Teologia

della

Restaurazione

(Parte prima)  

di Nicola Cavedini

           

            Parte Prima

 

I. 1. Certezze dogmatiche

I. 2. S. Agostino e la teologia della storia

I. 3. La storia del mondo secondo S. Agostino

I. 4. Ruperto di Deutz

I. 5. Gioacchino da Fiore e gli Spirituali

I. 6. La reazione di San Bonaventura

I. 7. La teologia della storia in San Bonaventura

I. 8.  Schemi interpretativi e restaurazione in San Bonaventura

I. 9. Un Ordine Profetico

I. 10. Santa Caterina da Siena

I. 11. San Vincenzo Ferreri  e gli uomini apostolici

I. 12. San Francesco di paola e un Ordine misterioso

    

            Parte seconda

 

II. 1. Il Venerabile Bartholomäus Holzhauser (1613-1658)

II. 2. L’Interpretatio in Apocalypsin

II. 3.  Le sette epoche della Chiesa secondo il Ven. Holzhauser

II. 4.  Il potente Monarca e la Restaurazione (6a epoca)

II. 5. Ancora sul potente Monarca

II. 6.  5a epoca e Rivoluzione

II. 7.  Romano Impero e Islam

II. 8. Il Santo Pontefice e lo stato sacerdotale nella 6a epoca

II. 9. San Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716)

II. 10. La devozione al Sacro Cuore di gesù e la Restaurazione

II. 11. San Giovanni Bosco e l’Imperatore d’Austria (1873)

II. 12. I sogni di San Giovanni Bosco e la Restaurazione

II. 13. Le grandi apparizioni mariane del XIX secolo

II. 14. S. Caterina Labouré e la Medaglia Miracolosa (1830)

II. 15. La salette. 19 settembre 1846

II. 16. Le 18 apparizioni di Lourdes (1858)

II. 17. Fatima 1917

II. 18. La Consacrazione della Russia e la Restaurazione

II. 19. Il Terzo Segreto finalmente rivelato (26 giugno 2000)

II. 20. Un commento al commento

II. 21. Un’interpretazione

II. 22. Pio XI e la Restaurazione. L’enciclica Mit brennender Sorge (1937)

II. 23. La Restaurazione è imminente?

II. 24. Conclusione

 

La condizione attuale d’apostasia della società e la gravissima crisi che attraversa la Chiesa cattolica, dominata dalla setta neo-modernista fin nel suo più alto vertice, fanno sorgere la domanda se sia ormai vicino il tempo ultimo della storia del mondo, quello che, contraddistinto dal regno empio dell’Anticristo, si chiuderà con la sua irreparabile sconfitta, la resurrezione dei corpi, il Giudizio finale e la conclusione della storia.

            Gli spiriti che non abbiano perduto lucidità, chiarezza di dottrina e il coraggio di guardare brutalmente in faccia alla realtà delle cose, possono forse lecitamente interrogarsi sull’attuale triste presente e tentare di giudicarlo e comprenderlo, seppure in via puramente congetturale, alla luce della teologia della storia.

            Un concetto assai diffuso negli ambienti cattolici legati alla perenne Tradizione della Chiesa è quello di Restaurazione. Esso indica in generale l’idea di un rifiorire della Chiesa e della civiltà cattoliche travagliate dalla Rivoluzione mondiale scristianizzante. Tuttavia non è forse inutile esercizio quello di investigare maggiormente se quest’idea abbia o meno un fondamento teologico, per evitare il pericolo, in questi tempi caotici ed irrazionali di fine millennio, di cadere in qualche concezione della storia non ortodossa, in un millenarismo più o meno mitigato, in qualche falsa certezza pseudo-soprannaturale, cui si accompagna sempre inevitabilmente la cupa desolazione del disinganno.

 

I. 1. Certezze dogmatiche

 

La storia e la vicenda dell’umanità e della Chiesa si svolgono nel tempo. Non può quindi stupire che Dio abbia rivelato gli eventi cardini della storia universale, che segnano l’inizio, la pienezza[i] e la fine dei tempi.

            All’inizio dei secoli troviamo, infatti, la Creazione delle nature spirituali (gli Angeli), del mondo materiale e dell’uomo. Sappiamo inoltre della prova cui Dio sottopose gli esseri razionali, la loro caduta, con la creazione dell’inferno per gli angeli ribelli, il peccato originale dei nostri progenitori, Adamo ed Eva, nonché la promessa di un Redentore (Protovangelo).

            Nella pienezza dei tempi si colloca invece la Redenzione dell’umanità peccatrice con l’Incarnazione della Seconda Persona della SS. Trinità nel seno della Vergine Maria, la Sua Passione, Morte e Risurrezione e la divina Istituzione della Chiesa Cattolica, con il mandato d’insegnare a tutti gli uomini le Verità rivelate da Dio fino alla consumazione dei secoli.

            Alla fine dei tempi invece vi sarà il Giudizio e la consummatio saeculi, la cessazione del mondo e del tempo. Questo evento ultimo della storia sarà preceduto da alcuni accadimenti che ne indicheranno la stringente prossimità e che sono stati preannunciati nella Scrittura.

            Essi sono, così come li elenca, tra gli altri, S. Alfonso Maria de’ Liguori nelle Dissertazioni teologiche-morali appartenenti alla vita eterna: 1. L’universale predicazione del Vangelo. 2. L’universale apostasia. 3. “La distruzione totale dell’imperio e nome romano” cioè della Chiesa cattolica e del regno sociale di Gesù Cristo. 4. La venuta ed il regno dell’Anticristo. 5. La venuta di Enoc ed Elia, con la conversione finale degli ebrei[ii]. A ciò si aggiunga tutta una serie di eventi naturali catastrofici, così descritti da S. Matteo e S. Luca nei loro Vangeli, da sempre interpretati come alludenti alla fine del mondo:

Or subito dopo la tribolazione [il regno dell’Anticristo] di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, e le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli si commoveranno (S. matteo, XXIV, 29);

E vi saran dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle e sulla terra costernazione tra i popoli, smarriti per il rimbombo del mare e dei flutti; gli uomini verranno meno dallo spavento nell’aspettazione delle cose che staranno per accadere al mondo, perché le potenze dei cieli saranno sconquassate.” (S. Luca, XXI, 25-26)[iii].

 

I. 2. S. Agostino e la teologia della storia

 

S. Agostino, il più importante teologo dell’antichità cristiana, raccogliendo una tradizione esegetica già prestigiosa ai suoi tempi, investigò la storia della Redenzione, applicando il modello archetipo di suddivisione temporale che rinvenne nel dato rivelato.

            Nel libro della Genesi, infatti, l’autore ispirato narra la creazione del mondo, suddividendo l’azione di Dio in sette giorni, o meglio, in sei giorni di attività e uno, l’ultimo, di riposo.

            S. Agostino, innestandosi sull’esegesi precedente e canonizzandola con l’immensa sua autorità, interpretò a sua volta la vicenda della Redenzione, proprio alla luce di quella settemplice periodizzazione. Tale utilizzo, infatti, aveva un fine innanzi tutto ermeneutico, serviva cioè a cogliere meglio e con sempre maggior profondità, lo svolgersi coerente ma vario degli eventi della storia salvifica tramandati dai due Testamenti, come intervento straordinario di Dio a beneficio dell’umanità peccatrice.

            Secondo il sommo teologo, infatti, come dimostrerà ad abundantiam in De Civitate Dei, tutta la storia dell’umanità, anche quando il Creatore si serve delle cause seconde, ossia della libera cooperazione dell’uomo, è opera sua, è cioè storia sacra guidata dalla Provvidenza. questa nota deve brillare, quindi, a maggior ragione in quella particolare vicenda della storia, la Redenzione, in cui Dio, pur servendosi delle cause seconde, è intervenuto in modo straordinario e con un fine eminentemente soprannaturale.

            Il santo d’Ippona sviluppò la sua concezione della storia sacra, come sistema interpretativo fondato sul parallelismo analogico tra giorni della creazione, epoche della storia salvifica ed età dell’uomo (infanzia, adolescenza ecc.) soprattutto nell’opera giovanile De Genesi contra Manichaeos[iv], ma se ne trovano importanti accenni anche nel suo testo più famoso, il De Civitate Dei[v].

            Enunciando il suo sistema, il santo scrive: “Percorrendo tutto il testo delle Sacre Scritture io vi scorgo in certo qual modo sei età destinate alle opere, età distinte tra loro, per così dire, da limiti determinati, di modo che nella settima si spera il riposo. Io vedo inoltre che queste medesime sei età assomigliano a questi sei giorni in cui furono compiute le opere che la Scrittura ricorda essere state fatte da Dio.”[vi]

            ciascun’epoca della Redenzione è paragonabile, quindi, ad una delle età dell’uomo, essendo la storia del mondo nient’altro che la vicenda del genere umano.

            Secondo S. Agostino, inoltre, la Storia universale, come storia dell’intervento di Dio nel tempo, può essere suddivisa analogicamente alle fasi del Suo intervento diretto al momento della creazione, in sei giorni-epoche.

            Così la prima epoca è quella della nascita dell’umanità, cioè della sua infanzia, che da Adamo giunge a Noè, ed è paragonata al primo giorno della Creazione, poiché allora l’uomo cominciò ad essere illuminato dalla fede (protoevangelo), come nel primo giorno Dio creò la luce. Alla sera di questo primo giorno-epoca si ebbe il Diluvio[vii].

            La seconda, che si apre con Noè, giunge ad Abramo, ed è la fanciullezza del mondo. A ragione viene paragonata al secondo giorno della Creazione “in cui fu creato il firmamento in mezzo alle acque superiori e a quelle inferiori, poiché l’arca in cui era Noè con i suoi familiari, era come il firmamento tra le acque sottostanti sulle quali stava a galla e quelle sovrastanti dalle quali veniva bagnata.”[viii] La sera di quest’epoca è la confusione delle lingue, in punizione della torre di Babele.

            la terza epoca si apre con Abramo e arriva  al Re Davide. È l’età dell’adolescenza, e si paragona al terzo giorno della Creazione, poiché, come allora Dio separò la terra dalle acque, così in quest’età del mondo il popolo eletto, generato da Abramo, fu separato dalle ‘acque’ del paganesimo. La sera di questo giorno-epoca sono i peccati del popolo eletto fino alla perversione di Saul[ix].

