciati nella
Scrittura.
Essi sono, così come li elenca, tra
gli altri, S. Alfonso Maria de’ Liguori nelle Dissertazioni teologiche-morali appartenenti alla vita eterna: 1.
L’universale predicazione del Vangelo. 2. L’universale apostasia. 3. “La distruzione totale dell’imperio e nome
romano” cioè della Chiesa cattolica e del regno sociale di Gesù Cristo. 4.
La venuta ed il regno dell’Anticristo. 5. La venuta di Enoc ed Elia, con la
conversione finale degli ebrei[ii].
A ciò si aggiunga tutta una serie di eventi naturali catastrofici, così
descritti da S. Matteo e S. Luca nei loro Vangeli, da sempre interpretati come
alludenti alla fine del mondo:
“Or subito dopo la tribolazione [il regno dell’Anticristo] di quei giorni, il sole si oscurerà, la
luna non darà più la sua luce, e le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei
cieli si commoveranno (S. matteo,
XXIV, 29);
“E vi saran dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle e sulla terra
costernazione tra i popoli, smarriti per il rimbombo del mare e dei flutti; gli
uomini verranno meno dallo spavento nell’aspettazione delle cose che staranno
per accadere al mondo, perché le potenze dei cieli saranno sconquassate.”
(S. Luca, XXI, 25-26)[iii].
S. Agostino, il più
importante teologo dell’antichità cristiana, raccogliendo una tradizione
esegetica già prestigiosa ai suoi tempi, investigò la storia della Redenzione,
applicando il modello archetipo di suddivisione
temporale che rinvenne nel dato rivelato.
Nel libro della Genesi, infatti, l’autore
ispirato narra la creazione del
mondo, suddividendo l’azione di Dio in sette
giorni, o meglio, in sei giorni di attività e uno, l’ultimo, di riposo.
S.
Agostino, innestandosi sull’esegesi precedente e canonizzandola con l’immensa
sua autorità, interpretò a sua volta la vicenda della Redenzione, proprio alla
luce di quella settemplice periodizzazione. Tale utilizzo, infatti, aveva un
fine innanzi tutto ermeneutico, serviva cioè a cogliere meglio e con sempre
maggior profondità, lo svolgersi coerente ma vario degli eventi della storia
salvifica tramandati dai due Testamenti, come intervento straordinario di Dio a
beneficio dell’umanità peccatrice.
Secondo il sommo teologo, infatti,
come dimostrerà ad abundantiam in De Civitate Dei, tutta la storia
dell’umanità, anche quando il Creatore si serve delle cause seconde, ossia
della libera cooperazione dell’uomo, è opera sua,
è cioè storia sacra guidata dalla Provvidenza. questa nota deve brillare, quindi, a maggior ragione in
quella particolare vicenda della storia, la Redenzione, in cui Dio, pur
servendosi delle cause seconde, è intervenuto in modo straordinario e con un
fine eminentemente soprannaturale.
Il santo d’Ippona sviluppò la sua
concezione della storia sacra, come sistema interpretativo fondato sul
parallelismo analogico tra giorni della
creazione, epoche della storia
salvifica ed età dell’uomo
(infanzia, adolescenza ecc.) soprattutto nell’opera giovanile De Genesi contra Manichaeos[iv],
ma se ne trovano importanti accenni anche nel suo testo più famoso, il De Civitate Dei[v].
Enunciando il suo sistema, il santo
scrive: “Percorrendo tutto il testo delle
Sacre Scritture io vi scorgo in certo qual modo sei età destinate alle opere, età distinte tra loro, per così dire,
da limiti determinati, di modo che nella settima si spera il riposo. Io vedo
inoltre che queste medesime sei età assomigliano a questi sei giorni in cui furono compiute le opere che la Scrittura ricorda
essere state fatte da Dio.”[vi]
ciascun’epoca
della Redenzione è paragonabile, quindi, ad una delle età dell’uomo, essendo la
storia del mondo nient’altro che la vicenda del genere umano.
Secondo S. Agostino, inoltre, la
Storia universale, come storia dell’intervento di Dio nel tempo, può essere
suddivisa analogicamente alle fasi del Suo intervento diretto al momento della creazione,
in sei giorni-epoche.
Così la prima epoca è quella della nascita dell’umanità, cioè della sua infanzia, che da Adamo giunge a Noè, ed
è paragonata al primo giorno della Creazione, poiché allora l’uomo cominciò ad
essere illuminato dalla fede (protoevangelo), come nel primo giorno Dio creò la
luce. Alla sera di questo primo giorno-epoca si ebbe il Diluvio[vii].
La seconda, che si apre con Noè, giunge ad Abramo, ed è la fanciullezza del mondo. A ragione viene
paragonata al secondo giorno della Creazione “in cui fu creato il firmamento in mezzo alle acque superiori e a quelle
inferiori, poiché l’arca in cui era Noè con i suoi familiari, era come il
firmamento tra le acque sottostanti sulle quali stava a galla e quelle
sovrastanti dalle quali veniva bagnata.”[viii]
La sera di quest’epoca è la confusione delle lingue, in punizione della torre
di Babele.
la
terza epoca si apre con Abramo e
arriva al Re Davide. È l’età dell’adolescenza, e si paragona al terzo
giorno della Creazione, poiché, come allora Dio separò la terra dalle acque,
così in quest’età del mondo il popolo eletto, generato da Abramo, fu separato
dalle ‘acque’ del paganesimo. La sera di questo giorno-epoca sono i peccati del
popolo eletto fino alla perversione di Saul[ix].
La quarta, invece, che inizia con lo splendore del regno davidico (la giovinezza) paragonata al quarto giorno
della Creazione, in cui Dio creò il sole (il regno di Davide), la luna (il
popolo ubbidiente) e le stelle del firmamento (i maggiorenti del regno), si
chiude con i peccati dei re e la deportazione del popolo eletto a Babilonia.[x]
la
quinta epoca, che dalla schiavitù
babilonese giunge a Cristo, è l’età della gravitas,
ossia la maturità. Corrisponde al quinto giorno della Creazione, in cui furono
creati i pesci e gli uccelli, poiché gli israeliti cominciarono a vivere tra i
pagani come in un mare e avevano una sede insicura e instabile come gli uccelli
dell’aria. La sera di quest’età vide l’accecamento degli ebrei, che rifiutarono
di riconoscere Gesù Cristo.[xi]
Nella sesta età, che va da Cristo al regno dell’Anticristo e alla fine
del mondo con il Giudizio finale (quella della senectus-vecchiaia) opera la Chiesa. Nel sesto giorno Dio crea gli
animali della terra, simbolo dei popoli che avrebbero creduto al Vangelo, e, a
compimento della sua opera, plasma l’uomo e la donna, sottomettendo loro ogni
essere vivente. Così nella sesta epoca è nato Gesù Cristo, il novello Adamo, e
la Chiesa, sorta dal costato trafitto del Redentore. Il sesto giorno-epoca si
chiude con il regno dell’Anticristo e la cessazione del tempo. allora inizierà
il settimo giorno, cioè il giorno
del riposo sabbatico dell’eternità: “Allora
con Cristo riposeranno da tutte le opere coloro ai quali è stato detto: Siate
perfetti come il Padre vostro celeste […] ebbene, dopo tali opere deve sperarsi
il riposo del settimo giorno, il quale non ha sera.”[xii]
I. 3. La storia del mondo secondo S.
Agostino
|
Età del mondo |
Età dell’uomo |
Punizione |
Giorni della Creazione |
|
1a Età: da Adamo al Diluvio |
Infanzia |
Diluvio |
1° giorno: Fiat lux |
|
2a Età: da Noè ad Abramo |
Fanciullezza |
Torre di Babele Confusione
delle lingue |
2° giorno: Firmamento |
|
3a Età: da Abramo a Re Davide |
Adolescenza |
Peccati degli Ebrei e perversione di Saul |
3° giorno: Separazione della terra dalle
acque |
|
4a Età: da Davide alla caduta di
Gerusalemme |
Giovinezza |
Distruzione di Gerusalemme (486 a.C.) |
4° giorno: Sole, luna e stelle |
|
5a Età: dalla Restaurazione del
Tempio a Cristo |
Maturità |
Rifiuto del Messia da parte degli Ebrei |
5° giorno: creazione dei pesci e uccelli |
|
6a Età: da Cristo al regno
dell’Anticristo |
Vecchia |
Fine del mondo |
6° giorno: creazione degli animali della
terra |
|
7a Età: Eternità del Paradiso |
Vita eterna |
Inferno eterno per i dannati |
7° giorno: Riposo di Dio |
S. Agostino, con il
continuo raffronto tra le sei epoche storiche individuate e il modello dei Sei
giorni della Creazione, approfondisce, in una prospettiva eminentemente
cristocentrica, il significato mistico-allegorico della storia sacra.
Ogni epoca della storia parla di
Cristo almeno in via figurata e converge su Cristo. Così, per esempio, alla
separazione della luce dalle tenebre nel primo giorno della Creazione,
corrisponde il primo annuncio del Redentore ai Progenitori. Nel sesto giorno,
la creazione dell’uomo, è figura dell’Incarnazione nella sesta epoca, mentre la
creazione della Donna dalla costola d’Adamo preannuncia la nascita della
Chiesa.
S. Agostino, inoltre, caratterizza
ogni epoca con una personalità eccezionale,
che, nelle cinque età anticotestamentarie, annuncia nelle opere il modello
futuro, Gesù Cristo. Ecco allora Adamo, Noè, Abramo, Mosé, Davide, Zorobabele
fino a Cristo. Ogni epoca si chiude con un evento drammatico: la prima con il
Diluvio, la seconda con la torre di Babele, la terza con la caduta di Saul, la
quarta con la deportazione in Babilonia, la quinta con l’accecamento degli
ebrei. la sesta, quella della
Chiesa, terminerà con il Regno dell’Anticristo, cui subito seguirà la seconda
venuta di Gesù (Parusia) per il Giudizio. Ogni epoca quindi s’incentra su una
figura che ne è per così dire all’origine e che, eccettuata la sesta, è figura
o tipo cristologico. Gli eventi luttuosi e catastrofici, invece, che segnano il
chiudersi di ciascun giorno-epoca, sono tutte prefigurazioni del nemico terreno
ed umano per eccellenza del Redentore Gesù e della Sua Chiesa, il falso Messia
e falso Cristo che negli ultimi tempi, sebbene per poco, dominerà sull’intera
umanità: l’Anticristo.
La
sesta epoca è propriamente quella che riguarda la vicenda terrena della Chiesa
militante e che durerà, come la Chiesa, fino alla consummatio finale. è
la vecchiaia del senescens saeculum,
del mondo che invecchia. dopo la
venuta di Cristo, nella pienezza dei tempi, infatti, la storia sacra è entrata
negli ultimi tempi. Non si attende più alcun’altra rivelazione pubblica. La
Chiesa, istituita da Cristo e guidata dallo Spirito santo, deve operare in attesa della fine.
Il
santo d’Ippona ha quindi modellato e perfezionato quelle categorie-chiave che
diverranno patrimonio comune della cultura teologica occidentale. Queste idee
si possono riassumere: nella liceità di un’esegesi simbolica della Scrittura
come storia sacra della Chiesa militante, con l’utilizzo di categorie d’ordine
rivelato (come la divisione in sette
giorni dell’azione creatrice di Dio e la trinità delle persone divine).
S.
Agostino lascia, infatti, ai suoi discepoli numerosi esempi anche di
quest’utilizzo ermeneutico. Così, ricercando l’impronta del dogma trinitario
nella costituzione dell’essere umano, stabilisce la tripartizione dell’anima immortale
in memoria, intelletto e volontà[xiii]. A maggior ragione l’archetipo trinitario
andava ricercato anche nello svolgersi delle età della storia, come opera di
Dio. Dall’impiego esegetico di questo modello, che S. paolo aveva indicato nella sua tripartizione della storia
salvifica nelle epoche della legge di natura, mosaica, e di grazia, combinato
col settenario, deriverà alla teologia della storia la celebre partizione della
vicenda umana in tre epoche o età o Regni: quello del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo.
d’ascendenza agostiniana è inoltre
l’idea che ciascun’epoca debba essere aperta e caratterizzata da una personalità
eccezionale cristologica (il Magnus Dux
della tradizione profetica medioevale) e che la fine del giorno-epoca coincida
con un evento catastrofico. S. Agostino lasciò questo sistema di teologia della
storia in abbozzo. Egli non volle affrontare il tema della sesta epoca, quella
non ancora conclusa, della Chiesa militante, forse spaventato, come è stato
autorevolmente sostenuto, dalle ardite elaborazioni del suo contemporaneo donatista
Ticonio, che, commentando l’Apocalisse,
aveva per primo applicato alla storia della Chiesa, cioè alla sesta epoca
agostiniana, la suddivisione settenaria della Genesi, confortato dalla
ricorrenza di quel numero-simbolo nel testo di S. Giovanni, ed era giunto
addirittura a fissare la data, poi rivelatasi infondata, della fine del mondo.[xiv]
Il sistema di Ticonio, però, ricondotto in una cornice ortodossa, influenzerà
profondamente l’esegesi medioevale, soprattutto nell’approccio interpretativo
all’Apocalisse, inteso come
narrazione simbolica della storia della Chiesa[xv].
In
conformità al modello agostiniano ogni epoca della storia ecclesiastica è caratterizzata
da figure eccezionali che riflettono nel triplice ordine della società
cristiana il loro esemplare cristologico. Saranno quindi monarchi potenti come Costantino, appartenenti all’ordine laicale, grandi Papi,
come S. Silvestro, S. Leone magno
ecc., quali massimi rappresentanti del clero
secolare, ed infine soprattutto fondatori
di ordini religiosi, come S. Benedetto, che incarnano al più alto grado il
modello medioevale della vita monastica[xviii].
I. 5. Gioacchino da Fiore e
gli Spirituali
Gli scritti dell’abate
calabrese Gioacchino da Fiore[xix]
(1130 ca.-1202) avrebbero probabilmente avuto un’eco molto limitata se non
fossero divenuti, una quarantina d’anni dopo la sua morte, l’arma polemica
della corrente francescana degli spirituali[xx].
Subito
dopo la scomparsa di San Francesco d’Assisi, infatti, si scatenò all’interno
dell’ordine un durissimo scontro
sul modo d’intendere il voto di povertà cui si obbligava ogni frate. Vi erano
alcuni, come gli Spirituali appunto, secondo i quali per esso intendevano
interdetta ai membri ogni forma di studio, ogni carriera ecclesiastica,
giungendo financo a mettere in discussione la struttura stessa della Chiesa,
giudicata troppo mondana, e quindi lontana dall’ideale evangelico di povertà
che era stato incarnato dal poverello d’Assisi :
“Elemento fondamentale [per gli
Spirituali] è osservare rigidamente la
povertà e la Regola francescana secondo l’esempio personale di S. Francesco,
respingere le interpretazioni pontificie che ne adattavano l’applicazione
all’evoluzione dell’Ordine, e seguire il cosiddetto ‘uso povero’ anche nelle
cose permesse. Non meno marcate sono tuttavia le idee contro la scienza, specie
profana, e la tendenza alla vita eremitica; caratteristico l’attaccamento al testamento
di S. Francesco che già Gregorio IX aveva dichiarato non obbligante, ed il fanatico fervore per le idee gioachimitiche.”[xxi]
Alle asprezze degli Spirituali si opposero i Conventuali, che, invece, interpretavano
il modello francescano di povertà in un’accezione che, senza snervare la natura
del nuovo Ordine mendicante, potesse consentire ai suoi membri l’accesso alla
carriera ecclesiastica, la possibilità di erudirsi nelle scienze ecc., con un
relativo adattamento della regola del fondatore alla nuova condizione in cui
l’Ordine, asceso in pochissimi anni a varie migliaia di membri, si venne a trovare.
Gli spirituali allora videro nella teologia
della storia di Gioacchino da Fiora, un sistema dottrinale assai adatto per
sostenere e difendere la loro tesi. Il sistema di Gioacchino infatti si
differenzia in alcuni punti importanti dal metodo interpretativo ormai
collaudato dell’esegesi medioevale. Egli ne impiega quasi tutte le categorie,
ma sembra piegarle ad una concezione della storia sacra affatto personale. i due concetti più pericolosi ed ambigui,
sviluppati da commentatori francescani come Gerardo da Borgo San Donnino[xxii],
appaiono quelli, l’un all’altro strettamente collegati, inerenti al terzo
Regno dello Spirito Santo e al Vangelo
eterno.
L’abate
calabrese modificò innanzi tutto il concetto del terzo Regno dello Spirito santo, che nella tradizionale visione
simbolico-interpretativa della storia ecclesiastica coincideva con la vicenda
terrena della Chiesa militante, dalla Pentecoste fino alla fine del mondo.
Secondo Gioacchino, invece, il Terzo regno
non coincide più con la storia della Chiesa nel suo complesso, dall’istituzione
al compimento della sua missione. Egli introduce l’idea che esso prenda avvio
in un dato momento della storia della Chiesa, giungendo addirittura a fissarne
la data d’inizio nel 1260, quando il corpo
mistico avrà raggiunto un grado così elevato di spiritualità da riuscire a
penetrare il messaggio evangelico, oltre la sua nuda lettera, con un’intelligenza spirituale, che permetterà
di cogliere allora il Vangelo eterno
(espressione questa non inventata da Gioacchino, ma estrapolata dall’Apocalisse, XIV, 6) cioè la sua essenza
spirituale, che i secoli precedenti più rozzi e carnali nello sviluppo del
Corpo mistico, non erano stati in grado di apprendere. gioacchino, in parte richiamantesi alla tradizione
precedente, vedeva nel sorgere di un nuovo Ordine
religioso l’avvento di questo stadio ulteriore e compiuto della
spiritualità cristiana.
Gli
Spirituali credettero di ravvisare nella figura di San Francesco e nel suo
Ordine l’avveramento della profezia giochimitica. San Francesco, con la sua
radicale interpretazione della povertà, aveva svelato il vero senso del
messaggio evangelico, aveva mostrato alla nuova Chiesa della terza età il suo
profondo senso spirituale. Non era forse una nuova Rivelazione, e tuttavia
l’enfasi con cui gli spirituali
difendevano la loro concezione della povertà e della nuova Chiesa ‘pneumatica’
che in essa si era rivelata, facevano comprendere alle intelligenze più
avvertite quanto fosse pericolosa la china su cui si erano spinti.
“Il significato dell’evangelium aeternum è
dunque questo: i campioni spirituali della perfezione evangelica tra i Minoriti
considerano già in atto la nuova epoca di una superiore Rivelazione, di una
amplior gratia e di una spiritualità che
va diffusa universalmente, perché l’intelligenza spirituale della Scrittura, la
rivelazione dei suoi misteri è già diventata realtà nell’epoca fissata da Dio,
nel predestinato esegeta Gioacchino, ma specialmente nel messaggio apocalittico
del maestro di vita Francesco. Un nuovo superiore messaggio del Regno è giunto.”[xxiii]
I. 6. La reazione di San Bonaventura
Occorreva, tuttavia, una chiarificazione
riguardo alla dottrina giochimitica nel suo complesso, per sgombrare il campo,
da un lato, dagli errori che essa presentava, per salvare, però, dall’altro,
quella tradizione esegetico-profetica, che, a causa degli eccessi di Gioacchino
e dei suoi epigoni francescani, rischiava d’essere coinvolta ingiustamente nella
condanna dell’abate calabrese.
A
questo scopo il Dottore Serafico tenne presso l’Università di Parigi, tra il 9
aprile e il 28 maggio 1273, una serie di lezioni, che trascritte dai suoi
uditori, rappresentano forse il capolavoro dell’illustre santo: le Collationes
in Hexaëmeron sive Illuminationes Ecclesiae[xxv].
Il titolo si potrebbe
tradurre Conferenze sui Sei giorni della
Creazione ossia i gradi sempre crescenti con cui s’illumina il mistero della
Chiesa. il riferimento,
ancora una volta, è al valore simbolico archetipo dell’opera di Dio all’origine
del mondo. Ogni giorno, ossia ogni intervento del Creatore, costituisce per il
santo lo spunto per l’orditura di un complesso ma coerente organigramma
dottrinale, ove teologia, filosofia, esegesi e teologia della storia
s’intrecciano.
È
soprattutto a partire dalla XIII conferenza che il Dottore Serafico, commentando
le opere di Dio nel terzo giorno, appunta l’attenzione sulla Sacra Scrittura, come strumento
privilegiato per salire a Dio.
Nella
Scrittura si possono cogliere tre aspetti: le intelligenze spirituali, le
figure sacramentali e le teorie. Questa collazione è, in particolare, dedicata
ad esporre il sistema dei vari sensi dei testi sacri. le intelligenze, ossia i sensi, sono quattro: letterale,
allegorico, morale e anagogico.
San
Bonaventura li vede raffigurati nella celebre visione di Ezechiele (I, 5) dei
quattro animali (uomo, leone, bue e aquila) ciascuno di essi con quattro facce.
Così
l’intelligenza letterale (uomo)
della Scrittura, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, presenta quattro
aspetti: è o legale, perché
prescrive comandi, o storica, quando
narra fatti esemplari passati, o sapienziale,
se contiene insegnamenti, o profetica,
quando rivela il futuro[xxvi].
La
seconda intelligenza è quella allegorica
(leone), che riguarda ciò che è da credere, in particolare in riferimento a Cristo, Verbo Incarnato; a maria
SS., “poiché nella Scrittura si
dicono di Lei cose stupende, e questo perché in tutte le Scritture è posta in relazione
al Figlio”; [xxvii]
alla Chiesa militante, “la madre Chiesa che nella
Scrittura riceve lodi meravigliose”[xxviii];
infine alla Sacra Scrittura stessa[xxix].
Poiché
la Scrittura parla principalmente del Messia, vi sono delle figure sacramentali che lo indicano e a
lui si riferiscono, e sono i 12 misteri
principali di Cristo. Questi misteri sono indicati allegoricamente nelle
dodici pietre che ornavano la veste del Sommo Pontefice (Esodo, XXVIII, 6-12).
Queste dodici pietre sono collocate in quattro ordini di tre ciascuno. A questi
quattro ordini corrispondono quattro
epoche.
Il primo tempo è quello avanti la legge mosaica, in cui vi sono tre misteri:
creazione delle cose, purificazione dei misfatti (il diluvio), vocazione dei patriarchi.[xxx]
Il secondo tempo è quello della Legge scritta; anch’esso presenta tre
misteri (la consegna della Legge, l’umiliazione dei nemici e la promozione dei
Giudici)[xxxi].
Il tempo terzo è quello della Profezia, con i tre misteri,
dell’unzione dei Re (Davide, Salomone, Ezechia e iosia, come figure cristologiche eminenti); della rivelazione
dei Profeti; della restaurazione del Tempio[xxxii].
L’ultima epoca, la quarta, è
quella di grazia, in cui
s’individuano tre misteri, quello di Gesù Redentore
degli uomini, per cui Cristo è rappresentato come uomo mansueto in Matteo,
leone trionfante nel Vangelo di San Marco, vitello sacrificato in San Luca, e aquila
che vola in San Giovanni; quello come diffusore
della grazia, abbondante su tutti gli Apostoli, pio in San Paolo, “nel quale si concludono gli Atti degli
Apostoli […] ne ciò deve stupire
perché egli fu Beniamino [l’ultimo dei figli di Giacobbe e capostipite
dell’omonima tribù cui appartenne S. Paolo] e
lupo rapace, ultimo degli Apostoli, nel quale è significato l’ordine futuro.”[xxxiii]
Inoltre Cristo fu prudente diffusore di grazie (nei libri canonici) e sapiente
(nelle lettere di San Paolo). il
terzo ed ultimo mistero di questo quarto tempo infine, è quello dell’apertura della Scrittura (Apocalisse=rivelazione)[xxxiv].
I. 8. Schemi interpretativi e
restaurazione in San Bonaventura
Commentando il passo
della Genesi, riferito alle opere del terzo Giorno, che dice: “La terra produca erbe che producano seme ciascuna secondo la sua specie”
(II, 9), San Bonaventura passa a trattare delle ‘teorie’ ed afferma che “nell’immagine dei semi si mostra che essi
hanno una certa infinità di teorie
celesti. […] le teorie sono quasi infinite, poiché
come il riflesso di un raggio e di un’immagine da uno specchio si attua in modi
quasi infiniti, così dallo specchio della Scrittura. […] questa
considerazione delle teorie avviene tra i due specchi dei due Cherubini, cioè
dei due Testamenti che si rispecchiano a vicenda […] Inoltre questa germinazione dei semi fa comprendere diverse teorie
secondo le diverse connessioni dei tempi. E chi ignora i tempi non può
conoscere queste teorie, infatti non può conoscere le cose future chi ignora
quelle passate. Se non conosco di che albero è un seme, non posso conoscere che
albero dovrà poi essere. Perciò la conoscenza delle cose future dipenderà dalla
conoscenza delle cose passate. Mosè, infatti, profetando sulle cose future [
Le teorie, quindi, il terzo elemento con cui
la Scrittura ci erudisce per la vita eterna, indicano i sistemi d’interpretazione
storico-profetica, che, basandosi sugli elementi fissi delle figure
sacramentali e della multiformità semantica del testo sacro (i 4 sensi), permettono
di enucleare dalla ricchezza scritturale indicazioni anche per il futuro della
Chiesa militante, purché si abbia sempre l’accortezza di tendere al fine
soprannaturale, senza di cui la lettura esegetica del testo ispirato scade a
pura esercitazione profana.
Il
Dottore serafico nelle pagine
seguenti, riassumendo la tradizione precedente, indica alcuni di questi sistemi
di teologia della storia. ed innanzitutto
il più importante: “è da notare inoltre che, come Dio creò
il mondo in sei giorni e nel settimo si riposò, così anche il Corpo mistico di
Cristo possiede sei età e la settima che
corre con la sesta e l’ottava. Queste sono le ragioni seminali per conoscere
le scritture.”[xxxvi]
Segue
poi il riassunto dello schema agostiniano delle sei età, con la sesta che, come
in S. Agostino, va da Cristo fino alla fine del mondo, ma “la settima età corre con la sesta, cioè essa è la pace delle anime dopo la passione di Cristo. Ad essa segue
l’ottava età, cioè quella della Resurrezione […]. Questi sono i semi gettati per l’intelligenza della Scrittura […] e in questo modo il tempo si divide in sette
età.”[xxxvii]
Si
sarà notato che San Bonaventura, pur rimanendo fedele allo schema agostiniano,
l’ha arricchito con l’introduzione della settima età, che corre con la sesta,
ossia che appartiene alla storia del mondo prima della fine, età della pace delle anime, dopo la Passione del
Corpo mistico, e prima dell’ottava età della Resurrezione, cioè
dell’estremo Giudizio. in queste
poche e misteriose parole, si fa il primo cenno al tema più oltre sviluppato,
di un’epoca di quiete, pace e riposo della Chiesa militante su questa terra
(Corpo mistico di Cristo), a figura del settimo giorno della Creazione.
Vi
sono tuttavia altre ragioni seminali, cioè altri sistemi
storico-interpretativi, chi ignora i quali “non
può giungere al mistero delle Scritture”[xxxviii].
Il
tempo può infatti essere diviso in cinque
parti, in base alle cinque chiamate di Cristo, come vide San Gregorio Magno[xxxix],
commentando la parabola dei vigniaiuoli (S. Matteo, XX, 1-16): “Il regno dei cieli è simile ad un padrone di
casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna”
(v. 1). Ci sono quindi 5 chiamate, all’alba, all’ora terza, alla sesta, alla
nona e all’undicesima: La prima età fu quella della creazione di Adamo; la
seconda sotto Noè; la terza con Abramo; la quarta al tempo di Mosé; “la quinta avviene sotto Cristo e per Cristo,
mediante la penitenza a cui chiamò tutti e li invitò anche alle nozze”.[xl]
La
terza teoria è quella delle tre leggi,
quella di natura fino a Mosé, quella
scritta, da Mosè a Cristo, e quella
di grazia da Cristo alla fine del mondo[xli].
Ogni
persona trinitaria ha inoltre un numero speciale che le corrisponde, così il
sette è proprio dello Spirito santo,
per i suoi doni; il cinque, al Verbo fatto uomo, per i cinque sensi intesi in
modo spirituale; il tre infine al Padre che genera, non nasce, e da cui spira
lo Spirito Santo[xlii].
Fondamentale è ancora il rapporto tra i due Testamenti, poiché l’uno deriva
dall’altro, “come l’albero deriva
dall’albero e il seme dal seme e la lettera dalla lettera, così il Testamento
dal Testamento.”[xliii]
Vi sono quindi sei modi per il confronto tra i due Testamenti, da cui possono
originarsi i vari sistemi della teologia della storia.
Il
primo modo si fonda sul numero uno, per cui ciascun Testamento va considerato
in rapporto all’altro nella sua unitarietà. E “questi due tempi si distinguono
come la notte dal giorno. […] nella
notte quella Legge fu come la luna, i Padri […] furono come le stelle. Ma quando venne il sole [Gesù Cristo] allora vi fu il pieno giorno.”[xliv]
In
ragione della dualità inoltre i Testamenti hanno due tempi ciascuno. Così il Vecchio
presenta un tempo prima della Legge mosaica e uno sotto di essa. Mentre il
Nuovo del pari ha un doppio tempo: il tempo della chiamata dei Gentili e, alla
fine del mondo, quello della chiamata dei Giudei, che non si è ancora avverato.[xlv]
In
rapporto al numero tre si distinguono tre tempi nell’Antico Testamento, quelli
della sinagoga iniziata, incrementata e completa, cui corrispondono, nel Nuovo,
quelli della Chiesa iniziata, sviluppata e compiuta, “la quale – aggiunge il Dottore Serafico in polemica evidente con la
concezione giochimitica – è una soltanto,
né ci sono, né ci possono essere più Chiese”.[xlvi]
Tralasciamo l’esposizione dei metodi di comparazione tra Vecchio e Nuovo
Testamento rispetto al numero quattro e al cinque, perché San Bonaventura appare
in particolare interessato ad esporre lo schema incentrato sul rapporto tra il
numero sette e il tre, cui dedica un’intera conferenza, la XVI, che porta come
significativo sottotitolo: Continuazione
sulle teorie che germinano dalla Scrittura riguardanti il decorso del tempo. In
particolare si spiega la comparazione
del settenario secondo la corrispondenza dei tre tempi.[xlvii]
Si è
così giunti in medias res, poiché
proprio su ciò si erano avute le pericolose novità della dottrina
neo-giochimitica degli Spirituali. Prima di trattare della comparazione tra i
tre Regni, San Bonaventura sgombra il campo infatti da qualsiasi equivoco: “Dopo il Nuovo Testamento non vi sarà un
altro Testamento, né può venir eliminato un qualunque sacramento della nuova
legge, poiché quel Testamento è eterno.”[xlviii]
Il
numero sette, dice il Dottore Serafico, è il numero dell’universalità e possiede
un grande mistero, esso “ha origine nel
mondo archetipo, dove risiedono le ragioni causali, secondo il principio del
settenario. […] Secondo tale numero
Dio fece decorrere il mondo e la Scrittura, la quale spiega il decorso del
mondo; e partendo da questo numero essa deve venir trasmessa e spiegata. Dunque
la Scrittura descrive il decorso del tempo secondo i tempi originali, figurali, e di grazia o salvifici.”[xlix]
I
tempi originali corrispondono ai
primi sette giorni della Creazione; quelli figurali,
così detti perché essi erano figura del tempo della Chiesa, Corpo Mistico di
Cristo, vanno da Adamo fino a Cristo; quelli graziosi o salvifici abbracciano tutta la storia della Chiesa, fino
alla fine del mondo. Il sistema deriva dalla combinazione e dal raffronto di
questi tre tempi, ciascuno suddiviso in sette parti o giorni.
Il primo giorno originale è quello in cui
Dio forma la luce. Ad esso corrisponde il primo giorno figurale della
formazione della natura (da Adamo fino a Noé), con tre momenti, la formazione
dell’uomo sulla terra, la caduta di Adamo e la cacciata dal Paradiso. Nel primo
giorno del tempo salvifico, invece, si ha il conferimento della Grazia, giorno che va da Cristo e dagli Apostoli
fino a Papa San Clemente e corrisponde alla Chiesa Apostolica. “l’uomo
formato dalla terra verginale che non aveva ancora ricevuto sangue, significa
il Cristo nato dalla Vergine; e come anche Eva fu formata dal fianco di Adamo,
così la Chiesa dal fianco di Cristo”[l],
mentre il 2° e 3° momento sono da scorgersi nella caduta e cacciata del popolo
ebraico che al tempo di Gesù non volle riconoscerLo.[li]
Il secondo giorno originale è quello della
divisione delle acque; quello figurale, che va da Noè ad Abramo, è
contraddistinto dalla purificazione della colpa, con il diluvio, cui corrisponde
nel terzo tempo della grazia, il ‘battesimo
di sangue’, con cui si individua il periodo della storia ecclesiastica che
da S. Clemente giunge fino a S. Silvestro e Costantino il Grande (313 d. C.),
che fu l’epoca delle dieci persecuzioni generali.
Il terzo giorno originale presenta la
fecondazione delle acque; nei tempi figurali corrisponde all’elezione del
popolo eletto e va da Abramo a Mosé. Nel tempo di grazia si ha la ‘norma cattolica’, da San Silvestro a
San Leone Magno “sotto il quale fu
redatto il Simbolo”[lii],
cioè la professione di fede (+ 461 d. C.).
Il quarto giorno originale corrisponde
alla luce siderea con la creazione del sole, la luna e le stelle; nel quarto
tempo figurale, che da Mosè va a Samuele, Dio conferisce la Legge; così nel
tempo di grazia nel 4° giorno della Chiesa, Dio conferisce la ‘norma della giustizia’, cioè la legge
canonica e civile (Giustiniano), epoca che va da S. Leone I fino a San Gregorio
Magno (+ 604).
Nel quinto giorno originale Dio creò la
vita che si muove, cui corrisponde nei tempi figurali la gloria regale, da
Davide fino a Ezechia, e nel tempo di grazia, la ‘cattedra sublime’, da S. Gregorio Magno a Papa Adriano I (+ 795), “sotto il quale l’impero fu dato agli alemanni”.[liii]
Nel sesto giorno originale Dio creò l’uomo,
e nel sesto giorno figurale (dal Re
Ezechia fino a Zorobabele, cioè fino alla ricostruzione del tempio) si ebbe la voce dei profeti, secondo
tre momenti: la preclarità della vittoria, la preclarità della dottrina e
quella della vita profetica, cui corrisponde nel tempo della Chiesa il periodo
della ‘chiara dottrina’, che inizia
con Papa Adriano I (+ 795) e che, secondo S. Bonaventura, era ancora in corso
ai suoi tempi:
“Nel sesto tempo [figurale] vi sono stati tre avvenimenti: la preclarità
della vittoria, la preclarità della dottrina e la preclarità della vita profetica.