            La quarta, invece, che inizia con lo splendore del regno davidico (la giovinezza) paragonata al quarto giorno della Creazione, in cui Dio creò il sole (il regno di Davide), la luna (il popolo ubbidiente) e le stelle del firmamento (i maggiorenti del regno), si chiude con i peccati dei re e la deportazione del popolo eletto a Babilonia.[x]

            la quinta epoca, che dalla schiavitù babilonese giunge a Cristo, è l’età della gravitas, ossia la maturità. Corrisponde al quinto giorno della Creazione, in cui furono creati i pesci e gli uccelli, poiché gli israeliti cominciarono a vivere tra i pagani come in un mare e avevano una sede insicura e instabile come gli uccelli dell’aria. La sera di quest’età vide l’accecamento degli ebrei, che rifiutarono di riconoscere Gesù Cristo.[xi]

            Nella sesta età, che va da Cristo al regno dell’Anticristo e alla fine del mondo con il Giudizio finale (quella della senectus-vecchiaia) opera la Chiesa. Nel sesto giorno Dio crea gli animali della terra, simbolo dei popoli che avrebbero creduto al Vangelo, e, a compimento della sua opera, plasma l’uomo e la donna, sottomettendo loro ogni essere vivente. Così nella sesta epoca è nato Gesù Cristo, il novello Adamo, e la Chiesa, sorta dal costato trafitto del Redentore. Il sesto giorno-epoca si chiude con il regno dell’Anticristo e la cessazione del tempo. allora inizierà il settimo giorno, cioè il giorno del riposo sabbatico dell’eternità: “Allora con Cristo riposeranno da tutte le opere coloro ai quali è stato detto: Siate perfetti come il Padre vostro celeste […] ebbene, dopo tali opere deve sperarsi il riposo del settimo giorno, il quale non ha sera.”[xii]   

           

I. 3. La storia del mondo secondo S. Agostino

 

Età del mondo

Età dell’uomo

Punizione

Giorni della Creazione

1a Età: da Adamo al Diluvio

Infanzia

Diluvio

1° giorno: Fiat lux

2a Età: da Noè ad Abramo 

Fanciullezza

Torre di Babele

Confusione delle lingue

2° giorno: Firmamento

3a Età: da Abramo a Re Davide

Adolescenza

Peccati degli Ebrei e perversione di Saul

3° giorno: Separazione della terra dalle acque

4a Età: da Davide alla caduta di Gerusalemme

Giovinezza

Distruzione di Gerusalemme (486 a.C.)

4° giorno: Sole, luna e stelle

5a Età: dalla Restaurazione del Tempio a Cristo

Maturità

Rifiuto del Messia da parte degli Ebrei

5° giorno: creazione dei pesci e uccelli

6a Età: da Cristo al regno dell’Anticristo

Vecchia

Fine del mondo

6° giorno: creazione degli animali della terra

7a Età: Eternità del Paradiso

Vita eterna

Inferno eterno per i dannati

7° giorno: Riposo di Dio

 

S. Agostino, con il continuo raffronto tra le sei epoche storiche individuate e il modello dei Sei giorni della Creazione, approfondisce, in una prospettiva eminentemente cristocentrica, il significato mistico-allegorico della storia sacra.

            Ogni epoca della storia parla di Cristo almeno in via figurata e converge su Cristo. Così, per esempio, alla separazione della luce dalle tenebre nel primo giorno della Creazione, corrisponde il primo annuncio del Redentore ai Progenitori. Nel sesto giorno, la creazione dell’uomo, è figura dell’Incarnazione nella sesta epoca, mentre la creazione della Donna dalla costola d’Adamo preannuncia la nascita della Chiesa.

            S. Agostino, inoltre, caratterizza ogni epoca con una personalità eccezionale, che, nelle cinque età anticotestamentarie, annuncia nelle opere il modello futuro, Gesù Cristo. Ecco allora Adamo, Noè, Abramo, Mosé, Davide, Zorobabele fino a Cristo. Ogni epoca si chiude con un evento drammatico: la prima con il Diluvio, la seconda con la torre di Babele, la terza con la caduta di Saul, la quarta con la deportazione in Babilonia, la quinta con l’accecamento degli ebrei. la sesta, quella della Chiesa, terminerà con il Regno dell’Anticristo, cui subito seguirà la seconda venuta di Gesù (Parusia) per il Giudizio. Ogni epoca quindi s’incentra su una figura che ne è per così dire all’origine e che, eccettuata la sesta, è figura o tipo cristologico. Gli eventi luttuosi e catastrofici, invece, che segnano il chiudersi di ciascun giorno-epoca, sono tutte prefigurazioni del nemico terreno ed umano per eccellenza del Redentore Gesù e della Sua Chiesa, il falso Messia e falso Cristo che negli ultimi tempi, sebbene per poco, dominerà sull’intera umanità: l’Anticristo.

  La sesta epoca è propriamente quella che riguarda la vicenda terrena della Chiesa militante e che durerà, come la Chiesa, fino alla consummatio finale. è la vecchiaia del senescens saeculum, del mondo che invecchia. dopo la venuta di Cristo, nella pienezza dei tempi, infatti, la storia sacra è entrata negli ultimi tempi. Non si attende più alcun’altra rivelazione pubblica. La Chiesa, istituita da Cristo e guidata dallo Spirito santo, deve operare in attesa della fine.

  Il santo d’Ippona ha quindi modellato e perfezionato quelle categorie-chiave che diverranno patrimonio comune della cultura teologica occidentale. Queste idee si possono riassumere: nella liceità di un’esegesi simbolica della Scrittura come storia sacra della Chiesa militante, con l’utilizzo di categorie d’ordine rivelato (come la divisione in sette giorni dell’azione creatrice di Dio e la trinità delle persone divine).

  S. Agostino lascia, infatti, ai suoi discepoli numerosi esempi anche di quest’utilizzo ermeneutico. Così, ricercando l’impronta del dogma trinitario nella costituzione dell’essere umano, stabilisce la tripartizione dell’anima immortale in memoria, intelletto e volontà[xiii].  A maggior ragione l’archetipo trinitario andava ricercato anche nello svolgersi delle età della storia, come opera di Dio. Dall’impiego esegetico di questo modello, che S. paolo aveva indicato nella sua tripartizione della storia salvifica nelle epoche della legge di natura, mosaica, e di grazia, combinato col settenario, deriverà alla teologia della storia la celebre partizione della vicenda umana in tre epoche o età o Regni: quello del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

  d’ascendenza agostiniana è inoltre l’idea che ciascun’epoca debba essere aperta e caratterizzata da una personalità eccezionale cristologica (il Magnus Dux della tradizione profetica medioevale) e che la fine del giorno-epoca coincida con un evento catastrofico. S. Agostino lasciò questo sistema di teologia della storia in abbozzo. Egli non volle affrontare il tema della sesta epoca, quella non ancora conclusa, della Chiesa militante, forse spaventato, come è stato autorevolmente sostenuto, dalle ardite elaborazioni del suo contemporaneo donatista Ticonio, che, commentando l’Apocalisse, aveva per primo applicato alla storia della Chiesa, cioè alla sesta epoca agostiniana, la suddivisione settenaria della Genesi, confortato dalla ricorrenza di quel numero-simbolo nel testo di S. Giovanni, ed era giunto addirittura a fissare la data, poi rivelatasi infondata, della fine del mondo.[xiv] Il sistema di Ticonio, però, ricondotto in una cornice ortodossa, influenzerà profondamente l’esegesi medioevale, soprattutto nell’approccio interpretativo all’Apocalisse, inteso come narrazione simbolica della storia della Chiesa[xv].

 

I. 4. Ruperto di Deutz

 

Il primo che abbia combinato in un sistema simbolico coerente d’interpretazione della storia ecclesiastica il metodo trinitario e quello settenario è stato l’abate Ruperto di Deutz (1170 ca.-1129) nelle sue due opere principali De Sancta Trinitate et operibus eius e De glorificatione Trinitatis et processu Spiritus Sancti[xvi].

  L’intuizione che l’azione dello Spirito Santo nella Chiesa dovesse essere esplicazione dei suoi sette doni nelle sette epoche della storia della Chiesa, offerse finalmente la possibilità di una partizione ortodossa della storia ecclesiastica, cioè d’una partizione che non fosse in contrasto col resto della Rivelazione. I due metodi principali della simbolica, la teoria del carattere esemplare della trinità e la tipologia delle età dell’uomo, si congiunsero tra loro nell’interpretazione del significato del mondo. Il mondo e la storia del mondo sono opera della Trinità: le loro tre età sono subordinate alle tre persone, al Padre i sette giorni della Creazione, al Figlio le sette età del mondo fino all’arrivo dello Spirito Santo, e allo Spirito Santo le sette epoche della storia della Chiesa.”[xvii] 

  In conformità al modello agostiniano ogni epoca della storia ecclesiastica è caratterizzata da figure eccezionali che riflettono nel triplice ordine della società cristiana il loro esemplare cristologico. Saranno quindi monarchi potenti come Costantino, appartenenti all’ordine laicale, grandi Papi, come S. Silvestro, S. Leone magno ecc., quali massimi rappresentanti del clero secolare, ed infine soprattutto fondatori di ordini religiosi, come S. Benedetto, che incarnano al più alto grado il modello medioevale della vita monastica[xviii].

 

I. 5. Gioacchino da Fiore e gli Spirituali

 

Gli scritti dell’abate calabrese Gioacchino da Fiore[xix] (1130 ca.-1202) avrebbero probabilmente avuto un’eco molto limitata se non fossero divenuti, una quarantina d’anni dopo la sua morte, l’arma polemica della corrente francescana degli spirituali[xx].

  Subito dopo la scomparsa di San Francesco d’Assisi, infatti, si scatenò all’interno dell’ordine un durissimo scontro sul modo d’intendere il voto di povertà cui si obbligava ogni frate. Vi erano alcuni, come gli Spirituali appunto, secondo i quali per esso intendevano interdetta ai membri ogni forma di studio, ogni carriera ecclesiastica, giungendo financo a mettere in discussione la struttura stessa della Chiesa, giudicata troppo mondana, e quindi lontana dall’ideale evangelico di povertà che era stato incarnato dal poverello d’Assisi :

  Elemento fondamentale [per gli Spirituali] è osservare rigidamente la povertà e la Regola francescana secondo l’esempio personale di S. Francesco, respingere le interpretazioni pontificie che ne adattavano l’applicazione all’evoluzione dell’Ordine, e seguire il cosiddetto ‘uso povero’ anche nelle cose permesse. Non meno marcate sono tuttavia le idee contro la scienza, specie profana, e la tendenza alla vita eremitica; caratteristico l’attaccamento al testamento di S. Francesco che già Gregorio IX aveva dichiarato non obbligante, ed il fanatico fervore per le idee gioachimitiche.[xxi] 

 Alle asprezze degli Spirituali si opposero i Conventuali, che, invece, interpretavano il modello francescano di povertà in un’accezione che, senza snervare la natura del nuovo Ordine mendicante, potesse consentire ai suoi membri l’accesso alla carriera ecclesiastica, la possibilità di erudirsi nelle scienze ecc., con un relativo adattamento della regola del fondatore alla nuova condizione in cui l’Ordine, asceso in pochissimi anni a varie migliaia di membri, si venne a trovare.