La preclarità della vittoria fu mostrata in Sennacherib che marciò contro Gerusalemme
e l’Angelo del Signore ne ‘uccise centottantacinquemila’[liv]. Ed Ezechia fu sanato contro le leggi della
natura e il sole ritornò indietro nel suo corso[lv]. Similmente al tempo di Adriano [all’inizio
della 6a epoca della Chiesa] si attuò una grande vittoria per opera di Carlo Magno che in modo miracoloso
realizzò grandi trionfi, come fosse un Angelo mandato da Dio, e il sole, cioè
la calura della tribolazione, ritornò indietro, e fu realizzata la pace della
Chiesa, affinché poi stabilisse arcivescovi, vescovi e cenobi. In questo tempo
vi fu la chiarezza della dottrina perché Carlo Magno convocò chierici e fece
scrivere libri, come la trascrizione della Bibbia nel monastero di San Dionigi
e in molti altri luoghi, e iniziarono a leggere e a far filosofia e favorì gli
ordini religiosi”[lvi].
Secondo San Bonaventura, quindi, la preclarità della vittoria, nel 6°
tempo ecclesiatico, corrisponde ai trionfi di Carlo Magno, per cui la Chiesa
venne dilatata e l’Impero Romano si reinsediò in Occidente; la preclarità della
dottrina è vista nella Rinascenza filosofico-teologica carolingia, quella
profetica nel fiorire della vita monastica.
“Ma quanto alla sua durata [dell’epoca 6a
che precede quella della Restaurazione]
chi può dirlo o chi ne ha detto qualcosa? [è evidente in queste parole del
Dottore Serafico il ripudio della pretesa di Gioacchino di fissare cronologicamente
il momento esatto del passaggio dalla sesta alla settima età] La cosa sicura è che noi siamo in questo
periodo e inoltre è sicuro che questo tempo durerà fino all’abbattimento della ‘bestia
che sale dall’abisso’[lvii] [L’Anticristo] quando Babilonia sarà confusa e dopo vi sarà la pace. Prima però è necessario che venga la tribolazione. Ma qui non può essere posto un termine, poiché nessuno
sa quanto durerà quel tempo di grande pace…”[lviii]
San
Bonaventura, sempre richiamandosi e appoggiandosi alla tipologia scritturale, allude
inoltre alla natura “duplice”[lix]
della sesta epoca, per gettare qualche luce sul modo del passaggio all’età
successiva della Restaurazione:
“Perciò come nella Passione del Signore vi fu
prima la luce, poi le tenebre e alla
fine di nuovo la luce, così è necessario che prima vi sia la luce della dottrina
e che Iosia succeda a Ezechia, e dopo di che avvenne la tribolazione dei Giudei
mediante la deportazione. È necessario infatti che sorga un principe zelante della Chiesa il quale
o sarà o è già stato, e aggiunse [Bonaventura] volesse il cielo che egli non
fosse già stato, e dopo di lui viene l’oscurità
delle tribolazioni. Similmente in questo tempo Carlo Magno esaltò la
Chiesa, e i suoi successori la combatterono: al tempo di Enrico IV vi furono
due Papi, egualmente al tempo di federico
Magno ancora due. Ed è certo che qualcuno tra di essi volle sterminare la
Chiesa, ma ‘L’Angelo che saliva dall’oriente gridò a gran voce ai quattro
Angeli: non devastate né la terra, né il mare, finché non abbia impresso il
sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi’[lx]. Perciò fino adesso resta la tribolazione
nella Chiesa”.[lxi]
È
chiaro che San Bonaventura crede che la settima epoca del riposo finale del
Corpo mistico segua ad un periodo di tenebre e tribolazione, che caratterizzerà
parte del sesto tempo, la cui natura è duplice,
doppia, come abbiamo visto. Per questo, come, nel tempo figurale, al pio re
Ezechia successe, poco prima della grande tribolazione (la caduta di
Gerusalemme) che precedette la Restaurazione del Tempio, l’altrettanto devoto
Iosia, così è necessario che a Carlo Magno-Ezechia succeda un nuovo Iosia, un
principe zelatore della Chiesa “unus
princeps zelator Ecclesiae”[lxii],
che, attraverso la grande tribolazione, introduca nella settima età della pace.
San Bonaventura non sa se questo principe sia già apparso (si noti come egli
prudentemente non si sbilanci mai nel fissare i termini cronologici). Egli
tuttavia, considerando gli eventi della lotta delle Investiture dei secoli
XI-XII-XIII tra Impero e Papato, è portato a pensare che la grande tribolazione,
che introdurrà alla settima epoca, sia già in corso: “perciò fino adesso resta la tribolazione nella Chiesa”[lxiii].
È facile scorgere nel principe zelante della Chiesa il Grande Monarca delle profezie.
È
inoltre probabile che San Bonaventura pensasse che la grande tribolazione dopo
la quale Dio instaurerebbe la pace finale del Corpo mistico, fosse quella
dell’Anticristo. Un passo riportato in un’altra edizione critica delle Collationes, quella edita nel 1934 a
cura di F. Delorme[lxiv],
recita infatti come segue:
“Così alla fine vi sarà anche il tempo della
pace. quando infatti
l’Anticristo, dopo la massima rovina della Chiesa, verrà ucciso da Michele,
verrà, dopo la grande tribolazione dell’Anticristo, un tempo, prima del giorno del Giudizio, di così
grande pace e tranquillità quale non vi fu dall’inizio del mondo e si
troveranno uomini di così grande santità come vi furono al tempo degli
Apostoli. […] Quando tuttavia verrà
il Giudizio dopo quell’epoca, è completamente incerto. […] perciò
viene detto tempo dell’avvento di
Cristo nello Spirito parlando allegoricamente.”[lxv]
Il settimo giorno originale fu quello del
riposo di Dio, che preannuncia la quiete mediana del tempo figurale (da
Zorobabele fino a Cristo) e la quiete
finale di quello di grazia: “il
settimo tempo [della storia della Chiesa militante] quello della quiete inizia dal clamore dell’Angelo[lxvi] che ‘giurò per Colui che vive nei secoli
dei secoli, che non vi sarà più tempo!…” l’allusione
a questo angelo dell’Apocalisse si spiega poiché “nell’Apocalisse – secondo San Bonaventura – l’apostolo Giovanni comprende i
sette tempi [della Chiesa-Corpo mistico] mediante sette visioni…”.[lxvii]
“Nel settimo tempo [figurale] sappiamo che sono state realizzate queste
cose: la ricostruzione del tempio,
la restaurazione della città e il dono della pace [allude alla
restaurazione del tempio dopo il
ritorno dei Giudei dalla deportazione babilonese]. Similmente nel futuro settimo tempo avverrà la riparazione del culto
divino e la riedificazione della città. Allora si realizzerà la profezia di
Ezechiele[lxviii], quando la città discenderà dal cielo, e
non certo quella città ‘che è lassù’[lxix] in cielo, ma quella che è quaggiù, cioè
quella militante, quando essa sarà conforme alla Chiesa trionfante, per quanto
è possibile in via. Allora avverrà la costruzione della città e la restituzione
come era al principio e allora vi sarà la pace. Tuttavia quanto durerà questa
pace, Dio solo lo sa.”[lxx]
Commentando l’azione
creatrice di Dio nel quarto giorno, quando pose nel firmamento il sole, la luna
e le stelle, il Dottore Serafico vi coglie una prefigurazione della gerarchia
celeste (sole) e terrena (luna).
La luna è la Chiesa militante che, nella
sua costituzione, deve riflettere la luce divina che le proviene dal sole, cioè da Dio per il tramite dei cori angelici che Lo contemplano[lxxi].
Egli
individua così tre tipologie di ordini
nella Chiesa. qui interessa
quello stabilito secondo il principio della loro attività, “secundum rationem
exercitiorum”[lxxii].
abbiamo in primo luogo i laici, che corrispondono alla figura
del Padre, e che praticano la vita
attiva, e possono essere le sacre plebi, i sacri consoli e i sacri
prìncipi, assimilati, rispettivamente, agli Angeli, Arcangeli e Principati dei
Cori celesti.
Il
secondo ordine, che pratica una vita mista tra contemplativa e attiva, è quello
clericale, che risponde al Figlio,
con i tre gradi: ministeriale (gli ordini minori), sacerdotale e episcopale,
Potestà, Virtù e Dominazioni della gerarchia angelica[lxxiii].
Al
vertice, vi sono coloro che praticano la vita contemplativa, cui “spetta di occuparsi delle cose divine”[lxxiv],
e che rispondono allo Spirito Santo, anch’essi suddivisi in tre generi, come supplicatori, speculativi e sopraelevativi
(“per modum sursumactivum”[lxxv]).
“al
primo modo appartengono coloro che si dedicano completamente all’orazione, alla
devozione e alla lode divina, eccetto quando si applicano all’opera manuale o
al lavoro per il sostentamento proprio e di altri”[lxxvi],
come i Cistercensi, Premostratensi, Cartusiani, Grandimontesi, Canonici
Regolari. A quest’ordine corrispondono, nella gerarchia angelica, i Troni.
“Il secondo ordine è quello che tende verso
le cose divine per modo speculatorio o speculativo, come quelli che si dedicano
alla speculazione della Scrittura […] Ad
essi rispondono i Cherubini. Essi sono i Predicatori e i Minori”[lxxvii],
cioè Domenicani e Francescani, i due Ordini Mendicanti, che rappresentano un
grado della vita contemplativa più perfetto rispetto alla grande famiglia
monastica benedettina.
“Il terzo
ordine è di coloro che si dedicano a Dio secondo il modo sursumattivo, cioè
estatico o eccessivo. E diceva [San Bonaventura]: chi è quest’ordine? Esso è l’ordine serafico. Ad esso sembra essere appartenuto Francesco […]E in essi si realizzerà il compimento della Chiesa, ma non è
facile sapere quale sarà quest’ordine futuro o se sia già presente.
Il primo ordine risponde ai Troni, il secondo
ai Cherubini, il terzo ai Serafini ed essi sono vicini a Gerusalemme e non
hanno che da volare. Quest’ordine non
fiorirà a meno che Cristo non appaia e patisca nel suo corpo mistico. E [San Bonaventura] aggiungeva che l’apparizione del Serafino al
beato Francesco […] significava che
quest’ordine debba rispondere a lui [al Serafino], ma deve giungervi attraverso le tribolazioni.
E in quell’apparizione erano presenti grandi misteri.”[lxxviii]
La
visione gioachimitica del terzo regno è così ampiamente confutata. La Chiesa
rimarrà sempre identica nei suoi fondamenti dottrinali. La Rivelazione è
compiuta. Il vangelo eterno, su
cui vaneggiavano gli Spirituali, è quello consegnato una volta per tutte da Cristo
alla Chiesa Apostolica. San Francesco e il suo ordine non sono il segno dell’arrivo della terza età della
Chiesa, ma più modestamente un’anticipazione di un periodo della storia ecclesiastica,
che non coincide con il terzo regno (ricondotto ortodossamente ad abbracciare
la vicenda complessiva della Chiesa militante fino al Giudizio) ma che ne è soltanto
una porzione, situata verso il suo finire.
scongiurate le esagerazioni spiritual-giochimitiche,
San Bonaventura crede, tuttavia, di poter ravvisare effettivamente nella
tipologia scritturale un’epoca felice del Corpo mistico di Cristo, un periodo
di pace e compimento, preannunciato dal settimo giorno della Creazione, dalla
restaurazione del tempio dopo la
cattività babilonese nell’Antico Testamento, e dalla pace messianica dopo la
Passione del Redentore Gesù. Prima però è necessaria la tribolazione, come avvenne per Cristo, nella cui passione “vi fu prima la luce, poi le tenebre e alla fine di nuovo la luce”[lxxix].
Quest’epoca felice della Chiesa militante, che, per quanto è possibile
in via, sarà conforme nel maggior grado a quella trionfante nel cielo, avrà per
protagonista un Ordine religioso,
che corrisponderà al Coro dei Serafini per la purezza della sua contemplazione
e per il grado eminente e massimo di santità dei suoi membri (ordine che ha già
avuto un precursore nello stigmatizzato San Francesco), e che sarà l’ultimo,
come Beniamino fu l’ultimo dei Patriarchi, e San Paolo, discendente da
Beniamino, il ‘lupo feroce’, fu l’ultimo e il più fecondo degli Apostoli. infine, il Dottore Serafico individua
nella Scrittura anche l’intervento di un Principe
zelatore della Chiesa, un nuovo Carlo magno,
che come il grande imperatore proteggerà e favorirà la Chiesa e la religione
cattolica.
Pur
con tutta la sua prudenza, il Dottore Serafico ha lasciato alla posterità, non
solo un nuovo e coerente modello di teologia della storia, ma soprattutto un
compiuto sistema di teologia della Restaurazione, desunto dalla Sacra Scrittura
ed enucleato nei suoi elementi essenziali, sia di ordine cronologico, poiché la
Restaurazione della Chiesa si situa negli ultimi tempi, in prossimità del regno
dell’Anticristo, sia in quelli costitutivi principali, che gli appaiono
l’Ordine Serafico e il Grande Monarca.
Egli
individua inoltre la modalità del
suo verificarsi: la passione del Corpo mistico. come il trionfo di Cristo è passato dalla porta stretta e
sanguinosa della Passione, così la Chiesa, Suo Corpo Mistico, dovrà patire le
tribolazioni prima di vedere la luce della pace finale. San Bonaventura sembra
credere che tale tribolazione sarà quella inferta alla Chiesa dal suo più
acerrimo nemico terreno, l’Anticristo.
Come
vedremo, sulla base di quest’interpretazione degli avvenimenti della Chiesa, a
mano a mano che essa verrà travagliata dalle discordie e dalle eresie, ed in
particolare quando, a partire dal XVI secolo, subirà il primo terribile attacco
della Rivoluzione scristianizzante ad opera dell’eresia luterana, imparagonabile
per la sua gravità a quel che la Chiesa aveva dovuto in precedenza sopportare,
i suoi figli più eminenti vi scorgeranno un segno certo del prossimo avvento
dell’età della Restaurazione.
“Dopo d’avermi predetto in Roma le cose che
ho scritto, [sul grande scisma] incuriosito di sapere di più, le domandai:
Dimmi, madre carissima, ma dopo tutte queste
sciagure, che avverrà della santa Chiesa? E lei mi rispose: Dopo tutte
queste tribolazioni e angustie, in un modo che non si può comprendere dagli
uomini, Dio purificherà la santa Chiesa risvegliando lo spirito degli eletti.
Seguirà quindi un miglioramento così
grande nella Chiesa di Dio, e un
rinnovamento tale di santi pastori, che al solo pensarlo il mio spirito
esulta nel Signore. La Sposa, che ora è brutta e mal vestita, ve l’ho ripetuto
altre volte, allora sarà bellissima e adorna di gemme preziose e coronata col
diadema di tutte le virtù. Tutti i popoli fedeli godranno di sapersi onorati da
simili pastori, e anche gli infedeli, attratti dal buon odore di Gesù Cristo,
ritorneranno all’ovile cattolico, e si convertiranno al vero pastore e Vescovo
delle anime loro. Ringraziate, dunque, il Signore, che dopo la tempesta darà alla sua chiesa un gran bel sereno.”[lxxx]
È
evidente che questo ‘gran bel sereno’ della Chiesa non si è ancora verificato. la santa toscana, che vide il primo
germoglio, per così dire, del Grande scisma e ne previde la lunga durata, vide
anche, in un momento posteriore a quella particolare sventurata vicissitudine
della Chiesa del suo tempo, a cui ne sarebbero succedute ben altre, quella
futura età felice di quiete e riposo, di cui, come insegnava il Dottore
Serafico, la tribolazione presente era il segno più certo. tanto più le traversie della Chiesa si
faranno gravi, altrettanto i suoi figli più santi si sentiranno incoraggiati a
proclamare la prossima venuta di un’epoca di trionfo, come già faceva ancora
nel secolo XIV Santa Caterina.
San Vincenzo Ferreri, nato in Spagna a Valenza nel 1346 ca.
e morto in Bretagna a Vannes nel 1419, visse anch’egli, come S. Caterina, di
cui era coetaneo, durante il travagliato periodo caratterizzato dalla cosiddetta
cattività avignonese del Papato e
dal grande scisma che sconvolse
Appartenente all’Ordine di S. Domenico e dotato da Dio di grazie
eccezionali che lo resero il santo più famoso del suo tempo, profeta,
taumaturgo, straordinario predicatore itinerante, dalla vita austerissima di
contro alla tiepidezza del nascente umanesimo,
applicò a se stesso un passo dell’Apocalisse ritenendosi l’Angelo ivi descritto
al capitolo XIV.
scrisse il breve Tractatus de vita spirituali, per tracciare con poche e semplici
linee la figura ideale del perfetto apostolo, di cui tanto necessitavano quei
tempi calamitosi, indicando nel contempo, in un futuro ancora lontano, quegli apostoli
evangelici che, assoggettandosi spontaneamente alle direttive morali
del suo scritto, un giorno avrebbe condotto la Chiesa alla sua massima perfezione
e fioritura:
“Vi sono tre cose - scrive infatti - che dobbiamo meditare assiduamente:
Gesù nella sua Incarnazione, nella sua
Passione e negli altri suoi misteri;
la
vita degli Apostoli e dei primi Frati del nostro Ordine, eccitando in noi il
desiderio d’imitarli;
la vita che condurranno più tardi gli uomini
evangelici. […]
Devi meditare giorno e notte la vita di
quegli uomini poverissimi, semplicissimi e mansuetissimi, umili fino a stimarsi
vili, uniti per un’ardente carità a Gesù, non pensando che a Gesù, non parlando
che di Gesù, non gustando che Gesù e Gesù crocifisso, indifferenti al mondo,
dimentichi di sé, contemplando la gloria eterna di Dio e degli eletti, a cui
tutto il loro essere anela nel desiderio incessante della morte ad esempio di S.
paolo che diceva: ‘Desidero di morire e d’essere con
Cristo’. Essi possederanno i tesori immensi e inestimabili delle ricchezze
celesti. Saranno meravigliosamente invasi e sommersi dalla deliziosa abbondanza
delle dolcezze e delle gioie del Paradiso.
Nelle tue meditazioni figurati questi uomini
che cantano sull’arpa del loro cuore, nel rapimento dell’estasi, il cantico
degli angeli. Questa visione ti farà desiderare con incredibile ardore la venuta di questo tempo; dissiperà le
nubi del dubbio e dell’ignoranza e t’introdurrà in una mirabile luce:
distinguerai chiaramente tutti i mali del nostro tempo e comprenderai la misteriosa
disposizione di tutti gli Ordini religiosi che dal tempo dell’Incarnazione di
Cristo sono nati e nasceranno sino alla fine dei secoli, sino al momento in cui
sarà consumata la gloria del nostro sommo Signore Gesù Cristo.”[lxxxi]
Non è difficile scorgere in queste infuocate
righe del grande santo spagnolo, un richiamo ai membri di quel misterioso
Ordine Serafico, tratteggiato nelle sue linee essenziali da San Bonaventura.
I. 12. San Francesco di paola
e un Ordine misterioso
La
vita del calabrese San
Francesco di Paola (1416-1507) fu un prodigio continuo, tra miracoli
strepitosi, profezie, estasi. Fondatore dell’Ordine dei Minimi, che praticavano,
oltre ai tre voti consueti di povertà, castità e ubbidienza, anche un quarto
voto di quaresima perpetua, ha lasciato in alcune sue lettere, che ci sono
giunte in una versione linguistica ammodernata, alcune preziose indicazioni sul
misterioso ordine che negli ultimi
tempi opererà a beneficio della Santa Chiesa.
le
missive furono scritte tra il 1482 e il 1496 a Simone di Alimena, duca di
Montalto in Calabria, che era amico e benefattore del santo e lo aveva aiutato
in mille modi a diffonderne la congregazione. da
lui discenderà infatti, secondo le previsioni di san Francesco, il fondatore di quell’Ordine.
Così, nella lettera del 5 febbraio 1482,
scrive che gli è stato concesso lo spirito di profezia riguardo al “fatto della riformazione della Santa Ecclesia
dell’Altissimo […]
Da V.s. ha da nascere lo Gran Duca della
milizia, ha da vincere il mondo ed insignorirsi dello temporale e spirituale e
non potrà più essere al mondo niuno signore che non sia dell’Ordine della sancta milizia dello Spiritu Sanctu. Porteranno il segno di Dio [la
croce] vivo in petto ma molto più nel
cuore.”[lxxxii]
San Francesco constata la
decadenza morale dei suoi tempi, in primo luogo tra i prìncipi secolari “i quali menano una vita senza carità […]
e vivono male” a causa della loro “maledetta avarizia” che li porta a spendere “più di quello che hanno in vanità e cose senza proposito per compire ai
loro falsi appetiti, assassinando i poveri vassalli”. Essi sono assai peggiori
dei lupi rapaci e dei leoni famelici. “vergognatevi delle vostre male operazioni,
o cristiani per usanza e non per verità! Siete peggiori degli infedeli, o
tiranni del popolo di Dio.”[lxxxiii]
i
prelati non sfuggono al suo rimprovero. I Prìncipi spirituali sono, infatti,
per il santo, molto peggiori di quelli secolari, sono dei Giuda Iscariote, “avidissimi alla rapina per divorare le
pecorelle di Gesù Cristo […] Che cura
avete voi del santo ovile di Cristo […] Non
altra cura avete se non quella di divorare e mangiare i beni di Santa Chiesa
senza mai ricordarvi dei poveri di gesù
Cristo benedetto.”[lxxxiv]
Nonostante tutto questo Dio esalterà un uomo poverissimo “del sangue di Costantino imperatore
figliuolo di Sant’Elena e del seme di Pepino […] Per virtù dell’Altissimo confonderà i tiranni, gli eretici ed infedeli.
Farà un grandissimo esercito, e gli angeli combatteranno per loro ed uccideranno
tutti i ribelli dell’Altissimo.”[lxxxv]
Sarà, infatti, fondata per volere
dell’Onnipotente “una nuova religione [ossia ordine] molto necessaria, la quale farà più frutto
al mondo che tutte le altre insieme unite. Sarà l’ultima e la migliore di
tutte. Procederà con le armi, con le orazioni e con la santa ospitalità.
[…] Il Capo e fondatore di tal gente sarà
uno della vostra stirpe – scrive all’Alimena - e questo sarà il grande riformatore della Chiesa di Dio”[lxxxvi]
“Tale
uomo sarà nella sua puerizia ed adolescenza quasi santo, nella gioventù gran
peccatore, poi si convertirà del tutto a Dio e farà gran penitenza, gli saranno
perdonati i suoi peccati e tornerà santo. Sarà gran capitano e principe di
gente santa, nominati li ‘Santi Crociferi di Gesù Cristo’, con li quali
consumerà la setta maomettana con il resto degl’infedeli. Annichilirà tutte le
eresie e tirannie del mondo, riformerà la Chiesa di Dio con i suoi seguaci, i
quali saranno i migliori uomini del mondo in santità, in armi, in lettere ed in
ogni altra virtù, che tale è la volontà dell’Altissimo. Otterranno il dominio
di tutto il mondo tanto temporale che spirituale, e reggeranno la Chiesa di Dio
sino alla fine dei secoli.”[lxxxvii]
E ancora nella lettera del 13 agosto 1496,
sempre indirizzata a Simone di Alimena:
“Tal
uomo sarà gran peccatore nella sua gioventù, poi si convertirà al grande Iddio
dal quale sarà tirato come fu S. Paolo. Sarà il gran fondatore di una nuova
religione, differente da tutte le altre, che scompartirà in tre ordini, cioè
cavalieri armigeri, di sacerdoti solitari e di ospitalieri piissimi. Sarà
l’ultima religione e farà più frutto alla Chiesa di Dio che tutte le altre.”[lxxxviii]
“Vincitore si chiamerà il loro fondatore, vincerà
il mondo, la carne ed il demonio.”[lxxxix]
Arriverà un tempo in cui gli uomini, porranno
il loro fine nelle cose terrene, “niente
pensando alle cose di Dio”, e quegli sventurati vivranno in modo peggiore degli stessi animali
bruti, in uno stato di confusione come le bestie. Allora Dio preparerà “un grandissimo flagello” per convertire
il suo popolo. Innanzi tutto i cristiani saranno vessati dagli eretici e dagli
infedeli, i quali alzatisi “contro i
cattolici e contro gli eretici uccideranno, rovineranno e saccheggeranno la
parte maggiore della cristianità”. Infine “si muoverà l’esercito della ‘Chiesa’, ossia li santi Crociferi, non
contro i cristiani, e nemmeno contro la cristianità, ma contro gli infedeli nei
paesi pagani: conquisteranno tutti quei regni con la morte d’infinitissimo
numero d’infedeli. Dopo si volgeranno contro i mali cristiani, ed ammazzeranno
tutti i ribelli di Gesù Cristo. Questi regneranno e domineranno il mondo
santamente sino alla fine dei secoli”. Il segno del prossimo verificarsi di
tali portenti si avrà “quando si vedranno
le croci con le stimmate, e si vedrà sopra lo stendardo il Crocifisso”[xc].
Quando apparirà, questo nuovo Ordine si
mostrerà “con crocifisso alzato e
sollevato sopra gonfalone in luogo eminente”. esso in principio sarà deriso dagli increduli, dai cattivi
cristiani e dai pagani. Quando tuttavia i nemici di Cristo vedranno le vittorie
portentose “contro i tiranni, eretici ed
infedeli”, allora “il loro riso si
convertirà in pianto. Questa gente santa [i Crociferi] farà stragi immense, e si vedranno fiumi e laghi di sangue dei ribelli
di Sua Divina Maestà! Oh quante infelicissime anime piomberanno colaggiù
nell’inferno, ed i loro corpi saranno divorati dalle fiere! Tale pena
meriteranno tutti coloro che saranno trasgressori dei divini precetti, e con
nuove e false dottrine procureranno di corrompere il genere umano contro i
ministri del culto di Dio.”[xci]
meno dura invece sarà la divina
vendetta con coloro che avranno peccato per fragilità, senza ostinarsi nel
male.
Questi santi Crociferi distruggeranno “tutta la setta maomettana, tutti gli infedeli
di ogni sorta e di qualsivoglia legge”, metteranno “fine a tutte le eresie del mondo con la consumazione dei pessimi
tiranni […] e silenzio a tutte le cose, componendo una pace universale che durerà fino alla fine dei secoli”.[xcii]
Infine il santo Ordine “piglierà per forza d’armi un gran regno e sarà un solo ovile ed un
pastore, e ridurrà il mondo ancora ad un vivere santo, e regnerà sino alla fine
dei secoli. Il mondo tutto non avrà che dodici re, un imperatore ed un papa, e
pochissimi signori, e questi saranno tutti santi”.[xciii]
PARTE SECONDA
nella prima parte di questo breve saggio si è cercato
d’indicare a grandi linee l’affermarsi di una teologia cattolica della storia,
che a partire da S. Agostino, ritrova nella combinazione ermeneutica tra giorni
della Creazione (come narrati nella Genesi) unità e Trinità di Dio, ed epoche
della vita umana, una chiave interpretativa sia della storia della redenzione, che della vicenda temporale
della Chiesa militante.
S. Bonaventura, nel corso del secolo XIII,
polemizzando contro l’eterodossia dei francescani ‘spirituali’, seguaci delle
tesi ambigue e pericolose di Gioacchino da Fiore, raccolse in una summa la prestigiosa tradizione di
teologia della storia coltivata nel Medioevo, dandone, nella sua opera
principale, l'Exaemeron, un quadro
completo e complesso al medesimo tempo.
I secoli del tardo medioevo e dell’inizio
dell’età moderna videro anche in questo particolare campo, un affievolirsi
degli studi, e la teologia della storia seguì il destino di altre
importantissime branchie della scienza religiosa. Soltanto alcuni eminenti
spiriti, che brillarono per la santità della vita in quei secoli di declino
morale e dottrinale, aggiunsero alcuni importantissimi, sebbene parziali
tasselli, a quel grandioso affresco (S. Caterina da Siena, S. Vincenzo Ferreri,
S. Francesco di Paola).
L’età della Controriforma, nel generale
rifiorire della vita religiosa, offre gli ultimi imponenti tentativi di una
teologia della storia. Anzi, è proprio nel momento in cui la spinta della
Controriforma sta per arrestarsi, quando cioè fallisce con la pace di Westfalia
del 1648, il tentativo più notevole di completare la restaurazione cattolica
con la sconfitta anche politica dell’eresia; è proprio allora che alcuni grandi
uomini di Chiesa sviluppano e riprendono interesse per una visione teologica
della storia ecclesiastica.
il
fallimento della restaurazione controriformista, infatti, spinge alcuni di loro
a considerare la storia della Chiesa nel suo complesso e quindi, riprendendo
nelle sue grandi linee il pensiero medioevale, a tracciare una teologia della
restaurazione, che, sempre appoggiandosi al dato scritturale, riesca a
inquadrare teologicamente il male presente, il mysterium iniquitatis rappresentato dall’allontanamento progressivo
di un numero sempre crescente di individui e di popoli dalla luce divina della
verità rivelata.
Sono principalmente due gli autori che ci
hanno lasciato i frutti della loro indagine teologica. Entrambi si richiamano
esplicitamente all’esegesi medioevale. Entrambi, sebbene da angolature diverse,
vedono la teologia della storia come vicenda provvidenziale del Corpo mistico,
ossia della Chiesa cattolica apostolica romana; entrambi, anche in questo
ricollegandosi a quell’antica tradizione, sono interessati principalmente al
momento di una prossima restaurazione della Chiesa, di cui sono al tempo stesso
i profeti e i massimi esegeti.
Gli autori di cui si tratta sono il Venerabile Bartolomeo Holzhauser (1613-1658) e San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716). I due sacerdoti
nelle loro opere illustrarono, alla distanza di pochi decenni l'uno dall'altro,
il medesimo soggetto:
A questa ripresa dell’investigazione sulla
vicenda della Chiesa romana alla luce della teologia della storia, si affiancano
alcune decisive rivelazioni private,
che sono all’origine di grandi devozioni universali ancora oggi conosciute e
praticate. Anch'esse però si comprendono appieno ancora e sempre in quest’ottica
provvidenziale. Alludo alla devozione al Sacro
Cuore di Gesù (fine secolo XVII) alle grandi apparizioni mariane dell'Ottocento, e infine al messaggio di Fatima del nostro secolo.
Il quadro non sarebbe completo se non si inserisse in questo contesto la
singolare attività profetico-teologica di uno dei massimi santi del XIX secolo,
San Giovanni Bosco, che ha lasciato un impressionante corpus di sogni profetici alludenti alla storia prossima della
Chiesa, e che quindi non possono essere trascurati in questo studio.
II. 1. Il Venerabile Bartholomäus
Holzhauser (1613-1658)
ovvero della restaurazione della Regalità sociale di N.S. Gesù
Cristo
Il
venerabile Bartholomäus
Holzhauser nacque da famiglia povera a Longnau, nei pressi di Augusta, in Baviera,
il 24 agosto 1613. abbracciata la
carriera ecclesiastica durante il tragico periodo della guerra dei Trentanni
(1618-1648) decise di fondare, per sovvenire alle gravissime condizioni
spirituali del suo paese, una congregazione di chierici secolari facenti vita
comune, conosciuti come bartolomiti.
Innocenzo XI ne approvò la regola nel 1680. Il fondatore morì parroco a Bingen,
in odore di santità, nella diocesi di Magonza, il 20 maggio 1658, dove riposa
nella Chiesa della S. Croce.
Holzhauser tuttavia è ancor più noto per
un’opera pubblicata la prima volta a Bamberga nel 1784: Interpretatio in Apocalypsin[xciv], da
alcuni ritenuta il miglior commento di quella corrente esegetica che vede nell’Apocalisse di S. Giovanni la narrazione
simbolica della storia della Chiesa[xcv].
Holzhauser, singolarmente dotato del dono della profezia, diede mano al
commento dopo il 1649 mentre si trovava in Tirolo, “in continua preghiera per interi giorni, privo di cibo e bevande” e
“separato da ogni umano consorzio”[xcvi].
L’autore s’inserisce quindi all’interno di
una linea ermeneutica assai antica, con il chiaro intendimento d'indicare ai
contemporanei come la restaurazione cattolica, fallita a seguito della cattiva
conclusione della guerra dei Trent'anni, fosse solo rimandata nel tempo. Dio,
che ha appunto parlato riguardo alle vicende della sua mistica Sposa,
la
pace di Westfalia del 1648, infatti, giudicata da Holzhauser “dannosissima contro
I
capitoli 2° e 3° dell’Apocalisse afferiscono alle sette lettere scritte dal
Veggente alle sette Chiese dell’Asia. commentando
quei passi, Holzhauser enuncia i princìpi del suo metodo esegetico. Poiché il
numero 'sette' indica universalità, le sette Chiese rappresentano le sette
epoche della storia della Chiesa, fino alla cessazione del mondo. Inoltre,
riprendendo concetti ormai noti, l’autore prosegue:
“queste sette epoche corrispondono ai
sette giorni del Signore, in cui egli operò, alle sette età del mondo, e ai
sette spiriti inviati dal Signore nel giorno della Pentecoste sopra ogni uomo.
Come infatti il Signore Dio racchiuse in sette giorni e sette età lo scorrere
di tutte le generazioni e cose naturali, così porterà a compimento la
rigenerazione [soprannaturale] in
sette epoche della Chiesa, in ciascuna delle quali effonderà e farà fiorire
diversi generi di grazie per mostrare le ricchezze della sua gloria […]. Per cui, benché
II. 3. Le sette epoche della
Chiesa secondo il Ven. Holzhauser
La
prima epoca è quella raffigurata
dalla Chiesa di Efeso (Ap., II, 1-7). È l’epoca che va dalla nascita di Cristo
alla prima persecuzione generale promossa dall’imperatore Nerone (66 d.C).
Questo periodo è definito dall’autore “seminativus”,
perché Dio ha piantato la sua vigna,
“La quarta condizione della Chiesa a
partire da Carlo Magno e Leone III sommo Pontefice durò fino a Carlo V e Leone
X [800-1517], durante la quale
fiorirono molti santissimi re,
Imperatori ed ecclesiastici per
dottrina e santità chiarissimi, e non sorse alcuna eresia per oltre 200 anni[cv]" [800-1050 ca]. "Per cui giustamente
quest’epoca è chiamata pacifica e
illuminativa…”[cvi] Nel
quarto giorno il Creatore fece il sole, la luna e gli astri, così in quest'età
pose nel firmamento della Chiesa “prudentissimi
e santissimi Re, Imperatori, Prìncipi e uomini ecclesiastici esimi per vita e
santità”[cvii].
Il dono della pietà è quello
proprio di tale periodo, che corrisponde inoltre all’età del mondo che da Mosé
giunge alla pace del regno di Salomone con la perfezione nell’ordinamento del
culto divino. “Sconfitti infatti i
tiranni pagani, schiacciate le tenebre degli eretici, si riposò
Dopo aver descritto poi con singolare
profondità psicologica il lento declino[cix] di
quella civiltà così compiuta, veniamo introdotti alla quinta epoca della Chiesa. Commentando i primi 6 versetti del
capitolo III dell’Apocalisse, dedicati alla Chiesa di Sardi, così si esprime il
Ven. Holzhauser:
“La
quinta epoca della Chiesa iniziò sotto Carlo V Imperatore e Leone X Sommo
Pontefice attorno all’anno 1520. Durerà
fino al Pontefice Santo e a quel famoso potente Monarca che dovrà venire nel
nostro tempo e sarà chiamato ‘aiuto di Dio’, poiché restaurerà ogni cosa.