  Gli spirituali allora videro nella teologia della storia di Gioacchino da Fiora, un sistema dottrinale assai adatto per sostenere e difendere la loro tesi. Il sistema di Gioacchino infatti si differenzia in alcuni punti importanti dal metodo interpretativo ormai collaudato dell’esegesi medioevale. Egli ne impiega quasi tutte le categorie, ma sembra piegarle ad una concezione della storia sacra affatto personale. i due concetti più pericolosi ed ambigui, sviluppati da commentatori francescani come Gerardo da Borgo San Donnino[xxii], appaiono quelli, l’un all’altro strettamente collegati, inerenti al terzo Regno dello Spirito Santo e al Vangelo eterno.

  L’abate calabrese modificò innanzi tutto il concetto del terzo Regno dello Spirito santo, che nella tradizionale visione simbolico-interpretativa della storia ecclesiastica coincideva con la vicenda terrena della Chiesa militante, dalla Pentecoste fino alla fine del mondo.

  Secondo Gioacchino, invece, il Terzo regno non coincide più con la storia della Chiesa nel suo complesso, dall’istituzione al compimento della sua missione. Egli introduce l’idea che esso prenda avvio in un dato momento della storia della Chiesa, giungendo addirittura a fissarne la data d’inizio nel 1260, quando il corpo mistico avrà raggiunto un grado così elevato di spiritualità da riuscire a penetrare il messaggio evangelico, oltre la sua nuda lettera, con un’intelligenza spirituale, che permetterà di cogliere allora il Vangelo eterno (espressione questa non inventata da Gioacchino, ma estrapolata dall’Apocalisse, XIV, 6) cioè la sua essenza spirituale, che i secoli precedenti più rozzi e carnali nello sviluppo del Corpo mistico, non erano stati in grado di apprendere. gioacchino, in parte richiamantesi alla tradizione precedente, vedeva nel sorgere di un nuovo Ordine religioso l’avvento di questo stadio ulteriore e compiuto della spiritualità cristiana.

  Gli Spirituali credettero di ravvisare nella figura di San Francesco e nel suo Ordine l’avveramento della profezia giochimitica. San Francesco, con la sua radicale interpretazione della povertà, aveva svelato il vero senso del messaggio evangelico, aveva mostrato alla nuova Chiesa della terza età il suo profondo senso spirituale. Non era forse una nuova Rivelazione, e tuttavia l’enfasi con cui gli spirituali difendevano la loro concezione della povertà e della nuova Chiesa ‘pneumatica’ che in essa si era rivelata, facevano comprendere alle intelligenze più avvertite quanto fosse pericolosa la china su cui si erano spinti.

  Il significato dell’evangelium aeternum è dunque questo: i campioni spirituali della perfezione evangelica tra i Minoriti considerano già in atto la nuova epoca di una superiore Rivelazione, di una amplior gratia e di una spiritualità che va diffusa universalmente, perché l’intelligenza spirituale della Scrittura, la rivelazione dei suoi misteri è già diventata realtà nell’epoca fissata da Dio, nel predestinato esegeta Gioacchino, ma specialmente nel messaggio apocalittico del maestro di vita Francesco. Un nuovo superiore messaggio del Regno è giunto.”[xxiii]

 

I. 6. La reazione di San Bonaventura

 

La reazione non tardò a verificarsi.

            Nel 1257 venne deposto il generale dell’Ordine Giovanni da Parma, accusato d’essere il capofila della corrente neo-gioachimitica. Al suo posto risultò eletto frà Bonaventura da Bagnoregio, che conservò la carica fino alla morte (1274) e che si sforzò durante il suo generalato di moderare le pericolose asprezze degli spirituali, che rischiavano di rendere sospetta, con la loro interpretazione, la figura e l’opera del padre fondatore.

  sotto la sua supervisione, così, venne alla luce la cosiddetta Legenda maior, con cui era fissata la biografia ufficiale del santo assisiate purgata dagli ardori giochimito-apocalittici degli spirituali.[xxiv]

  Occorreva, tuttavia, una chiarificazione riguardo alla dottrina giochimitica nel suo complesso, per sgombrare il campo, da un lato, dagli errori che essa presentava, per salvare, però, dall’altro, quella tradizione esegetico-profetica, che, a causa degli eccessi di Gioacchino e dei suoi epigoni francescani, rischiava d’essere coinvolta ingiustamente nella condanna dell’abate calabrese.

  A questo scopo il Dottore Serafico tenne presso l’Università di Parigi, tra il 9 aprile e il 28 maggio 1273, una serie di lezioni, che trascritte dai suoi uditori, rappresentano forse il capolavoro dell’illustre santo: le Collationes in Hexaëmeron sive Illuminationes Ecclesiae[xxv]. 

 

I. 7. La teologia della storia in San Bonaventura

 

Il titolo si potrebbe tradurre Conferenze sui Sei giorni della Creazione ossia i gradi sempre crescenti con cui s’illumina il mistero della Chiesa. il riferimento, ancora una volta, è al valore simbolico archetipo dell’opera di Dio all’origine del mondo. Ogni giorno, ossia ogni intervento del Creatore, costituisce per il santo lo spunto per l’orditura di un complesso ma coerente organigramma dottrinale, ove teologia, filosofia, esegesi e teologia della storia s’intrecciano.

  È soprattutto a partire dalla XIII conferenza che il Dottore Serafico, commentando le opere di Dio nel terzo giorno, appunta l’attenzione sulla Sacra Scrittura, come strumento privilegiato per salire a Dio.

  Nella Scrittura si possono cogliere tre aspetti: le intelligenze spirituali, le figure sacramentali e le teorie. Questa collazione è, in particolare, dedicata ad esporre il sistema dei vari sensi dei testi sacri. le intelligenze, ossia i sensi, sono quattro: letterale, allegorico, morale e anagogico.

  San Bonaventura li vede raffigurati nella celebre visione di Ezechiele (I, 5) dei quattro animali (uomo, leone, bue e aquila) ciascuno di essi con quattro facce.

  Così l’intelligenza letterale (uomo) della Scrittura, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, presenta quattro aspetti: è o legale, perché prescrive comandi, o storica, quando narra fatti esemplari passati, o sapienziale, se contiene insegnamenti, o profetica, quando rivela il futuro[xxvi].

  La seconda intelligenza è quella allegorica (leone), che riguarda ciò che è da credere, in particolare in riferimento a Cristo, Verbo Incarnato; a maria SS., “poiché nella Scrittura si dicono di Lei cose stupende, e questo perché in tutte le Scritture è posta in relazione al Figlio”; [xxvii] alla Chiesa militante, la madre Chiesa che nella Scrittura riceve lodi meravigliose[xxviii]; infine alla Sacra Scrittura stessa[xxix].

  Poiché la Scrittura parla principalmente del Messia, vi sono delle figure sacramentali che lo indicano e a lui si riferiscono, e sono i 12 misteri principali di Cristo. Questi misteri sono indicati allegoricamente nelle dodici pietre che ornavano la veste del Sommo Pontefice (Esodo, XXVIII, 6-12). Queste dodici pietre sono collocate in quattro ordini di tre ciascuno. A questi quattro ordini corrispondono quattro epoche.

  Il primo tempo è quello avanti la legge mosaica, in cui vi sono tre misteri: creazione delle cose, purificazione dei misfatti (il diluvio), vocazione dei patriarchi.[xxx]

 Il secondo tempo è quello della Legge scritta; anch’esso presenta tre misteri (la consegna della Legge, l’umiliazione dei nemici e la promozione dei Giudici)[xxxi].

  Il tempo terzo è quello della Profezia, con i tre misteri, dell’unzione dei Re (Davide, Salomone, Ezechia e iosia, come figure cristologiche eminenti); della rivelazione dei Profeti; della restaurazione del Tempio[xxxii].

  L’ultima epoca, la quarta, è quella di grazia, in cui s’individuano tre misteri, quello di Gesù Redentore degli uomini, per cui Cristo è rappresentato come uomo mansueto in Matteo, leone trionfante nel Vangelo di San Marco, vitello sacrificato in San Luca, e aquila che vola in San Giovanni; quello come diffusore della grazia, abbondante su tutti gli Apostoli, pio in San Paolo, “nel quale si concludono gli Atti degli Apostoli […] ne ciò deve stupire perché egli fu Beniamino [l’ultimo dei figli di Giacobbe e capostipite dell’omonima tribù cui appartenne S. Paolo] e lupo rapace, ultimo degli Apostoli, nel quale è significato l’ordine futuro.”[xxxiii] Inoltre Cristo fu prudente diffusore di grazie (nei libri canonici) e sapiente (nelle lettere di San Paolo). il terzo ed ultimo mistero di questo quarto tempo infine, è quello dell’apertura della Scrittura (Apocalisse=rivelazione)[xxxiv].

 

I. 8.  Schemi interpretativi e restaurazione in San Bonaventura

 

Commentando il passo della Genesi, riferito alle opere del terzo Giorno, che dice: “La terra produca erbe che producano seme ciascuna secondo la sua specie” (II, 9), San Bonaventura passa a trattare delle ‘teorie’ ed afferma che “nell’immagine dei semi si mostra che essi hanno una certa infinità di teorie celesti. […] le teorie sono quasi infinite, poiché come il riflesso di un raggio e di un’immagine da uno specchio si attua in modi quasi infiniti, così dallo specchio della Scrittura. […] questa considerazione delle teorie avviene tra i due specchi dei due Cherubini, cioè dei due Testamenti che si rispecchiano a vicenda […] Inoltre questa germinazione dei semi fa comprendere diverse teorie secondo le diverse connessioni dei tempi. E chi ignora i tempi non può conoscere queste teorie, infatti non può conoscere le cose future chi ignora quelle passate. Se non conosco di che albero è un seme, non posso conoscere che albero dovrà poi essere. Perciò la conoscenza delle cose future dipenderà dalla conoscenza delle cose passate. Mosè, infatti, profetando sulle cose future [la Redenzione di Gesù Cristo], narrò per rivelazione quelle passate.”[xxxv]

  Le teorie, quindi, il terzo elemento con cui la Scrittura ci erudisce per la vita eterna, indicano i sistemi d’interpretazione storico-profetica, che, basandosi sugli elementi fissi delle figure sacramentali e della multiformità semantica del testo sacro (i 4 sensi), permettono di enucleare dalla ricchezza scritturale indicazioni anche per il futuro della Chiesa militante, purché si abbia sempre l’accortezza di tendere al fine soprannaturale, senza di cui la lettura esegetica del testo ispirato scade a pura esercitazione profana.