Quest’epoca è epoca di afflizione, desolazione, umiliazione e povertà della
Chiesa, e viene giustamente chiamata ‘purgativa’,
durante la quale Cristo Signore vagliò e ancora vaglierà il suo grano per mezzo
di guerre spaventose, rivolte, fame e peste e altri orribili mali.”[cx] E
ancora: “Questo quinto periodo della
Chiesa è un periodo di afflizione, periodo di assassinio, di defezione, e pieno
di tutte le calamità, e rimarranno in pochi sulla terra risparmiati dalla
spada, la fame e dalla peste; regno combatterà contro regno; mentre altri,
divisi in se stessi, andranno in rovina; i principati e le monarchie saranno
distrutte e quasi tutti impoveriranno, e la desolazione sulla terra sarà
massima; cose già in parte compiute e che ancora devono compiersi.”[cxi]
“La sesta
epoca della Chiesa prende inizio dal famoso potente Monarca e dal santo
Pontefice e durerà fino alla nascita dell’Anticristo. Quest’età sarà quella della
consolazione, nella quale Dio
consolerà la sua Santa Chiesa dell’afflizione e grandissime tribolazioni, che
dovette subire nel quinto tempo. Tutti infatti i popoli ritorneranno all’unità
della fede e ortodossia cattoliche, e fiorirà
al massimo grado lo stato clericale e il sacerdozio, e tutti gli uomini
cercheranno il Regno di Dio e la sua giustizia. Dio infatti darà loro i suoi
buoni pastori, onde poi gli uomini vivranno in pace, ciascuno sotto la sua vite
e nel suo campo, poiché vi sarà la pace sulla terra, che il Signore Dio darà
allora agli uomini con lui riconciliati sotto le ali del famoso potente Monarca
e dei suoi successori.”[cxiii]
Questa
condizione della Chiesa (
“Così
Dio nel sesto tempo consolerà
Commentando poi il versetto 8 del medesimo
capitolo dell’Apocalisse, il Ven. Holzhauser specifica maggiormente le
caratteristiche di questa felice epoca della Chiesa. la dottrina cattolica splenderà in maniera eccelsa, massime
nella comprensione dei testi sacri. A questo fine “verrà celebrato il più grande concilio generale di tutto il mondo, in
cui per singolare grazia di Dio, in virtù della potenza del Monarca, sotto
l’autorità del Sommo Pontefice, e in unione con i piissimi Principi, ogni
eresia e ateismo sarà proscritto e bandito dalla terra e il senso legittimo
della S. Scrittura verrà dichiarato contro tutte le sette eretiche e proposto a
credere, cui si aderirà, avendo Dio aperto la porta della sua grazia.”[cxv] inoltre un gran numero di popoli
entrerà nell’ovile della Santa Chiesa, compiendosi allora quel che scrive S.
Giovanni al Cap. X del suo Vangelo: Vi
sarà un solo pastore e un solo ovile. grandissimo
sarà di conseguenza il numero di quelli che si salveranno e godranno della
beata eternità nel Paradiso, a differenza di quello che avvenne nella quinta
epoca quando il gregge di Cristo era “esiguo,
vile, disprezzato e umiliato” e durante la quale la massima parte degli
uomini si dannavano.[cxvi]
L’ultimo e settimo stato della Chiesa è quello che dalla nascita
dell’Anticristo, attraverso il suo dominio sul mondo e la generale apostasia,
giunge fino all’estremo Giudizio e la fine dei tempi. La carità cominciando a
raffreddarsi a poco a poco sul finire dell’epoca precedente, a causa dei
peccati dell’umanità, si andranno preparando le condizioni perché l’Anticristo
possa operare. Nel settimo giorno del mondo Dio si riposò, così in questa
settima epoca della Chiesa, gesù
Cristo porterà a compimento la sua opera spirituale e si riposerà nell’eternità
del paradiso con i suoi eletti. La settima età del mondo coincide con la
settima epoca della Chiesa, poiché sia il mondo che
Nei
capitoli successivi l’autore, interpretando la visione ove appare il libro con
i sette sigilli (apocalisse, V-VI-VII-VIII) arricchisce ulteriormente lo
schema esposto in precedenza. Secondo il Ven. Holzhauser, le visioni svelate
dall’apertura dei primi sei sigilli si riferiscono alla vicende salienti della
Chiesa dei primi secoli, rispettivamente: quella del 1° sigillo alla diffusione
della Chiesa apostolica tra i giudei e i gentili[cxx], il 2°
alla prima persecuzione di Nerone[cxxi], il
3° alla distruzione di Gerusalemme operata da Tito[cxxii], il
4° alla terribile persecuzione di Domiziano[cxxiii],
nel 5° sarebbero raffigurate invece le persecuzioni successive[cxxiv], e
nella 6a visione quella finale di Diocleziano, poco prima della
conversione di Costantino, con cui si chiuse l’età dei martiri[cxxv].
Con il dissuggellarsi del 7° sigillo, si
mostra a S. Giovanni una visione molto più complessa, di cui sono protagonisti
sette angeli che suonano la tuba, l’ultimo dei quali è preceduto da un angelo
“forte” che scende dal cielo (Ap., X, 1).
Nell’interpretazione dell’Holzhauser i primi
sei angeli rappresentano i principali eresiarchi che sono insorti contro
prima
di concludere l’esegesi di questa visione, dedicata alla figura, al regno e
alla sconfitta dell’Anticristo, con il settimo angelo che suona la tuba annunziante
il Giudizio finale, il pio scrittore ritorna a parlare del tema a lui più caro,
Lo spirito angelico, secondo il commentatore,
oltre a rappresentare in figura il potente restauratore che deve venire, è
anche un “vero angelo e di natura prestantissima,
ossia l’angelo Custode e il protettore dell’Impero Romano”[cxxxiii].
Quest’angelo rivela allora al Veggente di Patmos nuovi particolari sul grande
strumento che Dio si è prescelto per riparare ai guasti della società apostata
e corrotta: egli “sarà – in primo
luogo – affatto contrario ai predetti
eretici [i protestanti] e al loro
eresiarca [Lutero]; attenderà alla
sana dottrina, e zelerà soprattutto la sola e ortodossa fede Cattolica, dopo
aver umiliati e abbattuti gli eretici per mare e per terra; avrà anche santi e
retti costumi, e massimamente si adopererà nel restaurare la fede e la
disciplina ecclesiastica, che l’empio eresiarca [Lutero] con i suoi infami satelliti aveva dissolto”[cxxxiv].
“sarà forte in guerra e vi abbatterà
ogni cosa come un leone e, grandissimo per le vittorie conseguite, rafforzerà
la sua autorità, e così vivrà moltissimi anni, e umilierà gli eretici, le
repubbliche e sottometterà tutte le genti al suo potere e a quello della Chiesa
Latina; abbatterà inoltre anche l’impero dei Turchi (gettata nell’inferno la
setta maomettana) fino a restarne un piccolo regno, che rimarrà, ma senza
potenza, fino alla venuta del figlio di perdizione [l’anticristo]…”[cxxxv]
Il restauratore “nascerà dal seno della Chiesa Cattolica, sarà inviato da Dio, ed è
stato preordinato dalla divina provvidenza specialmente per consolare ed
esaltare
“Vi
sarà un gran sconvolgimento […] infatti
quest’opera di Dio [la restaurazione della civiltà cattolica] non procederà senza grandi difficoltà e
resistenze e senza il sangue dei martiri, poiché sempre il mondo, la carne e il
diavolo hanno resistito e resisteranno alle opere di Dio [...] e questo scompiglio sarà mosso inizialmente
dalle potestà temporali, che resisteranno con le armi a quel Monarca e perseguiteranno
coloro che andranno a convertire i popoli alla fede cattolica, la quale detto
Monarca ordinerà di predicare e abbracciare dappertutto.”[cxlii]
Anche il ristabilimento della dottrina e
della disciplina nella Chiesa non sarà facile: si avrà “grande difficoltà tra il ceto ecclesiastico, quando verranno completamente
banditi i piaceri di Venere, l’idolatria dell’oro e dell’argento, e la vita oziosa”.[cxliii]
Insegna,
ad esempio, Leone XIII: “quel deplorevole e funesto spirito di
novità che è sorto nel secolo XVI, prese per primo a sconvolgere la religione,
passò poi naturalmente da questa nel
campo filosofico, e quindi in tutti gli ordini della comunità civile.”[cxlv] E
ancora, nella Diuturnum del 29 giugno
1881”: “Fu dalla Riforma che nacquero,
nel secolo scorso, la falsa filosofia e quello a cui si dà il nome di diritto moderno,
così come la sovranità del popolo e quella licenziosità scatenata, senza la
quale molti già non sanno distinguere la vera libertà”.
Pio XII, indicando l’essenza satanica del
processo rivoluzionario, aggiunge: “In
questi ultimi secoli [il nemico della Chiesa, il demonio] ha tentato di operare la disgregazione
intellettuale, morale, sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo.
Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza
l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà. È un ‘nemico’ divenuto sempre
più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì,
Chiesa no [fase protestantica]. Poi:
Dio sì, Cristo no [razionalismo settecentesco]. Finalmente il grido empio. Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato
[comunismo ateo e agnosticismo attuali].”[cxlvi]
Quest’epoca, se non si è ancora conclusa da
un punto di vista meramente cronologico, appare invece terminata almeno sotto
l’aspetto logico-analitico. Oltre la tappa dell’attuale gravissima crisi religiosa
neo-modernista, sembrerebbe
profilarsi ormai solo quella satanista, con l’abominazione della desolazione,
cioè con il regno dell’Anticristo che vorrà farsi passare per il vero Messia e
pretenderà di essere adorato come Dio. Ma questi eventi, secondo l’Holzhauser e
molti altri, come si è visto e come si vedrà in seguito, sono previsti soltanto
per l’ultima e settima età della Chiesa, quella conclusiva, che dovrà essere
però preceduta da un grande rifiorire della vera religione.
Il demonio, come si sa, è simia Dei, la scimmia di Dio, imita cioè
per il male e con fine cattivo le opere di Dio. al vero Cristo, uomo-dio e nostro redentore Gesù, contrappone l’Anticristo, alla vera Chiesa di
Cristo, cattolica apostolica Romana, la falsa Chiesa
delle eresie e quella conciliar-neo-modernista attuale. così, anche al suo regno sociale, l’Impero Romano, il
diavolo usa contrapporre una meschina contraffazione. Secondo l’Holzhauser,
questa brutta copia del regno sociale di Cristo, è l’Islam.
L’Islam ha una missione provvidenziale,
sebbene negativa, da svolgere, che attraversa tutta la storia della Chiesa,
come incarnazione del regno antisociale del demonio. L’Islam è infatti il “nemico implacabile ed ereditario” del
cristianesimo, “e benché la sua forza in
consolazione della Chiesa, talvolta, debba essere quasi annientata, tuttavia
rimarrà qualche suo regno, finché non venga il figlio di perdizione, che lo
risusciterà e sanerà la sua piaga [infertagli dal grande Monarca nella 6a
epoca] e vi entrerà e sottometterà
moltissimi regni e da ultimo vi regnerà e con esso Lucifero porterà a
compimento il suo furore.” [cxlvii]
La vicenda dei rapporti tra
Le
vicissitudini di questa guerra sono simbolicamente svelate, secondo il Venerabile,
nella celebre visione della ‘Donna ravvolta nel sole e la luna sotto i suoi
piedi’ del capitolo XII dell’Apocalisse:
“E un
gran portento apparve nel cielo: una donna
ravvolta nel sole, e la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di
dodici stelle. Ed essendo incinta gridava tra le doglie e si travagliava per partorire.
E apparve un altro portento nel cielo: ed ecco un gran drago rosso con sette teste e dieci corna, e nelle sue teste
sette corone; e la sua coda strascinava la terza
parte delle stelle del cielo e le precipitò sulla terra. E il drago si
piantò di fronte alla donna ch’era per partorire, per divorare,
quand’avesse partorito, il figliolo di lei. E partorì un figlio, un maschio, il quale doveva menar qual
gregge tutte le genti con bastone di ferro. E fu rapito il suo figliolo e
portato presso a Dio e al suo trono. E la donna fuggì nel deserto, dove aveva un posto preparato da Dio per esservi nutrita
1260 giorni” (Ap., XII, 1-6).[cxlix]
Secondo il pio interprete nella donna
minacciata dal drago si deve ravvisare in primo luogo
“Questo
enigma della donna partoriente si riferisce non ad un solo, ma a più tempi,
durante i quali Dio susciterà sempre maschi, cioè Imperatori, e Re, e Principi,
che difenderanno
Il drago rosso, infatti, la bestia assetata
di sangue, che minaccia
L’Impero Romano, dopo la conversione di
Costantino e la fine delle persecuzioni, è stato definitivamente acquisito alla
Chiesa, ed è il suo regno sociale. certo
questa, divinamente istituita e, secondo la promessa del suo Divin Fondatore,
per sua natura indefettibile, non ha necessità assoluta, nello svolgimento
della sua missione soprannaturale, della collaborazione del potere temporale,
come dimostra la storia del cristianesimo dei primi secoli, e come provano
anche questi ultimi tempi, che hanno visto il progressivo abbattimento del regno sociale di Cristo, con la
scomparsa del sacro Impero (1806)
legittimo erede e continuatore di quello Romano, delle principali monarchie e
stati cattolici, fino alla caduta dell’Impero Absburgico nel 1918, il cui ultimo
Sovrano, l’Imperatore e Re Carlo I (1883-1922) fu anche l’ultimo ad essere
consacrato e unto dalla Chiesa more
antiquo, come Re Apostolico d’Ungheria (1916).
Se l’Impero Romano è il regno sociale di
Cristo, anche il diavolo ha voluto crearsi un suo anti-regno. La prima
manifestazione di questo falso dominio di Satana l’Autore ravvisa nell’Impero
persiano di Cosroe, che, dopo la
nascita e la diffusione della Chiesa, fu il primo pagano a conquistare
La conseguenza più grave che si accompagnò
alla diffusione dell’Islam, fu la caduta della “terza parte delle stelle
del cielo” cioè della Chiesa orientale, in punizione del suo spirito
scismatico, che fu abbandonata nelle mani dei mussulmani e che perse anche la
corona imperiale, con la presa di Costantinopoli da parte dei turchi nel 1453.
Per questo
“Poiché
Dio vide che la condizione dei Cristiani e dello stesso Impero d’Oriente, per i
peccati e la malizia degli uomini, non avrebbe potuto sussistere di fronte alla
bestia che stava per sorgere [l’Islam],
e che la stessa fede cattolica rischiava di oscurarsi a poco a poco a causa
della sua superbia e arroganza contro
“Così
II. 8. Il
Santo Pontefice e lo stato sacerdotale nella 6a epoca
Sul
finire del suo commento all’Apocalisse, dedicato in massima parte alla
descrizione dell’ultimo tempo della Chiesa, cioè a quello dell’Anticristo, il
Venerabile tuttavia ha creduto di scorgere in alcuni versetti altre inequivoche
allusioni alla restaurazione della sesta epoca, per quel che in particolare riguarda
la condizione del clero.
I versetti 6 e 7 del capitolo XIV
dell’Apocalisse parlano di un angelo che vola nel mezzo del cielo con un
vangelo eterno “da evangelizzare a quanti
han sede sulla terra e a ogni
nazione, tribù e lingua e popolo”.[clxi] Lo
spirito celeste grida a gran voce: “Temete
Dio e dategli gloria, perché è venuta l’ora del suo giudizio e adorate colui
che fece il cielo e la terra…”[clxii]
“La
predicazione di quest’angelo – scrive Holzhauser – si deve riferire a due tempi: il primo sarà quando le genti, i popoli,
le lingue e i Re ritorneranno alla fede Cattolica […] e nell’esecuzione di ciò il ceto apostolico dei sacerdoti aiuterà
grandemente
L’angelo quindi scorto da S. Giovanni nel
mezzo del cielo con il vangelo eterno “è
il ceto sacerdotale (o piuttosto S. Michele in persona di lui) che negli ultimi
tempi secondo il beneplacito di Gesù Cristo suo fondatore rifiorirà, e prenderà
le penne, e penne si aggiungeranno a penne, e si formeranno le ali e sorgerà e
progredirà e si innalzerà e volerà nel mezzo del cielo”, ossia nel mezzo
della Chiesa militante, “che adornerà e
allieterà con la sua santa e apostolica presenza.” [clxiv]
In quest’immagine della mietitura il commentatore
ravvisa “la futura estirpazione e
distruzione degli eretici e dei popoli turchi, che avverrà sotto quel gran Monarca
che deve venire e il Santo Pontefice, poiché ancora una volta Dio consolerà la
sua Chiesa, prima che giunga il tempo delle tenebre, pieno di caligine, che
sarà l’estrema tribolazione dell’Anticristo.”[clxvii]
Colui che siede infatti sulla candida nube, “è il forte Monarca, poiché il suo regno,
indicato dal verbo ‘sedere’, sarà santo, e stabilito nella protezione del Dio
Altissimo.”[clxviii]
Egli vien definito ‘figliolo dell’uomo’, “per
similitudine delle sue grandi ed ardue virtù, con cui imiterà il suo salvatore
Gesù Cristo; sarà infatti umile, mansueto, verace, amante della giustizia,
forte in guerra, sapiente, e zelatore della gloria divina; si compiranno in lui
in un certo modo le parole di Isaia che riguardano il Messia al cap. XI:
Riposerà su di lui lo spirito della sapienza, dell’intelletto, spirito di
consiglio, e fortezza, spirito di scienza e pietà, e lo Spirito del timor del
Signore lo riempirà ”[clxix].
Egli appare incoronato “poiché sarà un Re grande, ricco e potente, e
sarà Signore dei Signori, vincerà i Re delle genti, e sarà pieno della carità
di Dio.”[clxx]
la
falce che tiene in pugno, invece, “è il suo grande e fortissimo esercito, con
cui trafiggerà i regni delle genti, e le repubbliche, e le città fortificate […] e nessuna battaglia sarà senza uccisione di
nemici o senza vittoria.”[clxxi] Il
Condottiero tiene in pugno
la falce, cioè il suo potente esercito,
e lo dirigerà, come avvenne per Alessandro Magno, dove vorrà, e sarà
perfettamente obbedito, i suoi soldati lo ameranno grandemente, e opereranno
grandi, stupende e meravigliose imprese[clxxii].
Chi incita il Monarca alla guerra è l’angelo
che esce dal tempio. “è il famoso grande Pontefice, che Dio
susciterà in quei giorni, e che per
ispirazione divina esorterà e indurrà il Monarca a compiere quella sacra guerra”[clxxiii]. La sua voce tonante è quella “di
chi esorta con veemenza alla guerra, ossia a sradicare la zizzania degli
eretici e dei turchi. […] Piena è la
misura dei peccati e delle abominazioni – tuonerà – per cui viene, ed è ora il tempo di strapparli e sradicarli dalla
terra. E ciò il Pontefice conoscerà per divina rivelazione, per cui ecciterà i
cuori dei Prìncipi e li confermerà ad intervenire nella guerra, e dio inciterà i cuori dei soldati, si
ché saranno uniti da un medesimo spirito al forte Monarca.”[clxxiv]
San Luigi Maria
Grignion di Montfort (1673-1716) è il più autorevole teologo della Restaurazione
nell’età moderna. La sua opera dottrinale è della massima importanza per due motivi:
innanzitutto il grande bretone si
inserisce consapevolmente nella tradizione profetica medioevale che
preconizzava una futura restaurazione della Chiesa cattolica; secondariamente e
soprattutto, il Montfort ha approfondito
con impareggiabile dottrina alcuni aspetti fondamentali di quella tradizione.
Si
legge ad esempio, riguardo al primo punto, nella Preghiera infuocata, composta dal santo con lo scopo di chiedere a
Dio il compimento delle profezie riguardo alla nascita dell’ordine che dovrà restaurare il regno
della Chiesa sulla terra:
“Portate a compimento, o Signore, i disegni
della vostra misericordia; suscitate gli uomini della vostra destra, così come
li avete mostrati in visioni profetiche
a qualcuno dei vostri più grandi servi, un San
Francesco da Paola, un San Vincenzo
Ferreri, una Santa Caterina da Siena,
e a tante altre grandi anime nel secolo scorso e persino in questo che viviamo.”[clxxv]
S. Luigi
Maria, nei suoi scritti e segnatamente nel Trattato
della vera devozione alla Santa Vergine, nel Segreto di Maria e ancora nella già citata Preghiera infuocata, ha approfondito la concezione che vedeva in un
Ordine religioso ancora da venire, lo strumento privilegiato con cui Dio
avrebbe restaurato
Innanzitutto, da spirito pratico e eminentemente missionario qual era,
il Montfort si preoccupa di definire e chiarire da un punto di vista teologico
la natura dell’Ordine che,
preconizzato da alcuni grandi mistici del passato, veniva indicato come il gran
mezzo di cui Dio si sarebbe servito per instaurare un’epoca mai vista prima di
trionfo del cattolicesimo.
nel momento in cui il male avanza, l’apostasia
dentro (gallicanesimo, giansenismo) e fuori (protestantesimo) della Chiesa
dilaga sempre più, egli vuole indicare con la massima chiarezza e la più
perfetta ortodossia il grande strumento di cui si servirà
questo gran mezzo è Maria SS.
L’Ordine profetizzato da secoli sarà quindi un Ordine eminentemente mariano, e si fonderà precisamente sulla vera
devozione alla Madonna che il santo indica nei suoi scritti. Al Montfort non
interessa definire giuridicamente o canonicamente
il quadro di teologia della storia
della Chiesa si arricchisce di conseguenza. Se il gran mezzo del trionfo sarà
un Ordine fondato sulla devozione più perfetta alla Madonna, con la pratica
della Schiavitù a Maria SS., è naturale che la settima epoca predetta dalla
tradizione sarà un’epoca eminentemente mariana, sarà il ‘regno e il secolo di Maria’.
“[217]
…Un sant’uomo dei nostri tempi che era
completamente assorbito dal pensiero di Maria, diceva: Quando verrà questo tempo felice, in cui la divina Maria sarà padrona e
sovrana nei cuori, per sottometterli completamente all’impero del suo grande ed
unico Gesù? Quando verrà il giorno in cui le anime respireranno Maria come i
corpi respirano l’aria? Allora succederanno cose meravigliose quaggiù, dove lo
Spirito Santo, trovando la sua cara Sposa come riprodotta nelle anime, vi
recherà abbondanti aiuti e le riempirà dei suoi doni, particolarmente del dono
della sua sapienza, per operare meraviglie di grazia. mio caro fratello, quando verrà questo tempo felice e questo secolo di Maria, in cui molte anime
scelte e ottenute dall’Altissimo per mezzo di Maria, anime che si perderanno
esse stesse nell’abisso della sua interiorità, diventeranno copie viventi di
Maria per amare e glorificare Gesù Cristo? Questo tempo arriverà soltanto
quando si conoscerà e si praticherà la devozione che io insegno: Ut
adveniat regnum tuum, adveniat regnum
Mariae.”[clxxvi]
Lo
sforzo teologico di San Luigi Maria è allora indirizzato a dimostrare che la
devozione alla Madonna è un requisito indispensabile alla vita cristiana, perché
la missione corredentrice che Maria SS. ha svolto fin dal tempo dell’incarnazione, come Madre del redentore, non è cessata, ma continua a
svolgersi e si svolgerà fino alla fine dei tempi, come Madre della Chiesa e del
Corpo Mistico.
La
devozione alla Madonna è necessaria quindi al cristiano per salvarsi in ogni
tempo e luogo e in qualsiasi condizione, ma essa sarà specialmente necessaria negli ultimi tempi.
La
tematica tradizionale di un’epoca di trionfo della Chiesa perde allora quella
nota di astrattezza derivante da quello che poteva apparire una mera
combinazione numerologica o un meccanico gioco di parallelismi ricavati dai testi Sacri, per ricevere una piena
giustificazione teologica.
il 3° paragrafo del
II capitolo del Trattato della vera
devozione intitolato opportunamente: La
devozione alla Santa Vergine sarà necessaria, in modo particolare, negli ultimi
tempi, così comincia: “Per mezzo di
Maria incominciò la salvezza del mondo e per mezzo di Maria deve essere compiuta”[clxxvii].
il santo enuncia sette motivi per cui
1. Per
ricompensarla dell’umiltà praticata al tempo della vita di suo Figlio. 2.
Perché, essendo il capolavoro di Dio, vuole trarne gloria e lode anche nel tempo.
3. essendo l’aurora che precede
il sole Gesù Cristo, deve poter essere conosciuta perché lo sia anche Gesù. 4. essendo la via scelta da Dio per venire
agli uomini la prima volta, lo sarà ancora una seconda, prima del Giudizio Finale.
5. Essendo la via maestra per giungere alla santità, essa deve essere conosciuta
perché, per suo mezzo,
Successivamente il Montfort si dilunga a descrivere le caratteristiche
di coloro che egli chiama “gli apostoli
degli ultimi tempi”, i membri di quell’ordine
con cui Maria restaurerà il culto e la società cristiana e per mezzo di cui
regnerà sulla terra:
“Queste anime grandi, piene di grazia e di
zelo, saranno scelte per opporsi ai nemici di Dio, che fremeranno da ogni
parte, ed esse saranno devote in modo singolare alla Santissima Vergine […]
in modo che esse combatteranno con una
mano ed edificheranno con l’altra. Con una mano combatteranno, rovesceranno,
schiacceranno gli eretici con le loro eresie, gli scismatici coi loro scismi,
gli idolatri con la loro idolatria, e i peccatori con le loro empietà; e con
l’altra mano edificheranno il tempio del vero Salomone e la mistica città di
Dio, vale a dire
Riassumendo. I. Dio ha
riservato un’epoca della storia della Chiesa alla Madonna.
“Gesù Cristo è venuto al mondo per mezzo
della santissima Vergine Maria e
anche per mezzo suo, egli deve regnare nel mondo”[clxxxvi].
“[58] Poiché per mezzo di Maria Santissima
Iddio venne la prima volta al mondo, nell’umiliazione e nell’annientamento, non
potrebbe dirsi altresì che per mezzo di Maria SS. Egli verrà un’altra volta, come l’attende tutta
II. Questo secolo o regno di Maria comporterà
una restaurazione della Chiesa e della società travagliate dall’immoralità e
dall’empietà, cioè dalla Rivoluzione
scristianizzante che, originatasi sul declinare del Medioevo, ed esplosa con
l’eresia luterana, è madre di ogni altro errore che ha appestato la civiltà europea.
Di ciò il Monfort è ben consapevole come si legge in un passo della Preghiera infuocata:
“A Dio
Padre
Memento:
ricordatevi, o Signore, di questa Comunità [allude sempre al futuro Ordine], nel compimento della vostra giustizia.
Tempus faciendi, Domine, dissipaverunt legem tuam; è tempo di fare ciò che avete promesso. La divina legge è trasgredita,
il vostro Vangelo abbandonato; i torrenti dell’iniquità inondano tutta la terra
e portan seco persino i vostri servi; il mondo intero è nella desolazione;
l’empietà regna sovrana; il vostro santuario è profanato e l’abominio è fin nel
luogo santo. Giusto Signore, Dio delle vendette, lascerete forse che tutto vada
in rovina? Diventerà ogni luogo come Sodoma e Gomorra? Sarà eterno il vostro
silenzio, eterna la vostra pazienza? Non bisogna che la vostra volontà sia
fatta sulla terra come in cielo e che venga il vostro regno? Non avete mostrato
ormai da tempo a qualcuno dei vostri amici un rinnovamento futuro della Chiesa? non devono convertirsi alla
verità i Giudei? Non è questo ciò che
III. Lo strumento che permetterà questa universale
restaurazione di tutte le cose in Cristo e la diffusione del suo regno su tutta
la terra sarà un ordine mariano,
che praticherà la perfetta devozione indicata dal Monfort.
“Signore
Gesù, memento Congregationis tuae: ricordatevi
di dare alla Madre vostra una nuova Compagnia perché tutte le cose siano rinnovate, e perché gli anni della grazia [non
parla della gloria, che riguarda l’eternità, ma di anni di grazia, cioè nel
tempo] abbiano compimento per mezzo di
Maria, come per mezzo di lei furono da voi cominciati.”[clxxxix]
“[59] Parimenti si deve credere che verso la
fine dei tempi, e più presto forse che non si pensi, Iddio susciterà grandi
uomini ripieni dello Spirito Santo e di quello di Maria, per mezzo dei quali
Ella, questa divina Sovrana, opererà nel mondo grandi meraviglie onde
distruggervi il peccato e stabilire il
regno di Gesù Cristo, suo Figliolo, sulle ruine del mondo corrotto; ed è
per mezzo di questa devozione alla Vergine, di cui io non so dare che una
traccia, e purtroppo ben pallida, a causa della mia pochezza, che quei santi personaggi
verranno a capo di tutto.”[cxc]
IV. Quest’epoca della Chiesa sarà prima della
fine del mondo, come si evince chiaramente da questo passo sempre tratto dalla Preghiera infuocata:
“A Dio Spirito Santo
[…] Lo
speciale regno di Dio Padre è durato fino al Diluvio e un diluvio d’acqua lo
concluse; il regno di Gesù Cristo è finito con un diluvio di sangue, ma il
vostro regno, o Spirito del Padre e del Figlio, continua tuttora e sarà
terminato da un diluvio di fuoco: d’amore
e di giustizia.
Quando
verrà questo diluvio di fuoco del puro
amore, che voi dovete accendere su tutta la terra in maniera così dolce e
veemente che tutte le nazioni, i Turchi, gli idolatri e persino i Giudei ne
bruceranno e si convertiranno? Non est qui se abscondat a calore eius.
Accendatur:
che questo divino fuoco, da Gesù Cristo portato sulla terra, divampi prima di quello della vostra collera
che ridurrà in cenere il mondo intero. Emitte Spiritum tuum et creabuntur, et
renovabis faciem terrae: mandate questo spirito tutto fuoco a suscitare
sacerdoti tutto fuoco, per il cui ministero sia rifatta la faccia della terra e sia riformata la vostra Chiesa.”[cxci] si noti infatti che il ‘diluvio di
fuoco del puro amore’, cioè la grazia sovrabbondante che scenderà sulla terra
per mezzo di Maria SS. nell’epoca che le è stata destinata, si verificherà, secondo
il santo, ‘prima di quello della vostra collera’,
cioè prima del diluvio di fuoco “e di giustizia” che alla fine del mondo
purificherà ogni cosa.
II. 10. La
devozione al Sacro Cuore di gesù
e
A partire dall’anno
1674 e fino alla morte (1690) una suora visitandina francese del convento di
Paray-le-Monial, Suor Margherita Maria
Alacoque (nata nel 1647) fu favorita di alcune apparizioni del sacro Cuore di Gesù.
La devozione al Sacratissimo Cuore di gesù non era nuova nel mondo cattolico,
ed anzi rimontava al lontano Medioevo. Tuttavia era sempre rimasta, per così
dire, confinata nei conventi e non possedeva un culto pubblico ufficiale ed
universale[cxcii].
Fu
proprio questo il motivo principale delle apparizioni. Il Sacro Cuore chiedeva
infatti espressamente alla Santa monaca di adoperarsi per la diffusione
pubblica di quell’antica devozione.
Ci si
può allora interrogare sul perché di tale divina insistenza nel corso del secolo XVII, perché proprio in Francia e perché una speciale devozione
per il Cuore Sacratissimo di Cristo.
Quando
nel corso del 1674 S. Margherita Maria ricevette per la prima volta
l’apparizione del Sacro Cuore, in Europa le potenze cattoliche (Austria, Francia
e Spagna) erano ancora predominanti, e la stessa Inghilterra, governata
dall’anglicano Carlo II Stuart, il quale non aveva mai nascosto le sue simpatie
per il Cattolicesimo e che si convertirà in punto di morte, sembrava prossima
al ritorno all’ovile di Cristo. Se quindi il fine soprannaturale della difesa
della Fede fosse stato prioritario nelle corti europee cattoliche e soprattutto
in Francia,
L’ultimo tentativo in grande stile,
attuato da Ferdinando II d’Absburgo, per ripristinare la vera religione in
Germania durante le prime fasi della Guerra dei Trentanni (1618-1648) era naufragato
proprio a causa della cattiva volontà della Francia, che, prima, aveva
sostenuto finanziariamente i nemici di Casa d’Austria, incoraggiando i prìncipi
protestanti più potenti ad entrare nella lizza, e poi era scesa direttamente in
guerra così da scongiurare del tutto il realizzarsi del progetto asburgico.
Si è
già accennato a come andarono poi le cose con la stipula della pace di
Westfalia, che se, da un lato, sancì il predominio europeo della Francia,
stabilì, dall’altro, il protestantesimo in Germania.
La
salita al trono di Luigi XIV nel 1643
non modificò purtroppo questo stato di cose. Luigi proseguì la politica
tradizionale anti-asburgica della sua nazione, appoggiandosi agli alleati di
sempre, i protestanti tedeschi e l’Islam. Egli era sinceramente devoto, ma la
sua vita privata lasciava alquanto a desiderare. Inoltre si lasciò ben presto
irretire nelle pretese
giurisdizionaliste dei suoi consiglieri, anche ecclesiastici, che tendevano
ad un assoggettamento della Chiesa Gallicana alla Corona e alla creazione di
una sorta di Chiesa nazionale sul modello protestante e quindi sganciata
disciplinarmente, se non dottrinalmente, da Roma. Vennero così sottoscritti nel
1682 dal ceto ecclesiastico i 4
articoli della Dichiarazione del clero gallicano, che posero
Nonostante ciò, nulla era ancora perduto. il peso della forza materiale, in quel lontano 1674, pendeva
ancora, sulla bilancia della storia, dalla parte della vera fede, a patto naturalmente che si
effettuasse, soprattutto in Francia, un mutamento completo, una conversione ai
retti princìpi che avrebbero dovuto guidare una nazione cattolica. per far questo occorreva innanzi tutto
una profonda metamorfosi spirituale. Questo venne precisamente a chiedere a Santa
Margherita Maria Alacoque il Sacro Cuore di gesù.
Il
Sacratissimo Cuore di Cristo, infatti, manifesta l’immensa carità del Redentore verso gli uomini, ricordando loro in
modo pressante il debito di riconoscenza che li deve stringere al loro supremo
e divino benefattore, da cui ricevono
ogni bene sia temporale che soprannaturale. Questa riconoscenza deve
soprattutto tendere all’imitazione delle Sue virtù: “imparate da me che sono
mite ed umile di cuore” (S. Matteo, XI, 29). Da questa riconoscenza deve
inoltre sgorgare copiosa la volontà di riparare
le ingiurie inferte contro di lui.
Questo
dovere di riparazione era più che
mai stringente nel periodo storico concreto in cui Gesù parlava, poiché il
processo rivoluzionario anticristiano, che aveva sconvolto l’Occidente, non desisteva
dalla sua marcia di distruzione, trovando, disgraziatamente, dei cooperatori,
proprio tra coloro che per primi avrebbero dovuto e potuto arrestarlo, come
appunto il Re Cristianissimo Luigi XIV.
Il
peso dei peccati individuali e collettivi che gravava sull’Europa richiedeva
quindi, per stornare la mano della divina giustizia, innumerevoli atti
d’espiazione e penitenza.