 Il Dottore serafico nelle pagine seguenti, riassumendo la tradizione precedente, indica alcuni di questi sistemi di teologia della storia. ed innanzitutto il più importante: “è da notare inoltre che, come Dio creò il mondo in sei giorni e nel settimo si riposò, così anche il Corpo mistico di Cristo possiede sei età e la settima che corre con la sesta e l’ottava. Queste sono le ragioni seminali per conoscere le scritture.”[xxxvi]

  Segue poi il riassunto dello schema agostiniano delle sei età, con la sesta che, come in S. Agostino, va da Cristo fino alla fine del mondo, ma “la settima età corre con la sesta, cioè essa è la pace delle anime dopo la passione di Cristo. Ad essa segue l’ottava età, cioè quella della Resurrezione […]. Questi sono i semi gettati per l’intelligenza della Scrittura […] e in questo modo il tempo si divide in sette età.”[xxxvii]

  Si sarà notato che San Bonaventura, pur rimanendo fedele allo schema agostiniano, l’ha arricchito con l’introduzione della settima età, che corre con la sesta, ossia che appartiene alla storia del mondo prima della fine, età della pace delle anime, dopo la Passione del Corpo mistico, e prima dell’ottava età della Resurrezione, cioè dell’estremo Giudizio. in queste poche e misteriose parole, si fa il primo cenno al tema più oltre sviluppato, di un’epoca di quiete, pace e riposo della Chiesa militante su questa terra (Corpo mistico di Cristo), a figura del settimo giorno della Creazione.

  Vi sono tuttavia altre ragioni seminali, cioè altri sistemi storico-interpretativi, chi ignora i quali “non può giungere al mistero delle Scritture[xxxviii].

  Il tempo può infatti essere diviso in cinque parti, in base alle cinque chiamate di Cristo, come vide San Gregorio Magno[xxxix], commentando la parabola dei vigniaiuoli (S. Matteo, XX, 1-16): “Il regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna” (v. 1). Ci sono quindi 5 chiamate, all’alba, all’ora terza, alla sesta, alla nona e all’undicesima: La prima età fu quella della creazione di Adamo; la seconda sotto Noè; la terza con Abramo; la quarta al tempo di Mosé; “la quinta avviene sotto Cristo e per Cristo, mediante la penitenza a cui chiamò tutti e li invitò anche alle nozze”.[xl]

  La terza teoria è quella delle tre leggi, quella di natura fino a Mosé, quella scritta, da Mosè a Cristo, e quella di grazia da Cristo alla fine del mondo[xli].

  Ogni persona trinitaria ha inoltre un numero speciale che le corrisponde, così il sette è proprio dello Spirito santo, per i suoi doni; il cinque, al Verbo fatto uomo, per i cinque sensi intesi in modo spirituale; il tre infine al Padre che genera, non nasce, e da cui spira lo Spirito Santo[xlii].

  Fondamentale è ancora il rapporto tra i due Testamenti, poiché l’uno deriva dall’altro, “come l’albero deriva dall’albero e il seme dal seme e la lettera dalla lettera, così il Testamento dal Testamento.”[xliii] Vi sono quindi sei modi per il confronto tra i due Testamenti, da cui possono originarsi i vari sistemi della teologia della storia.

  Il primo modo si fonda sul numero uno, per cui ciascun Testamento va considerato in rapporto all’altro nella sua unitarietà. E “questi due tempi si distinguono come la notte dal giorno. […] nella notte quella Legge fu come la luna, i Padri […] furono come le stelle. Ma quando venne il sole [Gesù Cristo] allora vi fu il pieno giorno.”[xliv]

  In ragione della dualità inoltre i Testamenti hanno due tempi ciascuno. Così il Vecchio presenta un tempo prima della Legge mosaica e uno sotto di essa. Mentre il Nuovo del pari ha un doppio tempo: il tempo della chiamata dei Gentili e, alla fine del mondo, quello della chiamata dei Giudei, che non si è ancora avverato.[xlv]

  In rapporto al numero tre si distinguono tre tempi nell’Antico Testamento, quelli della sinagoga iniziata, incrementata e completa, cui corrispondono, nel Nuovo, quelli della Chiesa iniziata, sviluppata e compiuta, “la quale – aggiunge il Dottore Serafico in polemica evidente con la concezione giochimitica – è una soltanto, né ci sono, né ci possono essere più Chiese”.[xlvi] Tralasciamo l’esposizione dei metodi di comparazione tra Vecchio e Nuovo Testamento rispetto al numero quattro e al cinque, perché San Bonaventura appare in particolare interessato ad esporre lo schema incentrato sul rapporto tra il numero sette e il tre, cui dedica un’intera conferenza, la XVI, che porta come significativo sottotitolo: Continuazione sulle teorie che germinano dalla Scrittura riguardanti il decorso del tempo. In particolare si spiega la comparazione del settenario secondo la corrispondenza dei tre tempi.[xlvii]

 Si è così giunti in medias res, poiché proprio su ciò si erano avute le pericolose novità della dottrina neo-giochimitica degli Spirituali. Prima di trattare della comparazione tra i tre Regni, San Bonaventura sgombra il campo infatti da qualsiasi equivoco: “Dopo il Nuovo Testamento non vi sarà un altro Testamento, né può venir eliminato un qualunque sacramento della nuova legge, poiché quel Testamento è eterno.”[xlviii]

  Il numero sette, dice il Dottore Serafico, è il numero dell’universalità e possiede un grande mistero, esso “ha origine nel mondo archetipo, dove risiedono le ragioni causali, secondo il principio del settenario. […] Secondo tale numero Dio fece decorrere il mondo e la Scrittura, la quale spiega il decorso del mondo; e partendo da questo numero essa deve venir trasmessa e spiegata. Dunque la Scrittura descrive il decorso del tempo secondo i tempi originali, figurali, e di grazia o salvifici.”[xlix]

  I tempi originali corrispondono ai primi sette giorni della Creazione; quelli figurali, così detti perché essi erano figura del tempo della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, vanno da Adamo fino a Cristo; quelli graziosi o salvifici abbracciano tutta la storia della Chiesa, fino alla fine del mondo. Il sistema deriva dalla combinazione e dal raffronto di questi tre tempi, ciascuno suddiviso in sette parti o giorni.

 Il primo giorno originale è quello in cui Dio forma la luce. Ad esso corrisponde il primo giorno figurale della formazione della natura (da Adamo fino a Noé), con tre momenti, la formazione dell’uomo sulla terra, la caduta di Adamo e la cacciata dal Paradiso. Nel primo giorno del tempo salvifico, invece, si ha il conferimento della Grazia, giorno che va da Cristo e dagli Apostoli fino a Papa San Clemente e corrisponde alla Chiesa Apostolica. “l’uomo formato dalla terra verginale che non aveva ancora ricevuto sangue, significa il Cristo nato dalla Vergine; e come anche Eva fu formata dal fianco di Adamo, così la Chiesa dal fianco di Cristo[l], mentre il 2° e 3° momento sono da scorgersi nella caduta e cacciata del popolo ebraico che al tempo di Gesù non volle riconoscerLo.[li]

  Il secondo giorno originale è quello della divisione delle acque; quello figurale, che va da Noè ad Abramo, è contraddistinto dalla purificazione della colpa, con il diluvio, cui corrisponde nel terzo tempo della grazia, il ‘battesimo di sangue’, con cui si individua il periodo della storia ecclesiastica che da S. Clemente giunge fino a S. Silvestro e Costantino il Grande (313 d. C.), che fu l’epoca delle dieci persecuzioni generali.

  Il terzo giorno originale presenta la fecondazione delle acque; nei tempi figurali corrisponde all’elezione del popolo eletto e va da Abramo a Mosé. Nel tempo di grazia si ha la ‘norma cattolica’, da San Silvestro a San Leone Magno “sotto il quale fu redatto il Simbolo[lii], cioè la professione di fede (+ 461 d. C.).

  Il quarto giorno originale corrisponde alla luce siderea con la creazione del sole, la luna e le stelle; nel quarto tempo figurale, che da Mosè va a Samuele, Dio conferisce la Legge; così nel tempo di grazia nel 4° giorno della Chiesa, Dio conferisce la ‘norma della giustizia’, cioè la legge canonica e civile (Giustiniano), epoca che va da S. Leone I fino a San Gregorio Magno (+ 604).

  Nel quinto giorno originale Dio creò la vita che si muove, cui corrisponde nei tempi figurali la gloria regale, da Davide fino a Ezechia, e nel tempo di grazia, la ‘cattedra sublime’, da S. Gregorio Magno a Papa Adriano I (+ 795), “sotto il quale l’impero fu dato agli alemanni”.[liii]

  Nel sesto giorno originale Dio creò l’uomo, e nel sesto giorno figurale (dal Re Ezechia fino a Zorobabele, cioè fino alla ricostruzione del tempio) si ebbe la voce dei profeti, secondo tre momenti: la preclarità della vittoria, la preclarità della dottrina e quella della vita profetica, cui corrisponde nel tempo della Chiesa il periodo della ‘chiara dottrina’, che inizia con Papa Adriano I (+ 795) e che, secondo S. Bonaventura, era ancora in corso ai suoi tempi:

  Nel sesto tempo [figurale] vi sono stati tre avvenimenti: la preclarità della vittoria, la preclarità della dottrina e la preclarità della vita profetica. La preclarità della vittoria fu mostrata in Sennacherib che marciò contro Gerusalemme e l’Angelo del Signore ne ‘uccise centottantacinquemila’[liv]. Ed Ezechia fu sanato contro le leggi della natura e il sole ritornò indietro nel suo corso[lv]. Similmente al tempo di Adriano [all’inizio della 6a epoca della Chiesa]  si attuò una grande vittoria per opera di Carlo Magno che in modo miracoloso realizzò grandi trionfi, come fosse un Angelo mandato da Dio, e il sole, cioè la calura della tribolazione, ritornò indietro, e fu realizzata la pace della Chiesa, affinché poi stabilisse arcivescovi, vescovi e cenobi. In questo tempo vi fu la chiarezza della dottrina perché Carlo Magno convocò chierici e fece scrivere libri, come la trascrizione della Bibbia nel monastero di San Dionigi e in molti altri luoghi, e iniziarono a leggere e a far filosofia e favorì gli ordini religiosi[lvi].

  Secondo San Bonaventura, quindi, la preclarità della vittoria, nel 6° tempo ecclesiatico, corrisponde ai trionfi di Carlo Magno, per cui la Chiesa venne dilatata e l’Impero Romano si reinsediò in Occidente; la preclarità della dottrina è vista nella Rinascenza filosofico-teologica carolingia, quella profetica nel fiorire della vita monastica.