“e
in verità – insegna Pio XI nell’Enciclica Miserentissimus Redemptor del 1928 – lo spirito di espiazione e di
riparazione ebbe sempre le prime e principali parti nel culto con cui si
onora il Cuore Sacratissimo di Gesù, ed è certo il più cònsono all’origine,
alla natura, all’efficacia, alle pratiche proprie di questa particolare
devozione […] e in vero, nel manifestarsi a Santa Margherita Maria, Gesù,
mentre insisteva sull’immensità del Suo amore, al tempo stesso, in atteggiamento
di addolorato, si lamentò dei tanti e
tanto gravi oltraggi a Sé fatti dall’ingratitudine degli uomini, con queste
parole, che dovrebbero sempre essere scolpite nel cuore delle anime buone né
mai cancellarsi dalla memoria: ‹Ecco – disse – quel cuore che ha tanto amato gli uomini e li ha ricolmati di
tutti i benefici, ma in cambio del suo amore infinito, non che trovare
gratitudine alcuna, incontrò invece dimenticanza, indifferenza, oltraggi, e
questi arrecatiGli talora anche da anime a Lui obbligate con più stretto debito
di speciale amore›”.
A
questo fine il sacro Cuore si
rivolse, per il tramite della santa, innanzitutto alla Chiesa docente, perché istituisse una festività dedicata
espressamente a tale devozione:
“Ti chiedo che il primo Venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini sia dedicato a una
festa particolare per onorare il mio Cuore, offrendogli una riparazione d’onore
per mezzo di ammenda onorevole, e facendo in quel giorno
All’istituzione di questa solennità da parte della suprema gerarchia
della Chiesa sarebbero ridondati sulla Cristianità tutta innumerevoli benefici
tanto materiali che spirituali:
“Darò loro tutte le grazie di stato. Metterò
la pace nelle loro famiglie. Li consolerò in tutte le loro pene. Sarò loro
sicuro rifugio durante la vita e soprattutto alla morte. Coprirò di abbondanti
benedizioni tutte le loro imprese. I peccatori troveranno nel mio cuore la
sorgente e l’oceano infinito della misericordia. Le anime tiepide diventeranno
ferventi. Le anime ferventi si eleveranno a una grande perfezione. Benedirò le
case dove l’immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta. Darò ai sacerdoti la capacità
di toccare i cuori più induriti. Le persone che diffonderanno questa devozione avranno
il loro nome scritto nel mio Cuore, dove non sarà mai cancellato”[cxciv].
Purtroppo si dovette attendere l’anno 1856 perché Papa Pio IX estendesse la festa del sacro Cuore di Gesù a tutta
in primo luogo, vi si scagliarono
contro con tutta la scaltrezza di cui erano capaci, i giansenisti. Il loro freddo rigorismo di sapore calvinista, il cupo
sentimento della fragilità dell’uomo, che finiva con l’allontanare a poco a
poco i fedeli dalla pratica religiosa, trovava proprio nella devozione al
Sacratissimo Cuore il più efficace rimedio spirituale. il Sacro Cuore trovò poi degli avversari imprevisti anche in
alcuni importanti membri di quell’Ordine religioso che fino ad allora aveva
difeso a spada tratta, con la dottrina e l’esemplarità della vita,
Il
Generale dell’Ordine, Padre Tyrse Gonzales, infatti, ottenne da Papa Clemente
XI la messa all’indice della prima opera che, scritta dal suo confratello
Croiset, narrava e difendeva le apparizioni di Paray-le-Monial [cxcv]. Vi è
pure chi ha visto proprio nell’ostilità dei figli di Sant’Ignazio verso tale
devozione la causa soprannaturale della crescente avversione di cui da allora
furono oggetto fino alla sopressione del 1773.[cxcvi]
Se
l’istituzione della solennità dedicata al Cuore di Gesù doveva ricordare
all’intero Corpo Mistico la necessità di rivolgersi a Lui per trovare gli aiuti
divini con cui sbarrare il passo alla Rivoluzione in marcia, con la devozione
della Comunione riparatrice nei primi
nove venerdì del mese, il Redentore misericordioso s’indirizzava anche ai
singoli fedeli:
“Ti prometto, nell’eccessiva misericordia del
mio Cuore, che il suo amore onnipotente accorderà la grazia della penitenza
finale a tutti coloro che si comunicheranno ogni primo venerdì del mese, per nove volte consecutive; essi non
morranno punto in mia disgrazia, né senza ricevere i SS. Sacramenti e il mio
divin Cuore si renderà loro sicuro asilo in quell’estremo momento”[cxcvii].
Sembrerebbe che nulla manchi a questa pratica devozionale, che prospetta
la possibilità di una Restaurazione morale e religiosa, insistentemente richiamando
all’abbandono nelle braccia della misericordia di Dio e all’espiazione.
tuttavia, il Sacro Cuore, perché
Si
rivolse quindi con un particolare avviso al Re Cristianissimo, anch’egli
compreso tra quelle “anime a Lui
obbligate con più stretto debito di speciale amore”. Questa distinta
attitudine di deferenza nei confronti del Sacro Cuore derivava a Luigi XIV di
Borbone, non solo dall’essere il Monarca unto e consacrato di uno dei più
antichi regni cattolici d’Europa, ma soprattutto dai suoi miracolosi natali.
“Fin dalla sua nascita […] il Re Sole sembrava chiamato a un grande
destino. In seguito al cosiddetto ‘voto di Luigi XIII’ del 10 febbraio 1638 –
che stabiliva Maria Regina della Francia e
il Sacro Cuore, infatti,
nell’apparizione del 17 giugno 1689,
manifestò a Suor Margherita Maria l’impellente desiderio di “entrare
con pompa e magnificenza nella casa dei prìncipi e dei Re, per esservi onorato tanto quanto è stato oltraggiato,
disprezzato e umiliato nella sua Passione, e riceve altrettanto piacere nel
vedere i grandi della terra abbassati ed umiliati davanti a lui, come egli ha
sentito l’amarezza di vedersi annientato ai loro piedi.”[cxcix] E
come se Luigi XIV fosse chiamato in modo speciale a darne per primo l’esempio,
Nostro Signore proseguiva:
“Fai sapere al figlio primogenito del mio
Sacro Cuore – alludendo al nostro Re
[commenta
Come
si evince da queste chiare parole, il Sacro Cuore, confermando la miracolosa
venuta al mondo del Sovrano di Francia, gli chiedeva in contraccambio, d’essere
lo strumento privilegiato della diffusione della sua devozione, con un atto di
pubblica consacrazione di sé e del suo regno e con la pubblica ostensione del
Cuore divino sulle insegne della Monarchia Cristianissima. Novello Costantino,
Luigi aveva ricevuto da Dio stesso suggerimento di come formare il labaro sotto
la cui protezione condursi vittorioso “su
tutti i nemici della Santa Chiesa”. Che cos’era mai questo se non
promettere
Tuttavia, gettando uno sguardo sul futuro, Cristo continuava:
“Non saranno le potenze umane a far
progredire
Purtroppo le previsioni del Redentore si avverarono. Né Luigi XIV, né il
suo diretto successore, Luigi XV[ccii], pur
venendo entrambi a conoscenza delle richieste celesti, vi ottemperarono. Vi si
decise Luigi XVI, prigioniero dei rivoluzionari nel Tempio, quando, spogliato
della sua autorità, fece voto di procedere ad una pubblica consacrazione,
qualora fosse di nuovo rientrato in possesso del Trono. Ma il 21 gennaio 1793
fu ghigliottinato.
Il sacro Cuore, se da un lato previde
l’ingratitudine degli uomini da Lui maggiormente beneficati, dall’altro ci
assicura del trionfo finale del Suo Regno. La prospettiva quindi della Restaurazione
cattolica è stata in parte disattesa dall’ingratitudine umana, ma il suo
compimento è assicurato. Esso verrà dilazionato nel tempo, in punizione di
tanta grettezza, e anziché ridondare a gloria dei Re Cristianissimi sarà
attuato “per mezzo di persone povere e disprezzate e in mezzo alle contraddizioni, in tal modo che non si possa
attribuire alcun merito al potere umano.”[cciii]
II. 11. San Giovanni Bosco e l’Imperatore d’Austria (1873)
solo
nella monarchia plurinazionale guidata dal cattolico Francesco-Giuseppe I
d’Absburgo-Lorena (1830-1916) erede di quella casata che per secoli aveva
detenuto il supremo potere temporale della Cristianità e nelle cui vene
scorreva il sangue di Carlo Magno, si possono ormai scorgere le vestigia di
quel che fu l’Europa cristiana.
Eppure, ancora nel 1873, quasi duecento anni dopo gli appelli del Sacro Cuore ai Re di
Francia, nulla è irrimediabilmente compromesso.
In quell’anno, infatti, il sacerdote italiano
Don Giovanni Bosco (1815-1888) conosciuto e apprezzato dallo stesso Pontefice
Pio IX per santità di condotta ed eccezionali doni celesti, invia al monarca viennese questa singolare missiva:
“Ciò
dice il Signore all’Imperatore dell’Austria: fatti animo; provvedi ai miei
servi fedeli e a te stesso. Il mio
furore si versa su tutte le nazioni della terra, perché si vuole fare
dimenticare la mia Legge, portare in trionfo quanti la profanano e opprimere
quelli che la osservano. Vuoi tu essere la verga della mia potenza? Vuoi
compiere gli arcani miei voleri e
divenire il benefattore del mondo? Appoggiati sulle potenze del nord, ma
non sulla Prussia. Stringi relazioni con
Questa celebre lettera, recapitata a
Francesco-Giuseppe nel luglio di quell’anno, esprime uno schema ormai noto.
L’umanità si è allontanata dalla Legge di Dio, costringendo il Divino Monarca
ad intervenire per il ristabilimento dell’ordine infranto. La punizione è
quindi inevitabile. Tuttavia da essa può nascere la risurrezione e
A questo fine deve mostrare accortezza nella
scelta degli alleati. Innanzi tutto occorre evitare di contrarre legami e patti
troppi stretti e compromettenti con stati e potenze acattolici, soprattutto con
Sarà invece determinante una stretta
cooperazione con
Le
cose non andarono così. Il monarca absburgico, come già Luigi XIV, non diede
retta alle voci celesti, e, appoggiandosi completamente ad umani espedienti,
trascinò i suoi popoli in quel baratro, da cui vanamente cercò di sottrarli, in
piena guerra mondiale, il suo pronipote ed erede, il Servo di Dio Carlo I
(1887-1922).
L’insigne santo
torinese, cui Dio svelava sovente il futuro per mezzo di visioni notturne, ha
lasciato, però, un piccolo corpus di
sogni ispirati, che sembrano riferirsi con buona approssimazione alla futura
Restaurazione della Chiesa.
1°sogno: Le colonne in mezzo al mare (30 maggio
1862)
Il primo è
intitolato “Le colonne in mezzo al mare”
e fu narrato dal santo all’uditorio dei suoi allievi il 30 maggio 1862.
La
scena è sul mare. Qui si scorge “una
innumere flotta di navi ordinate a battaglia e con le prore terminanti a rostro
di ferro”. Le navi “munite di cannoni
e provviste di materie incendiarie” avanzano verso una nave molto più
grande, con l’intento di “urtarla col
rostro per poi incendiarla”.
La nave maestosa, che raffigura
Sulla
distesa marina si ergono due colonne:
una più alta, sormontata da un’Ostia raggiante, sotto cui si legge Salus Credentium, l’altra più piccola
con in cima una statua dell’Immacolata, con la scritta Auxilium Christianorum.
Il
comandante supremo, che sta sull’ammiraglia, ossia il Romano Pontefice, vedendo “il
furore dei nemici e il pericolo al quale sono esposti i suoi fedeli” decide
di convocare un consiglio di guerra
per stabilire il da farsi. I piloti delle altre imbarcazioni si riuniscono
quindi presso il comandante, ma, a causa dell’infuriare della tempesta, sono
poco dopo costretti a ritornare alle loro navicelle.
In
seguito il Papa, in un momento di bonaccia, li raduna nuovamente, ma la burrasca ritorna tosto ad esplodere e il
Pontefice allora guida in persona la nave ammiraglia verso le due colonne, per
ancorarvisi.
I
nemici compiono intanto ogni sforzo per assalire la flotta cristiana, per fermarla
e affondarla. Alcuni bastimenti avversari cercano di gettare sulla nave papale
del materiale infiammabile, mentre altri usano i cannoni, i fucili e i rostri.
“il
combattimento diventa sempre più accanito”. Tuttavia “la nave ammiraglia continua sicura e franca la propria rotta”, nonostante
sia talvolta danneggiata da formidabili colpi che provocano “alla carena larghe e profonde falle”,
che però miracolosamente si otturano “al
soffio del maestrale, che spira dalle due colonne”. I nemici diventano
allora “furibondi, combattono ad armi
corte, proferendo bestemmie e maledizioni”.
Nel
parossismo della lotta “il Pontefice
resta colpito gravemente e cade con
onore”. Viene poi ferito una seconda
volta, e muore. I nemici allora
gridano la loro vittoria e tripudiano sulle navi. Subentra però un altro Pontefice, eletto con
straordinaria celerità dai piloti degli altri vascelli. Questa subitanea elezione
getta gli avversari nello scoramento.
“Il nuovo Pontefice supera ogni ostacolo e
guida la nave fino alle due colonne; giunto tra di esse, la lega con la prora a
un’àncora della colonna sulla quale brilla l’Ostia; poi lega la poppa a
un’altra àncora pendente dalla colonna dell’Immacolata.
Allora succede un grande rivolgimento. Tutte
le navi, sulle quali si era combattuto contro quella del Pontefice, fuggono, si
disperdono, si urtano e si fracassano a vicenda.”
le imbarcazioni pontificie che
avevano combattuto a fianco del Papa e quelle che si erano tenute a prudente
distanza per non farsi affondare dal nemico, si avvicinano intanto alle due
colonne per ancorarvisi anch’esse.
“intanto sul mare regna una grande calma”.[ccv]
Il
santo stesso diede l’interpretazione generale del sogno: “Le navi nemiche sono le future persecuzioni contro
Il
sogno tuttavia promette una vittoria finale, tanto più trionfale quanto inattesa
e miracolosa. Le navi nemiche, ovvero gli avversari del Cattolicesimo, infatti,
verranno sconfitti in modo repentino “con
un gran rivolgimento”. poi regnerà
sul mare “una grande calma”, ove non
è difficile scorgere la futura condizione di pace della Chiesa dopo tante
tribolazioni.
Più
arduo invece individuare i particolari del sogno. Tenendo conto che San
Giovanni Bosco ebbe la visione nel 1862, parrebbe di poter ravvisare nel 1°
consiglio tenuto dal Pontefice durante la battaglia navale, e bruscamente interrotto
dalla tempesta delle persecuzioni, l’indizione e l’esito sfortunato del
Concilio Vaticano I, che fu interrotto nel settembre 1870 dalla presa di Porta
Pia.
Il
papa, sempre secondo la visione, radunerebbe poi una seconda volta, durante un
momento di bonaccia, i sottoposti. Che si alluda al Concilio Vaticano II? Il
Pontefice “colpito gravemente” è
forse Giovanni Paolo II, ferito dal ‘lupo grigio’ Alì Agcà nel maggio del 1981?
Se così fosse, Don Bosco avrebbe profetizzato in questo sogno il suo non ancora
avvenuto assassinio, oppure semplicemente, poiché egli, alla maniera profetica,
non fa distinzione tra la carica e gli individui che in successione la
rivestono, si intende genericamente l’assassinio di un Pontefice Romano, il cui
successore dovrebbe condurre la barca di San Pietro nelle acque tranquille
della Restaurazione.
Il
dato certo, comunque, è la “grande calma”
che regnerà al termine di queste oscure e dolorose vicende riguardanti
2° sogno (5 gennaio
1870)
Otto
anni dopo, la vigilia dell’Epifania del 1870,
Don Bosco ebbe un sogno che dovette impressionarlo non poco, poiché premise
alla descrizione queste parole:
“Dio solo può tutto e vede tutto. Dio non ha
né passato né futuro, ma a Lui ogni cosa è presente come in un solo punto.
Davanti a Dio non v’è cosa nascosta, né presso di Lui v’ha distanza di luogo o
di persona. Egli solo, nella sua infinita misericordia e per la sua gloria, può
manifestare il futuro alle genti.”[ccvii].
La
visione consta di vari quadri e si apre con un’affermazione di carattere generale,
che dà, per così dire, il tono a quel che segue:
“Dal sud viene la guerra, dal nord viene la pace”. La guerra, infatti, come mezzo di cui Dio s’avvale per punire e
convertire gli uomini, ne è il tema dominante.
Il
primo quadro è dedicato alla Francia con
Parigi. Sono profetizzati i tre
momenti in cui il Creatore la visiterà “con
la verga del suo furore”, in un crescendo di distruzione.
La prima volta Dio “abbatterà la sua superbia con le sconfitte, con il saccheggio e con la
strage dei raccolti, degli animali e delle persone”.
La seconda visita vedrà Parigi “privata del capo, in preda al disordine”.
Segue un’invettiva contro la ville
lumiére, circondata di “case
d’immoralità”, ma “esse - le dice
il veggente - verranno da te stessa
distrutte: l’idolo tuo, il Panteon, sarà incenerito”. I suoi nemici la
porranno “tra le angustie”, venendo
esposta “alla fame, allo spavento e
all’abbominio delle nazioni”.
Nella terza prova Parigi “cadrà in mani straniere”; i nemici “vedranno di lontano i tuoi palazzi in
fiamme, le tue abitazioni divenute un mucchio di rovine, bagnate dal sangue dei
suoi prodi, che non sono più”[ccviii].
Con
queste parole si chiude il capitolo dedicato alle punizioni che
Terminata la profezia riguardante Parigi, il veggente scorge un nuovo
episodio:
“Ma ecco, un gran guerriero dal nord porta uno stendardo sulla destra, che lo
regge e dove sta scritto: ‘Irresistibile mano del Signore’.
In quell’istante, il venerando Vecchio del Lazio gli andò incontro agitando una fiaccola
ardentissima. Allora lo stendardo si dilatò e, da nero che era, divenne bianco
come la neve. Nel mezzo di esso, in caratteri d’oro, stava scritto il nome di
Chi tutto può.
Il guerriero, con i suoi, fece un profondo inchino al Vecchio e si strinsero la mano”[ccix].
Il
senso dell’episodio è manifesto.
Un
uomo di guerra invincibile, un novello Attila, flagellum Dei, proveniente dal Nord, incontra un Papa, che lo
converte e stringe con lui alleanza. Non sarà azzardato, forse, ravvisare nella
misteriosa figura il più volte ricordato Grande Monarca, di cui la tradizione
profetica parla con tanta dovizia?
Concluso
anche quest’episodio, “la voce del Cielo
è al Pastore dei Pastori”, Dio, cioè, per bocca del suo servo, si rivolge
al supremo gerarca dell’Ovile di Cristo, il Papa.
“Tu sei
nella grande
conferenza con i tuoi assessori, ma il nemico del bene non sta un istante
in quiete; egli studia e pratica tutte le arti contro di te. Seminerà discordia tra i suoi
assessori; susciterà nemici tra i figli miei”[ccx].
quest’avvenimento
ha un significato abbastanza trasparente. Il Sommo Pontefice ha riunito una “grande conferenza” (il Concilio Vaticano
II?), ma a causa dell’azione del Maligno, la discordia divide “i suoi assessori”, cioè i rappresentanti
del clero, e si trovano dei nemici di Cristo proprio tra coloro che furono da
Lui prescelti per amarlo in modo
speciale, “tra i figli miei”.
Le potenze mondane, ormai completamente
dominate dallo spirito anticristiano, “vomiteranno
fuoco e vorrebbero che le parole fossero soffocate in gola ai custodi della mia
legge”. L’apostasia di molti chierici da un lato, e l’influenza nefasta dei
poteri mondani dall’altro, farà sì che quasi si giunga a tacere colpevolmente
la vera dottrina di Cristo. Ma “ciò non
sarà. Faranno male, male a sé stessi”.
in
una congiuntura tanto sfavorevole, ove terra e inferno sembrano congiurati per
cancellare il Vangelo di salvezza, Dio intima perentoriamente al Pontefice di
non indugiare in vane manovre ispirate più alla prudenza carnale che alla confidenza
nel Signore:
“Tu
accelera; se non si sciolgono le difficoltà, siano troncate. Se sarai tra le angustie, non arrestarti,
ma continua finché non sia troncato il capo dell’idra dell’errore. Questo colpo farà
tremare la terra e l’inferno, ma il mondo sarà assicurato e tutti i buoni esulteranno”.[ccxi]
Il
ristabilimento della dottrina di sempre e l’annientamento dell’errore, non
saranno senza angustie per il sommo gerarca; egli, infatti, verrà abbandonato,
o per malizia o per fragilità, dalla più parte dei suoi assistenti. Continua
infatti il veggente:
“Raccogli
dunque intorno a te anche
solo due assessori, ma ovunque tu vada, continua e termina l’opera che ti fu
affidata”, fidando sulla protezione
della “grande Regina” che “sara sempre il
tuo aiuto”.[ccxii] Il
ripristino della verità cattolica si otterrà quindi per uno speciale
intervento della SS. Vergine.
Chiuso anche questo capitolo attinente la
situazione interna alla Chiesa, il profeta volge ora lo sguardo sull’Italia.
“Ma tu,
Italia, terra di benedizioni, chi ti ha immersa tra la desolazione?” non sono
stati i nemici, “ma gli amici tuoi”.
Gli abitanti d’Italia “domandano il pane
della fede e non trovano chi loro lo spezzi? Che farò? Percuoterò i pastori, disperderò il gregge, affinché i sedenti
sulla cattedra di Mosè cerchino buoni pascoli e il gregge docilmente ascolti e
si nutra.
Ma
sopra il gregge e i pastori peserà la mia mano; la carestia, la pestilenza e la guerra faranno sì che le madri
dovranno piangere il sangue dei figli e dei mariti morti su terra nemica”[ccxiii].
L’Italia,
già terra benedetta per la speciale prerogativa di contenere sul suo territorio
Per questo tradimento del clero, da un lato,
e per i peccati del popolo indocile, dall’altro, Dio percuoterà la penisola,
con “la carestia, la pestilenza e la guerra”,
i flagelli temporali più gravi con cui
L’ultimo richiamo è rivolto a Roma. La città eterna dei Papi ha dimenticato che la sua gloria
e quella del suo Sovrano, il Papa, che ora “è
vecchio, cadente, inerme e spogliato”, “stanno
sul Golgota”.
Roma ha una maggiore responsabilità nel
peccato. Dio la visitirà quindi quattro volte, con un’escalation
di ditruzione e morte. La prima volta verranno percossi soltanto le terre circonvicine. La seconda lo sterminio e la strage arriverà fino alle mura.
“verrò la terza; abbatterò le difese e i difensori e
al comando del
Padre sottentrerà il regno del terrore, dello spavento e della desolazione.”[ccxiv]
gli
eventi di questa terza prova alludono forse alla caduta di Roma nelle mani dei
Savoia, nel settembre 1870, quando “al
comando del Padre”, ossia alla sovranità del Papa, si sostituì la monarchia
costituzionale liberal-massonica.
Comunque sia, Dio si è riservato ancora
un’altra visita, quella conclusiva, con cui sarà inferta una salutare lezione
ai cittadini traviati dell’Urbe.
“ Ma i miei savi
fuggono, la mia legge è tuttora calpestata; perciò farò la quarta visita. Guai a te se la
mia legge sarà ancora un nome vano per te! Succederanno prevaricazioni tra i
dotti e fra gli ignoranti. Il tuo sangue e il sangue dei figli tuoi laveranno
le macchie che tu fai alla legge del tuo Dio. la
guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui saranno percosse la superbia
e la malizia umana.
Dove sono, o ricchi, le vostre
magnificenze, le vostre ville, i vostri palazzi? Sono divenuti la spazzatura
delle piazze e delle strade.
Ma voi, o sacerdoti, perché non correte
a piangere tra il vestibolo e l’altare per invocar la sospensione dei flagelli?
Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i tetti, dentro le
case, per le vie, su ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della
mia parola? Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli la quale abbatte
i miei nemici e rompe le ire di Dio e delle genti?”[ccxv].
I “savi
fuggono” da Roma, la città è abbandonata alle sue iniquità, poiché anche le
persone dotte e sante, rimaste fedeli alla legge del Signore, l’hanno lasciata
in balia di sé stessa. La legge di Dio quindi è “tuttora calpestata”, come fosse “un nome vano”, con “prevaricazioni
tra i dotti e gli ignoranti”. Ecco allora necessario il sacrificio
espiatore dei figli di Roma, che “laveranno
le macchie” delle prevaricazioni con il sangue.
In particolar modo i ricchi, soddisfatti della
loro vita condotta tra le “magnificenze”,
vedranno trasformati i bei palazzi e le ville lussuose nella “spazzatura delle piazze e delle strade”.
Anche i sacerdoti non sono immuni dalla colpa, lenti come sono a rinsavire e
riconoscere nella mano che li colpisce, quella potente di Dio.
“questi avvenimenti dovranno effettuarsi
inevitabilmente l’uno dopo l’altro.
Le cose si succedono troppo
lentamente.
Ma l’augusta Regina
del Cielo è presente. La potenza del Signore è tra le sue mani: disperde come nebbia i suoi nemici.
Riveste di tutti i
suoi antichi abiti il venerando Vecchio.
Succederà ancora un violento
uragano.
L’iniquità è
consumata; il peccato avrà fine e, prima che trascorrano due plenilunii del mese dei fiori, l’iride di pace comparirà sulla
terra.
Il gran Ministro vedrà
Su tutto il mondo apparirà
un sole così luminoso, quale non fu mai dalle fiamme del Cenacolo fino ad oggi,
né più si vedrà fino all’ultimo dei giorni.”[ccxvi]
Nonostante il loro lento succedersi, gli
avvenimenti, si realizzeranno “inevitabilmente”.
La conclusione però, dopo le tribolazioni,
che Dio invierà sulla terra, è affidata ad un intervento della Madonna, nelle
cui mani è “la potenza del Signore”.
Allora
Vi sarà ancora “un violento uragano”. “l’iniquità è consumata” e “il peccato avrà fine” e l’arcobaleno,
prima che trascorra un mese primaverile con due plenilunii, comparirà sulla terra ad indicare, come fu già dopo il
Diluvio, la pace ristabilita tra Dio e l’umanità peccatrice.
Il gran Ministro, cioè il Papa, vedrà allora
come
sempre, anche in questa conclusiva sezione non è facile specificare i
particolari. il senso generale,
tuttavia, non lascia adito a dubbi.
Grazie all’intervento speciale di Maria SS.
il Papato e
3° sogno: Avvenimenti misteriosi (24 maggio-25
giungo 1873)
i due sogni descritti in precedenza abbracciano un arco temporale assai
lungo. quest’ultimo, invece, per
ammissione del Veggente, si riferisce ad una serie d’eventi concentrati in un
lasso di tempo ristretto: quattrocento giorni.
“Tutto
il tempo, che passò nel compimento di questi avvenimenti, corrisponde a
quattrocento [levate di sole]”.[ccxvii]
Come si noterà, tutta una serie d’assonanze
indicano che questi ‘avvenimenti misteriosi’ sono un chiarimento dei fatti narrati per sommi capi nell’ultima sezione del
sogno precedente.
Il sogno è incentrato sulla figura del Sommo
Pontefice e sulle traversie che dovrà superare per giungere alla vittoria
finale.
All’aprirsi della visione, Don Bosco vede “una notte scura”.
In queste tenebre, i popoli non sanno trovare la strada per “ritornare ai loro paesi”. D’improvvivo
però “apparve in cielo una luce splendidissima, che illuminava i
passi dei viaggiatori come a mezzogiorno”.
Vede allora “una moltitudine d’uomini, di donne, di fanciulli e di vecchi, di monaci,
di monache e di sacerdoti con alla testa il Sommo Pontefice uscir dal Vaticano
e schierarsi in corteo”.
Scoppia d’improvviso “un furioso
temporale”, che cerca di oscurare la
luce, ingaggiando con essa “una battaglia
”.
Appare probabile che quest’ultimo fatto abbia
un significato simbolico che rappresenta la furia distruttiva dei nemici della
Chiesa.
Il corteo guidato dal Papa, intanto, giunge “a una piazza coperta di morti e di feriti […]
mentre le file della processione si diradavano
assai”.
Così “dopo
aver camminato per uno spazio corrispondente a duecento levate di sole, ognuno si accorse che non si trovava
più a Roma”.
i
rimasti allora sono preda dello sgomento e si raccolgono attorno al Papa per
difenderlo. In quel momento assai critico, compaiono due angeli che gli presentano
uno stendardo e gli dicono: “Ricevi il
vessillo di Colei
che
combatte e disperde i più forti eserciti della terra. I tuoi nemici sono scomparsi, i tuoi figli con
lacrime e sospiri invocano il tuo ritorno”.
Sullo stendardo v’era scritto da un lato Regina concepita senza peccato e
dall’altro Ausiliatrice dei Cristiani.
Il Pontefice afferra con gioia lo stendardo,
ma rimane afflittissimo al vedere l’esiguo numero di coloro che gli sono intorno. I due angeli allora
soggiungono:
“va’ tosto a consolare i tuoi figli.
Scrivi ai tuoi fratelli, dispersi per le varie parti del mondo, che occorre una
riforma dei costumi”.
Il Pontefice riprese di nuovo in marcia e, a
poco a poco, le file della processione s’ingrossarono. Giunto a Roma, “si
mise a piangere per la desolazione in cui erano i cittadini, di cui molti non
erano più.” Rientrato in San Pietro, “intonò
il Te Deum, al quale risposero
un coro di Angeli che cantavano: Gloria a Dio in cielo e sulla terra pace alle
genti di buona volontà”.
Allora cessò l’oscurità e “irradiò un fulgidissimo sole”.
Città, paesi e campagne era assai diminuiti di popolazione; “la terra era pésta come da un uragano, da un
acquazzone e dalla grandine, e le persone andavano una verso l’altra e
dicevano: V’è Iddio in Israele.”
“Dall’inizio
dell’esilio fino al canto del
Te Deum, il sole si levò duecento
volte. Tutto il tempo, che passò nel compimento di questi avvenimenti,
corrisponde a quattrocento”.
II. 13. Le grandi apparizioni mariane del XIX secolo
S.
Luigi Maria Grignion insegna che la futura Restaurazione della Chiesa e della
Civiltà cattoliche si otterrà grazie ad un intervento speciale della Madonna,
la cui universale devozione sarà come il sigillo di quell’epoca di pace.
ben
si comprende, allora, perché, a partire dai primi decenni del XIX secolo,
quando, con lo scoppio della Rivoluzione francese, il processo di scristianizzazione
dell’Europa entrò nella fase parossistica, una serie di apparizioni della Madre
di Dio abbia segnato il cammino verso il ‘secolo di Maria’.
pure in altri tempi vi sono state simili
manifestazioni soprannaturali. le
più recenti tuttavia hanno dato origine a devozioni mariane universali e i messaggi della Madonna,
a ben guardare, presentano il medesimo leit-motiv.
II. 14. S. Caterina Labouré e
La ventiquattrenne Caterina Labouré, da poco entrata come
novizia nell’Ordine delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ paoli, presso il convento di Rue du Bac
a Parigi, è favorita già il 6 giugno 1830, festa della Santissima Trinità, di una visione che
predice la prossima caduta della Monarchia Cristianissima, a seguito della
cosidetta Rivoluzione di luglio, che porterà sul trono costituzionale Luigi
Filippo d’Orléans, il Re ‘borghese’.
“Mi
apparve – scrive la santa – nel SS.
Sacramento come
un Re, con la croce sul petto, durante
Allora
ebbi i pensieri più neri e tristi. Allora ebbi il pensiero che il re della
terra [Carlo X di Borbone] sarebbe perduto
e spogliato dei suoi abiti regali; il pensiero, che non so spiegare, sulla
perdita che si stava per fare.”[ccxviii]
La vigilia della festa di San Vincenzo, il 17
luglio 1830, Caterina è svegliata di soprassalto dal suo Angelo Custode, che la
conduce nella Cappella del Convento, dove gli appare
“Figlia
mia – le dice Nostra Signora – il
buon Dio vuole affidarti una missione. Avrai molto da soffrire, ma sopporterai
tutto pensando che lo fai per la gloria del Buon Dio […] i tempi sono molto tristi, sciagure
stanno per colpire
La
seconda ed ultima apparizione avvenne il 27 novembre 1830. Caterina vede come
una rappresentazione, con
La devozione della Medaglia
Miracolosa, che si festeggia ai 27 di
novembre, divenne ben presto popolarissima, soprattutto dopo la straordinaria
conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne. Questi, trovandosi a Roma nel
gennaio 1842, l’indossò per scherzo e per sfida. il giorno
20, però, entrato nella Chiesa di
Sant’Andrea delle Fratte, ebbe una visione della Madonna, dinanzi alla quale “cadde ebreo e si rialzò cristiano”.[ccxxi]
II. 15.
alle tre pomeridiane del 19 settembre 1846, vigilia della festa
dell’Addolorata, due fanciulli, Pierre-Maximin Giraud e Françoise-Mélanie
Calvat-Mathieu, che pascolavano a
“Venite
avanti, bambini miei, non abbiate paura. Sono qui per annunziarvi una grande notizia.
Se il mio popolo
non vuole sottomettersi, io sono
costretta a lasciare la mano di mio Figlio.
A questo punto
In seguito, pronunciando le parole: “Se essi si convertiranno, le pietre e le
rocce si cambieranno in grano e le patate si troveranno seminate nei campi”,
riprese il messaggio pubblico e conosciuto.
“Dite
bene le vostre preghiere bambini miei?” a
che i fanciulli risposero: “oh, no
Signora, non molto. ah! Bambini miei, bisogna farlo bene,
sera e mattino, quando non potete fare meglio dite un Pater e un’Ave Maria, e
quando avrete tempo e potrete fare meglio, ne direte di più.
Non va che qualche
donna un poco anziana alla Messa; gli altri lavorano tutta l’estate
Concludendo il discorso in francese,
Secondo le parole della Madre di Dio, due
sono i peccati che maggiormente attirano la vendetta divina: la bestemmia e
l’inosservanza del precetto festivo. A ben guardare si tratta della trasgressione
del 2° e 3° comandamento: ‘Non nominare
il nome di Dio invano’ e ‘Ricordati
di santificare le feste’.
II. 16. Le 18 apparizioni di Lourdes (1858)
l’11
febbraio 1858
Nella
seconda visita (14 febbraio 1858)
Il 21
febbraio, durante la sesta apparizione, Bernadette vide il volto della Vergine
rattristarsi e farsi malinconico. richiesta
del motivo di tanta afflizione, rispose: “Conviene
pregare per i peccatori”.
Nell’ottava visita del 24 febbraio, la scena si ripetè. Bernadette,
allora, voltasi verso la numerosa folla che assisteva e cui era impedito di
vedere il prodigio, con voce singhiozzante, replicò: “Penitenza! Penitenza! Penitenza!”.
La
nona apparizione del 25 febbrario, si ebbe il miracolo della fonte, che sgorgò
dalla terra a un piccolo colpo della fanciulla.
“Io
sono l’Immacolata Concezione. Desidero che qui si eriga una cappella”, così
disse
L’insegnamento di Lourdes sta più nei fatti che
nelle parole. La fonte miracolosa, con le strepitose guarigioni
scientificamente inspiegabili, ricorda alla superbia dell’uomo scientista, i
limiti del suo sapere e la necessità dell’intercessione della Madre di Dio.