   Ma quanto alla sua durata [dell’epoca 6a che precede quella della Restaurazione] chi può dirlo o chi ne ha detto qualcosa? [è evidente in queste parole del Dottore Serafico il ripudio della pretesa di Gioacchino di fissare cronologicamente il momento esatto del passaggio dalla sesta alla settima età] La cosa sicura è che noi siamo in questo periodo e inoltre è sicuro che questo tempo durerà fino all’abbattimento della bestia che sale dall’abisso[lvii] [L’Anticristo] quando Babilonia sarà confusa e dopo vi sarà la pace. Prima però è necessario che venga la tribolazione. Ma qui non può essere posto un termine, poiché nessuno sa quanto durerà quel tempo di grande pace…”[lviii]

  San Bonaventura, sempre richiamandosi e appoggiandosi alla tipologia scritturale, allude inoltre alla natura “duplice[lix] della sesta epoca, per gettare qualche luce sul modo del passaggio all’età successiva della Restaurazione:

  Perciò come nella Passione del Signore vi fu prima la luce, poi le tenebre e alla fine di nuovo la luce, così è necessario che prima vi sia la luce della dottrina e che Iosia succeda a Ezechia, e dopo di che avvenne la tribolazione dei Giudei mediante la deportazione. È necessario infatti che sorga un principe zelante della Chiesa il quale o sarà o è già stato, e aggiunse [Bonaventura] volesse il cielo che egli non fosse già stato, e dopo di lui viene l’oscurità delle tribolazioni. Similmente in questo tempo Carlo Magno esaltò la Chiesa, e i suoi successori la combatterono: al tempo di Enrico IV vi furono due Papi, egualmente al tempo di federico Magno ancora due. Ed è certo che qualcuno tra di essi volle sterminare la Chiesa, ma ‘L’Angelo che saliva dall’oriente gridò a gran voce ai quattro Angeli: non devastate né la terra, né il mare, finché non abbia impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi’[lx]. Perciò fino adesso resta la tribolazione nella Chiesa”.[lxi]

  È chiaro che San Bonaventura crede che la settima epoca del riposo finale del Corpo mistico segua ad un periodo di tenebre e tribolazione, che caratterizzerà parte del sesto tempo, la cui natura è duplice, doppia, come abbiamo visto. Per questo, come, nel tempo figurale, al pio re Ezechia successe, poco prima della grande tribolazione (la caduta di Gerusalemme) che precedette la Restaurazione del Tempio, l’altrettanto devoto Iosia, così è necessario che a Carlo Magno-Ezechia succeda un nuovo Iosia, un principe zelatore della Chiesa “unus princeps zelator Ecclesiae[lxii], che, attraverso la grande tribolazione, introduca nella settima età della pace. San Bonaventura non sa se questo principe sia già apparso (si noti come egli prudentemente non si sbilanci mai nel fissare i termini cronologici). Egli tuttavia, considerando gli eventi della lotta delle Investiture dei secoli XI-XII-XIII tra Impero e Papato, è portato a pensare che la grande tribolazione, che introdurrà alla settima epoca, sia già in corso: “perciò fino adesso resta la tribolazione nella Chiesa[lxiii]. È facile scorgere nel principe zelante della Chiesa il Grande Monarca delle profezie.

  È inoltre probabile che San Bonaventura pensasse che la grande tribolazione dopo la quale Dio instaurerebbe la pace finale del Corpo mistico, fosse quella dell’Anticristo. Un passo riportato in un’altra edizione critica delle Collationes, quella edita nel 1934 a cura di F. Delorme[lxiv], recita infatti come segue:

  Così alla fine vi sarà anche il tempo della pace. quando infatti l’Anticristo, dopo la massima rovina della Chiesa, verrà ucciso da Michele, verrà, dopo la grande tribolazione dell’Anticristo, un tempo, prima del giorno del Giudizio, di così grande pace e tranquillità quale non vi fu dall’inizio del mondo e si troveranno uomini di così grande santità come vi furono al tempo degli Apostoli. […] Quando tuttavia verrà il Giudizio dopo quell’epoca, è completamente incerto. […] perciò viene detto tempo dell’avvento di Cristo nello Spirito parlando allegoricamente.[lxv]  

  Il settimo giorno originale fu quello del riposo di Dio, che preannuncia la quiete mediana del tempo figurale (da Zorobabele fino a Cristo) e la quiete finale di quello di grazia: “il settimo tempo [della storia della Chiesa militante] quello della quiete inizia dal clamore dell’Angelo[lxvi] che ‘giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, che non vi sarà più tempo!…” l’allusione a questo angelo dell’Apocalisse si spiega poiché “nell’Apocalisse – secondo San Bonaventura – l’apostolo Giovanni comprende i sette tempi [della Chiesa-Corpo mistico] mediante sette visioni…”.[lxvii]

  Nel settimo tempo [figurale] sappiamo che sono state realizzate queste cose: la ricostruzione del tempio, la restaurazione della città e il dono della pace [allude alla restaurazione del tempio dopo il ritorno dei Giudei dalla deportazione babilonese]. Similmente nel futuro settimo tempo avverrà la riparazione del culto divino e la riedificazione della città. Allora si realizzerà la profezia di Ezechiele[lxviii], quando la città discenderà dal cielo, e non certo quella città ‘che è lassù’[lxix] in cielo, ma quella che è quaggiù, cioè quella militante, quando essa sarà conforme alla Chiesa trionfante, per quanto è possibile in via. Allora avverrà la costruzione della città e la restituzione come era al principio e allora vi sarà la pace. Tuttavia quanto durerà questa pace, Dio solo lo sa.”[lxx]

 

I. 9. Un Ordine Profetico

 

Commentando l’azione creatrice di Dio nel quarto giorno, quando pose nel firmamento il sole, la luna e le stelle, il Dottore Serafico vi coglie una prefigurazione della gerarchia celeste (sole) e terrena (luna).

  La luna è la Chiesa militante che, nella sua costituzione, deve riflettere la luce divina che le proviene dal sole, cioè da Dio per il tramite dei cori angelici che Lo contemplano[lxxi].

  Egli individua così tre tipologie di ordini nella Chiesa. qui interessa quello stabilito secondo il principio della loro attività, “secundum rationem exercitiorum[lxxii]. abbiamo in primo luogo i laici, che corrispondono alla figura del Padre, e che praticano la vita attiva, e possono essere le sacre plebi, i sacri consoli e i sacri prìncipi, assimilati, rispettivamente, agli Angeli, Arcangeli e Principati dei Cori celesti.

  Il secondo ordine, che pratica una vita mista tra contemplativa e attiva, è quello clericale, che risponde al Figlio, con i tre gradi: ministeriale (gli ordini minori), sacerdotale e episcopale, Potestà, Virtù e Dominazioni della gerarchia angelica[lxxiii].

 Al vertice, vi sono coloro che praticano la vita contemplativa, cui “spetta di occuparsi delle cose divine[lxxiv], e che rispondono allo Spirito Santo, anch’essi suddivisi in tre generi, come supplicatori, speculativi e sopraelevativi (“per modum sursumactivum[lxxv]).

  al primo modo appartengono coloro che si dedicano completamente all’orazione, alla devozione e alla lode divina, eccetto quando si applicano all’opera manuale o al lavoro per il sostentamento proprio e di altri[lxxvi], come i Cistercensi, Premostratensi, Cartusiani, Grandimontesi, Canonici Regolari. A quest’ordine corrispondono, nella gerarchia angelica, i Troni.

  Il secondo ordine è quello che tende verso le cose divine per modo speculatorio o speculativo, come quelli che si dedicano alla speculazione della Scrittura […] Ad essi rispondono i Cherubini. Essi sono i Predicatori e i Minori[lxxvii], cioè Domenicani e Francescani, i due Ordini Mendicanti, che rappresentano un grado della vita contemplativa più perfetto rispetto alla grande famiglia monastica benedettina.

  Il terzo ordine è di coloro che si dedicano a Dio secondo il modo sursumattivo, cioè estatico o eccessivo. E diceva [San Bonaventura]: chi è quest’ordine? Esso è l’ordine serafico. Ad esso sembra essere appartenuto Francesco […]E in essi si realizzerà il compimento della Chiesa, ma non è facile sapere quale sarà quest’ordine futuro o se sia già presente.

  Il primo ordine risponde ai Troni, il secondo ai Cherubini, il terzo ai Serafini ed essi sono vicini a Gerusalemme e non hanno che da volare. Quest’ordine non fiorirà a meno che Cristo non appaia e patisca nel suo corpo mistico. E [San Bonaventura] aggiungeva che l’apparizione del Serafino al beato Francesco […] significava che quest’ordine debba rispondere a lui [al Serafino], ma deve giungervi attraverso le tribolazioni. E in quell’apparizione erano presenti grandi misteri.”[lxxviii]

  La visione gioachimitica del terzo regno è così ampiamente confutata. La Chiesa rimarrà sempre identica nei suoi fondamenti dottrinali. La Rivelazione è compiuta. Il vangelo eterno, su cui vaneggiavano gli Spirituali, è quello consegnato una volta per tutte da Cristo alla Chiesa Apostolica. San Francesco e il suo ordine non sono il segno dell’arrivo della terza età della Chiesa, ma più modestamente un’anticipazione di un periodo della storia ecclesiastica, che non coincide con il terzo regno (ricondotto ortodossamente ad abbracciare la vicenda complessiva della Chiesa militante fino al Giudizio) ma che ne è soltanto una porzione, situata verso il suo finire.

  scongiurate le esagerazioni spiritual-giochimitiche, San Bonaventura crede, tuttavia, di poter ravvisare effettivamente nella tipologia scritturale un’epoca felice del Corpo mistico di Cristo, un periodo di pace e compimento, preannunciato dal settimo giorno della Creazione, dalla restaurazione del tempio dopo la cattività babilonese nell’Antico Testamento, e dalla pace messianica dopo la Passione del Redentore Gesù. Prima però è necessaria la tribolazione, come avvenne per Cristo, nella cui passione “vi fu prima la luce, poi le tenebre e alla fine di nuovo la luce[lxxix].

  Quest’epoca felice della Chiesa militante, che, per quanto è possibile in via, sarà conforme nel maggior grado a quella trionfante nel cielo, avrà per protagonista un Ordine religioso, che corrisponderà al Coro dei Serafini per la purezza della sua contemplazione e per il grado eminente e massimo di santità dei suoi membri (ordine che ha già avuto un precursore nello stigmatizzato San Francesco), e che sarà l’ultimo, come Beniamino fu l’ultimo dei Patriarchi, e San Paolo, discendente da Beniamino, il ‘lupo feroce’, fu l’ultimo e il più fecondo degli Apostoli. infine, il Dottore Serafico individua nella Scrittura anche l’intervento di un Principe zelatore della Chiesa, un nuovo Carlo magno, che come il grande imperatore proteggerà e favorirà la Chiesa e la religione cattolica.

  Pur con tutta la sua prudenza, il Dottore Serafico ha lasciato alla posterità, non solo un nuovo e coerente modello di teologia della storia, ma soprattutto un compiuto sistema di teologia della Restaurazione, desunto dalla Sacra Scrittura ed enucleato nei suoi elementi essenziali, sia di ordine cronologico, poiché la Restaurazione della Chiesa si situa negli ultimi tempi, in prossimità del regno dell’Anticristo, sia in quelli costitutivi principali, che gli appaiono l’Ordine Serafico e il Grande Monarca.

  Egli individua inoltre la modalità del suo verificarsi: la passione del Corpo mistico. come il trionfo di Cristo è passato dalla porta stretta e sanguinosa della Passione, così la Chiesa, Suo Corpo Mistico, dovrà patire le tribolazioni prima di vedere la luce della pace finale. San Bonaventura sembra credere che tale tribolazione sarà quella inferta alla Chiesa dal suo più acerrimo nemico terreno, l’Anticristo.

  Come vedremo, sulla base di quest’interpretazione degli avvenimenti della Chiesa, a mano a mano che essa verrà travagliata dalle discordie e dalle eresie, ed in particolare quando, a partire dal XVI secolo, subirà il primo terribile attacco della Rivoluzione scristianizzante ad opera dell’eresia luterana, imparagonabile per la sua gravità a quel che la Chiesa aveva dovuto in precedenza sopportare, i suoi figli più eminenti vi scorgeranno un segno certo del prossimo avvento dell’età della Restaurazione.

 

I. 10. Santa Caterina da Siena

 

La fecondità di questo schema interpretativo la si ritrova già in atto, un secolo dopo circa la stesura delle Collationes bonaventuriane, in una delle più grandi sante del secolo XIV, la domenicana Santa Caterina da Siena (1347-1380).

  Raimondo da Capua, infatti, suo biografo ufficiale e confessore, riferisce che la Santa, dotata del dono di profezia, previde sul finire della sua breve ma intensa vita, l’esplodere del cosiddetto grande scisma d’Occidente (1378-1415) che di lì a poco avrebbe gettato la Chiesa in una situazione mai vista prima. Nel concludere la funesta rivelazione tuttavia la senese aggiunse questa singolare previsione di un futuro stato felice della Chiesa.

  Dopo d’avermi predetto in Roma le cose che ho scritto, [sul grande scisma] incuriosito di sapere di più, le domandai: Dimmi, madre carissima, ma dopo tutte queste sciagure, che avverrà della santa Chiesa? E lei mi rispose: Dopo tutte queste tribolazioni e angustie, in un modo che non si può comprendere dagli uomini, Dio purificherà la santa Chiesa risvegliando lo spirito degli eletti. Seguirà quindi un miglioramento così grande nella Chiesa di Dio, e un rinnovamento tale di santi pastori, che al solo pensarlo il mio spirito esulta nel Signore. La Sposa, che ora è brutta e mal vestita, ve l’ho ripetuto altre volte, allora sarà bellissima e adorna di gemme preziose e coronata col diadema di tutte le virtù. Tutti i popoli fedeli godranno di sapersi onorati da simili pastori, e anche gli infedeli, attratti dal buon odore di Gesù Cristo, ritorneranno all’ovile cattolico, e si convertiranno al vero pastore e Vescovo delle anime loro. Ringraziate, dunque, il Signore, che dopo la tempesta darà alla sua chiesa un gran bel sereno.”[lxxx]

  È evidente che questo ‘gran bel sereno’ della Chiesa non si è ancora verificato. la santa toscana, che vide il primo germoglio, per così dire, del Grande scisma e ne previde la lunga durata, vide anche, in un momento posteriore a quella particolare sventurata vicissitudine della Chiesa del suo tempo, a cui ne sarebbero succedute ben altre, quella futura età felice di quiete e riposo, di cui, come insegnava il Dottore Serafico, la tribolazione presente era il segno più certo. tanto più le traversie della Chiesa si faranno gravi, altrettanto i suoi figli più santi si sentiranno incoraggiati a proclamare la prossima venuta di un’epoca di trionfo, come già faceva ancora nel secolo XIV Santa Caterina.

 

I. 11. San Vincenzo Ferreri  e gli uomini apostolici

 

San Vincenzo Ferreri, nato in Spagna a Valenza nel 1346 ca. e morto in Bretagna a Vannes nel 1419, visse anch’egli, come S. Caterina, di cui era coetaneo, durante il travagliato periodo caratterizzato dalla cosiddetta cattività avignonese del Papato e dal grande scisma che sconvolse la Cristianità, come si è detto, dal 1378 al 1415.

  Appartenente all’Ordine di S. Domenico e dotato da Dio di grazie eccezionali che lo resero il santo più famoso del suo tempo, profeta, taumaturgo, straordinario predicatore itinerante, dalla vita austerissima di contro alla tiepidezza del nascente umanesimo, applicò a se stesso un passo dell’Apocalisse ritenendosi l’Angelo ivi descritto al capitolo XIV.

  scrisse il breve Tractatus de vita spirituali, per tracciare con poche e semplici linee la figura ideale del perfetto apostolo, di cui tanto necessitavano quei tempi calamitosi, indicando nel contempo, in un futuro ancora lontano, quegli apostoli evangelici che, assoggettandosi spontaneamente alle direttive morali del suo scritto, un giorno avrebbe condotto la Chiesa alla sua massima perfezione e fioritura:

  Vi sono tre cose - scrive infatti - che dobbiamo meditare assiduamente:

  Gesù nella sua Incarnazione, nella sua Passione e negli altri suoi misteri;

  la vita degli Apostoli e dei primi Frati del nostro Ordine, eccitando in noi il desiderio d’imitarli;

  la vita che condurranno più tardi gli uomini evangelici. […]

  Devi meditare giorno e notte la vita di quegli uomini poverissimi, semplicissimi e mansuetissimi, umili fino a stimarsi vili, uniti per un’ardente carità a Gesù, non pensando che a Gesù, non parlando che di Gesù, non gustando che Gesù e Gesù crocifisso, indifferenti al mondo, dimentichi di sé, contemplando la gloria eterna di Dio e degli eletti, a cui tutto il loro essere anela nel desiderio incessante della morte ad esempio di S. paolo che  diceva: ‘Desidero di morire e d’essere con Cristo’. Essi possederanno i tesori immensi e inestimabili delle ricchezze celesti. Saranno meravigliosamente invasi e sommersi dalla deliziosa abbondanza delle dolcezze e delle gioie del Paradiso.

  Nelle tue meditazioni figurati questi uomini che cantano sull’arpa del loro cuore, nel rapimento dell’estasi, il cantico degli angeli. Questa visione ti farà desiderare con incredibile ardore la venuta di questo tempo; dissiperà le nubi del dubbio e dell’ignoranza e t’introdurrà in una mirabile luce: distinguerai chiaramente tutti i mali del nostro tempo e comprenderai la misteriosa disposizione di tutti gli Ordini religiosi che dal tempo dell’Incarnazione di Cristo sono nati e nasceranno sino alla fine dei secoli, sino al momento in cui sarà consumata la gloria del nostro sommo Signore Gesù Cristo.[lxxxi]

  Non è difficile scorgere in queste infuocate righe del grande santo spagnolo, un richiamo ai membri di quel misterioso Ordine Serafico, tratteggiato nelle sue linee essenziali da San Bonaventura.

 

I. 12. San Francesco di paola e un Ordine misterioso

 

La vita del calabrese San Francesco di Paola (1416-1507) fu un prodigio continuo, tra miracoli strepitosi, profezie, estasi. Fondatore dell’Ordine dei Minimi, che praticavano, oltre ai tre voti consueti di povertà, castità e ubbidienza, anche un quarto voto di quaresima perpetua, ha lasciato in alcune sue lettere, che ci sono giunte in una versione linguistica ammodernata, alcune preziose indicazioni sul misterioso ordine che negli ultimi tempi opererà a beneficio della Santa Chiesa.

  le missive furono scritte tra il 1482 e il 1496 a Simone di Alimena, duca di Montalto in Calabria, che era amico e benefattore del santo e lo aveva aiutato in mille modi a diffonderne la congregazione. da lui discenderà infatti, secondo le previsioni di san Francesco, il fondatore di quell’Ordine.

 Così, nella lettera del 5 febbraio 1482, scrive che gli è stato concesso lo spirito di profezia riguardo al “fatto della riformazione della Santa Ecclesia dell’Altissimo […]

  Da V.s. ha da nascere lo Gran Duca della milizia, ha da vincere il mondo ed insignorirsi dello temporale e spirituale e non potrà più essere al mondo niuno signore che non sia dell’Ordine della sancta milizia dello Spiritu Sanctu. Porteranno il segno di Dio [la croce] vivo in petto ma molto più nel cuore.[lxxxii]

 San Francesco constata la decadenza morale dei suoi tempi, in primo luogo tra i prìncipi secolarii quali menano una vita senza carità […] e vivono male” a causa della loro “maledetta avarizia” che li porta  a spendere “più di quello che hanno in vanità e cose senza proposito per compire ai loro falsi appetiti, assassinando i poveri vassalli”. Essi sono assai peggiori dei lupi rapaci e dei leoni famelici. “vergognatevi delle vostre male operazioni, o cristiani per usanza e non per verità! Siete peggiori degli infedeli, o tiranni del popolo di Dio.[lxxxiii]

   i prelati non sfuggono al suo rimprovero. I Prìncipi spirituali sono, infatti, per il santo, molto peggiori di quelli secolari, sono dei Giuda Iscariote, “avidissimi alla rapina per divorare le pecorelle di Gesù Cristo […] Che cura avete voi del santo ovile di Cristo […] Non altra cura avete se non quella di divorare e mangiare i beni di Santa Chiesa senza mai ricordarvi dei poveri di gesù Cristo benedetto.”[lxxxiv]

  Nonostante tutto questo Dio esalterà un uomo poverissimodel sangue di Costantino imperatore figliuolo di Sant’Elena e del seme di Pepino […] Per virtù dell’Altissimo confonderà i tiranni, gli eretici ed infedeli. Farà un grandissimo esercito, e gli angeli combatteranno per loro ed uccideranno tutti i ribelli dell’Altissimo.”[lxxxv]

  Sarà, infatti, fondata per volere dell’Onnipotente “una nuova religione [ossia ordine] molto necessaria, la quale farà più frutto al mondo che tutte le altre insieme unite. Sarà l’ultima e la migliore di tutte. Procederà con le armi, con le orazioni e con la santa ospitalità. […] Il Capo e fondatore di tal gente sarà uno della vostra stirpe – scrive all’Alimena - e questo sarà il grande riformatore della Chiesa di Dio[lxxxvi]

  Tale uomo sarà nella sua puerizia ed adolescenza quasi santo, nella gioventù gran peccatore, poi si convertirà del tutto a Dio e farà gran penitenza, gli saranno perdonati i suoi peccati e tornerà santo. Sarà gran capitano e principe di gente santa, nominati li ‘Santi Crociferi di Gesù Cristo’, con li quali consumerà la setta maomettana con il resto degl’infedeli. Annichilirà tutte le eresie e tirannie del mondo, riformerà la Chiesa di Dio con i suoi seguaci, i quali saranno i migliori uomini del mondo in santità, in armi, in lettere ed in ogni altra virtù, che tale è la volontà dell’Altissimo. Otterranno il dominio di tutto il mondo tanto temporale che spirituale, e reggeranno la Chiesa di Dio sino alla fine dei secoli.”[lxxxvii]

  E ancora nella lettera del 13 agosto 1496, sempre indirizzata a Simone di Alimena:

  Tal uomo sarà gran peccatore nella sua gioventù, poi si convertirà al grande Iddio dal quale sarà tirato come fu S. Paolo. Sarà il gran fondatore di una nuova religione, differente da tutte le altre, che scompartirà in tre ordini, cioè cavalieri armigeri, di sacerdoti solitari e di ospitalieri piissimi. Sarà l’ultima religione e farà più frutto alla Chiesa di Dio che tutte le altre.”[lxxxviii]

  Vincitore si chiamerà il loro fondatore, vincerà il mondo, la carne ed il demonio.”[lxxxix]

  Arriverà un tempo in cui gli uomini, porranno il loro fine nelle cose terrene, “niente pensando alle cose di Dio”, e quegli sventurati  vivranno in modo peggiore degli stessi animali bruti, in uno stato di confusione come le bestie. Allora Dio preparerà “un grandissimo flagello” per convertire il suo popolo. Innanzi tutto i cristiani saranno vessati dagli eretici e dagli infedeli, i quali alzatisi “contro i cattolici e contro gli eretici uccideranno, rovineranno e saccheggeranno la parte maggiore della cristianità”. Infine “si muoverà l’esercito della ‘Chiesa’, ossia li santi Crociferi, non contro i cristiani, e nemmeno contro la cristianità, ma contro gli infedeli nei paesi pagani: conquisteranno tutti quei regni con la morte d’infinitissimo numero d’infedeli. Dopo si volgeranno contro i mali cristiani, ed ammazzeranno tutti i ribelli di Gesù Cristo. Questi regneranno e domineranno il mondo santamente sino alla fine dei secoli”. Il segno del prossimo verificarsi di tali portenti si avrà “quando si vedranno le croci con le stimmate, e si vedrà sopra lo stendardo il Crocifisso[xc].

   Quando apparirà, questo nuovo Ordine si mostrerà “con crocifisso alzato e sollevato sopra gonfalone in luogo eminente”. esso in principio sarà deriso dagli increduli, dai cattivi cristiani e dai pagani. Quando tuttavia i nemici di Cristo vedranno le vittorie portentose “contro i tiranni, eretici ed infedeli”, allora “il loro riso si convertirà in pianto. Questa gente santa [i Crociferi] farà stragi immense, e si vedranno fiumi e laghi di sangue dei ribelli di Sua Divina Maestà! Oh quante infelicissime anime piomberanno colaggiù nell’inferno, ed i loro corpi saranno divorati dalle fiere! Tale pena meriteranno tutti coloro che saranno trasgressori dei divini precetti, e con nuove e false dottrine procureranno di corrompere il genere umano contro i ministri del culto di Dio.”[xci] meno dura invece sarà la divina vendetta con coloro che avranno peccato per fragilità, senza ostinarsi nel male.

  Questi santi Crociferi distruggeranno “tutta la setta maomettana, tutti gli infedeli di ogni sorta e di qualsivoglia legge”, metteranno “fine a tutte le eresie del mondo con la consumazione dei pessimi tiranni […] e silenzio a tutte le cose, componendo una pace universale che durerà fino alla fine dei secoli”.[xcii]

  Infine il santo Ordine “piglierà per forza d’armi un gran regno e sarà un solo ovile ed un pastore, e ridurrà il mondo ancora ad un vivere santo, e regnerà sino alla fine dei secoli. Il mondo tutto non avrà che dodici re, un imperatore ed un papa, e pochissimi signori, e questi saranno tutti santi”.[xciii]

 

 

PARTE SECONDA

 

 

nella prima parte di questo breve saggio si è cercato d’indicare a grandi linee l’affermarsi di una teologia cattolica della storia, che a partire da S. Agostino, ritrova nella combinazione ermeneutica tra giorni della Creazione (come narrati nella Genesi) unità e Trinità di Dio, ed epoche della vita umana, una chiave interpretativa sia della storia della redenzione, che della vicenda temporale della Chiesa militante.

  S. Bonaventura, nel corso del secolo XIII, polemizzando contro l’eterodossia dei francescani ‘spirituali’, seguaci delle tesi ambigue e pericolose di Gioacchino da Fiore, raccolse in una summa la prestigiosa tradizione di teologia della storia coltivata nel Medioevo, dandone, nella sua opera principale, l'Exaemeron, un quadro completo e complesso al medesimo tempo.

  I secoli del tardo medioevo e dell’inizio dell’età moderna videro anche in questo particolare campo, un affievolirsi degli studi, e la teologia della storia seguì il destino di altre importantissime branchie della scienza religiosa. Soltanto alcuni eminenti spiriti, che brillarono per la santità della vita in quei secoli di declino morale e dottrinale, aggiunsero alcuni importantissimi, sebbene parziali tasselli, a quel grandioso affresco (S. Caterina da Siena, S. Vincenzo Ferreri, S. Francesco di Paola).

  L’età della Controriforma, nel generale rifiorire della vita religiosa, offre gli ultimi imponenti tentativi di una teologia della storia. Anzi, è proprio nel momento in cui la spinta della Controriforma sta per arrestarsi, quando cioè fallisce con la pace di Westfalia del 1648, il tentativo più notevole di completare la restaurazione cattolica con la sconfitta anche politica dell’eresia; è proprio allora che alcuni grandi uomini di Chiesa sviluppano e riprendono interesse per una visione teologica della storia  ecclesiastica.

  il fallimento della restaurazione controriformista, infatti, spinge alcuni di loro a considerare la storia della Chiesa nel suo complesso e quindi, riprendendo nelle sue grandi linee il pensiero medioevale, a tracciare una teologia della restaurazione, che, sempre appoggiandosi al dato scritturale, riesca a inquadrare teologicamente il male presente, il mysterium iniquitatis rappresentato dall’allontanamento progressivo di un numero sempre crescente di individui e di popoli dalla luce divina della verità rivelata.

  Sono principalmente due gli autori che ci hanno lasciato i frutti della loro indagine teologica. Entrambi si richiamano esplicitamente all’esegesi medioevale. Entrambi, sebbene da angolature diverse, vedono la teologia della storia come vicenda provvidenziale del Corpo mistico, ossia della Chiesa cattolica apostolica romana; entrambi, anche in questo ricollegandosi a quell’antica tradizione, sono interessati principalmente al momento di una prossima restaurazione della Chiesa, di cui sono al tempo stesso i profeti e i massimi esegeti.

 Gli autori di cui si tratta sono il Venerabile Bartolomeo Holzhauser (1613-1658) e San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716). I due sacerdoti nelle loro opere illustrarono, alla distanza di pochi decenni l'uno dall'altro, il medesimo soggetto: la Restaurazione ventura della Chiesa cattolica. Il bavarese Holzhauser s’interessa maggiormente, da suddito del Sacro Romano Impero, alla restaurazione politico-religiosa della Cristianità nel suo complesso, come ritrovata unione concorde del potere spirituale e temporale. Di qui la sua attenzione alla figura del Grande Monarca, che sarà lo strumento privilegiato di cui la Provvidenza si servirà per attuare il suo misericordioso piano restaurativo. San Luigi Maria, invece, è più attirato dalla natura mariana di quell’ordine profetico di cui leggeva nei grandi mistici del tardo Medioevo, che esplicitamente richiama. La mariologia montfortana, infatti, se avulsa dalla sua concezione provvidenzialistica, perde quasi di significato.

  A questa ripresa dell’investigazione sulla vicenda della Chiesa romana alla luce della teologia della storia, si affiancano alcune decisive rivelazioni private, che sono all’origine di grandi devozioni universali ancora oggi conosciute e praticate. Anch'esse però si comprendono appieno ancora e sempre in quest’ottica provvidenziale. Alludo alla devozione al Sacro Cuore di Gesù (fine secolo XVII) alle grandi apparizioni mariane dell'Ottocento, e infine al messaggio di Fatima del nostro secolo. Il quadro non sarebbe completo se non si inserisse in questo contesto la singolare attività profetico-teologica di uno dei massimi santi del XIX secolo, San Giovanni Bosco, che ha lasciato un impressionante corpus di sogni profetici alludenti alla storia prossima della Chiesa, e che quindi non possono essere trascurati in questo studio.

 

II. 1. Il Venerabile Bartholomäus Holzhauser (1613-1658)

ovvero della restaurazione della Regalità sociale di N.S. Gesù Cristo

 

Il venerabile Bartholomäus Holzhauser nacque da famiglia povera a Longnau, nei pressi di Augusta, in Baviera, il 24 agosto 1613. abbracciata la carriera ecclesiastica durante il tragico periodo della guerra dei Trentanni (1618-1648) decise di fondare, per sovvenire alle gravissime condizioni spirituali del suo paese, una congregazione di chierici secolari facenti vita comune, conosciuti come bartolomiti. Innocenzo XI ne approvò la regola nel 1680. Il fondatore morì parroco a Bingen, in odore di santità, nella diocesi di Magonza, il 20 maggio 1658, dove riposa nella Chiesa della S. Croce.

  Holzhauser tuttavia è ancor più noto per un’opera pubblicata la prima volta a Bamberga nel 1784: Interpretatio in Apocalypsin[xciv], da alcuni ritenuta il miglior commento di quella corrente esegetica che vede nell’Apocalisse di S. Giovanni la narrazione simbolica della storia della Chiesa[xcv]. Holzhauser, singolarmente dotato del dono della profezia, diede mano al commento dopo il 1649 mentre si trovava in Tirolo, “in continua preghiera per interi giorni, privo di cibo e bevande” e “separato da ogni umano consorzio[xcvi].

  L’autore s’inserisce quindi all’interno di una linea ermeneutica assai antica, con il chiaro intendimento d'indicare ai contemporanei come la restaurazione cattolica, fallita a seguito della cattiva conclusione della guerra dei Trent'anni, fosse solo rimandata nel tempo. Dio, che ha appunto parlato riguardo alle vicende della sua mistica Sposa, la Chiesa, nell’Apocalisse, ha determinato infatti un’epoca della storia in cui la Monarchia di Cristo dominerà su tutta la terra, sopra tutti i suoi nemici interni ed esterni.

  la pace di Westfalia del 1648, infatti, giudicata da Holzhauser “dannosissima contro la Cristianità e la Chiesa Cattolica[xcvii], non solo riconfermò e legittimò la divisione della Germania tra regioni luterane e cattoliche, ma, peggiorando la condizione precedente, riconobbe inoltre ufficialmente anche il calvinismo, che del conflitto era stato la causa scatenante. L’eresia insomma era riuscita vittoriosa e si era stabilita saldamente nel cuore dell’Impero, nonostante gli sforzi degli Imperatori absburgici, soprattutto di Ferdinando II, spesso elogiato dall’autore[xcviii], di recuperare alla Chiesa l’intera Germania.

 

II. 2. L’Interpretatio in Apocalypsin

 

I capitoli 2° e 3° dell’Apocalisse afferiscono alle sette lettere scritte dal Veggente alle sette Chiese dell’Asia. commentando quei passi, Holzhauser enuncia i princìpi del suo metodo esegetico. Poiché il numero 'sette' indica universalità, le sette Chiese rappresentano le sette epoche della storia della Chiesa, fino alla cessazione del mondo. Inoltre, riprendendo concetti ormai noti, l’autore prosegue:

  queste sette epoche corrispondono ai sette giorni del Signore, in cui egli operò, alle sette età del mondo, e ai sette spiriti inviati dal Signore nel giorno della Pentecoste sopra ogni uomo. Come infatti il Signore Dio racchiuse in sette giorni e sette età lo scorrere di tutte le generazioni e cose naturali, così porterà a compimento la rigenerazione [soprannaturale] in sette epoche della Chiesa, in ciascuna delle quali effonderà e farà fiorire diversi generi di grazie per mostrare le ricchezze della sua gloria […]. Per cui, benché la Chiesa di Cristo sia una sola, tuttavia si distingue in sette epoche in virtù delle grandi imprese, che nei diversi tempi, fino alla fine del mondo, le accadranno per disposizione divina. Inoltre ogni epoca successiva suole incominciare già prima della fine di quella che la precede, e mentre questa a poco a poco va decrescendo, l’altra sottentra per poi infine prevalere.[xcix]  

 

II. 3.  Le sette epoche della Chiesa secondo il Ven. Holzhauser

 

La prima epoca è quella raffigurata dalla Chiesa di Efeso (Ap., II, 1-7). È l’epoca che va dalla nascita di Cristo alla prima persecuzione generale promossa dall’imperatore Nerone (66 d.C). Questo periodo è definito dall’autore “seminativus”, perché Dio ha piantato la sua vigna, la Chiesa, in Gesù Cristo. Come nel 1° giorno della Creazione Dio separò la luce dalle tenebre, così in questo primo tempo della Chiesa la luce della fede ha iniziato a brillare nel mondo avvolto dal buio dell’idolatria. A questa prima epoca della Chiesa corrisponde quella del mondo che va da Adamo fino a Noè, in cui si ebbe la propagazione del genere umano ‘secondo la carne’, come in quella della Chiesa si ebbe la generazione ‘secondo lo spirito’, ossia la rigenerazione soprannaturale. Il dono dello spirito Santo proprio di quest’epoca è la Sapienza.[c] La causa che pose fine a questa prima età ecclesiastica fu il diffondersi delle prime eresie, massime quella dei nicolaiti (Ap., II, 6).[ci]

  La seconda epoca, raffigurata nella Chiesa di Smirne (ap., II, 8-11) è quella dei Martiri, e corrisponde alle dieci persecuzioni generali che si concludono con la conversione di Costantino il Grande nel 312. Questo periodo della Chiesa è definito dall’autore “irrigativus”, poiché il sangue dei SS. martiri ha misticamente irrorato e irrigato la Chiesa piantata da gesù e dagli Apostoli nel primo stato. Quest’epoca corrisponde al secondo giorno della Creazione, quando Dio fece il firmamento nel mezzo delle acque: “questo firmamento prefigura il firmamento, cioè, la fortezza dei martiri, poiché Dio li pose nel mezzo delle acque di tutte le tribolazioni.”[cii] Inoltre con il loro eroico sacrificio fu stabilito il cielo stellato, cioè la Chiesa. Nella seconda età del mondo, che va da Noè ad Abramo, l’umanità iniziò ad offrire a Dio i sacrifici, così in questa corrispondente della Chiesa i martiri si offrirono in sacrificio per testimoniare la Fede cattolica. Ad essa si addice inoltre il dono della fortezza.[ciii]

  La Chiesa di Pergamo (Ap., II, 12-17) è figura del 3° stato della Chiesa, quello che da Costantino il Grande e S. Silvestro I giunge a Carlo Magno e S. Leone III papa (313-800 d. C). quest’epoca è quella ‘illuminativa’ dei grandi Padri e Dottori della Chiesa, che investigarono e definirono i principali dogmi cristologici e trinitari. Il dono dello Spirito Santo è quello dell’intelletto. Nel terzo giorno della Creazione le acque si ritirarono dalle terre, così, grazie a Costantino, le acque delle persecuzioni cessarono di inondare la Chiesa. cominciarono inoltre a germogliare sulla terra gli alberi (i santi Dottori), l’erba verde (i battezzati) e dar frutto le piante (la Chiesa cominciò cioè a possedere in tranquillità dei beni per poter svolgere al sua missione evangelizzatrice). la Sposa di Cristo insomma si abbellì oltre che per la sapienza dei suoi Dottori, anche per la stabilita alleanza con la potestà temporale dell’Impero Romano. L’epoca terza del mondo, cui corrisponde, è quella che da Abramo giunge a Mosé. Come allora i sodomiti, poi gli egiziani e tutti i nemici del popolo eletto vennero sconfitti, così ora la Chiesa dopo il tempo dei martiri è condotta nella terra della pace. E come Mosè dà la legge, così la Cristianità si diede una legislazione sacra (Canoni e grandi Concili ecumenici) e profana (il Corpus di Giustiniano).[civ]

  La quarta condizione della Chiesa a partire da Carlo Magno e Leone III sommo Pontefice durò fino a Carlo V e Leone X [800-1517], durante la quale fiorirono molti santissimi re, Imperatori ed ecclesiastici per dottrina e santità chiarissimi, e non sorse alcuna eresia per oltre 200 anni[cv]" [800-1050 ca]. "Per cui giustamente quest’epoca è chiamata pacifica e illuminativa…”[cvi] Nel quarto giorno il Creatore fece il sole, la luna e gli astri, così in quest'età pose nel firmamento della Chiesa “prudentissimi e santissimi Re, Imperatori, Prìncipi e uomini ecclesiastici esimi per vita e santità[cvii]. Il dono della pietà è quello proprio di tale periodo, che corrisponde inoltre all’età del mondo che da Mosé giunge alla pace del regno di Salomone con la perfezione nell’ordinamento del culto divino. “Sconfitti infatti i tiranni pagani, schiacciate le tenebre degli eretici, si riposò la Chiesa nella perfetta cognizione della verità della fede cattolica fortissimamente consolidata e difesa dalla potenza dei Principi e dei Re.[cviii] È notevole la percezione che dimostra l’autore in queste pagine dell’unicità e particolarità della civiltà cristiana medioevale come modello mai più eguagliato del Regno sociale di Cristo.

  Dopo aver descritto poi con singolare profondità psicologica il lento declino[cix] di quella civiltà così compiuta, veniamo introdotti alla quinta epoca della Chiesa. Commentando i primi 6 versetti del capitolo III dell’Apocalisse, dedicati alla Chiesa di Sardi, così si esprime il Ven. Holzhauser:

  La quinta epoca della Chiesa iniziò sotto Carlo V Imperatore e Leone X Sommo Pontefice attorno all’anno 1520. Durerà fino al Pontefice Santo e a quel famoso potente Monarca che dovrà venire nel nostro tempo e sarà chiamato ‘aiuto di Dio’, poiché restaurerà ogni cosa. Quest’epoca è epoca di afflizione, desolazione, umiliazione e povertà della Chiesa, e viene giustamente chiamata ‘purgativa’, durante la quale Cristo Signore vagliò e ancora vaglierà il suo grano per mezzo di guerre spaventose, rivolte, fame e peste e altri orribili mali.[cx] E ancora: “Questo quinto periodo della Chiesa è un periodo di afflizione, periodo di assassinio, di defezione, e pieno di tutte le calamità, e rimarranno in pochi sulla terra risparmiati dalla spada, la fame e dalla peste; regno combatterà contro regno; mentre altri, divisi in se stessi, andranno in rovina; i principati e le monarchie saranno distrutte e quasi tutti impoveriranno, e la desolazione sulla terra sarà massima; cose già in parte compiute e che ancora devono compiersi.[cxi]

  La Chiesa cattolica, dopo il lento autunno del medioevo nei secoli XIV e XV vide esplodere infine l’eresia luterana, che in poco tempo e moltiplicandosi in altre innumerevoli sette, sottrasse gran parte dell’Europa alla vera fede, al Papato e all’Impero. Al questa quinta età si attaglia il dono del Consiglio (Concilio di Trento). La quinta epoca del mondo, da Salomone alla caduta di gerusalemme, con la distruzione del Tempio e la cattività babilonese, ne è la prefigurazione. Come, dopo la morte di Salomone, parte del popolo ebreo defezionò dalla monarchia davidica e dalla vera fede, cadendo nell’idolatria, così ora parte dei popoli europei hanno abbracciato l’eresia, mentre dall’esterno, novello Assur, il Turco preme alle porte. L’Impero Romano ora è diviso e sconvolto dalle dissensioni, e vi è gran pericolo, che vada completamente in rovina. Nel 5° giorno Dio pose sulla terra rettili e volatili, simbolo, secondo l’autore, di quella falsa libertà di coscienza e religione che è il gran male del tempo.[cxii]

 

II. 4.  Il potente Monarca e la Restaurazione (6a epoca)

 

La sesta epoca della Chiesa prende inizio dal famoso potente Monarca e dal santo Pontefice e durerà fino alla nascita dell’Anticristo. Quest’età sarà quella della consolazione, nella quale Dio consolerà la sua Santa Chiesa dell’afflizione e grandissime tribolazioni, che dovette subire nel quinto tempo. Tutti infatti i popoli ritorneranno all’unità della fede e ortodossia cattoliche, e fiorirà al massimo grado lo stato clericale e il sacerdozio, e tutti gli uomini cercheranno il Regno di Dio e la sua giustizia. Dio infatti darà loro i suoi buoni pastori, onde poi gli uomini vivranno in pace, ciascuno sotto la sua vite e nel suo campo, poiché vi sarà la pace sulla terra, che il Signore Dio darà allora agli uomini con lui riconciliati sotto le ali del famoso potente Monarca e dei suoi successori.”[cxiii]

  Questa condizione della Chiesa (la Chiesa di Filadelfia di Apocalisse, III, 7-13) corrisponde all’epoca del mondo che dalla restaurazione del Tempio giunge alla nascita del Redentore sotto l’Impero di Cesare Augusto. Al di là dei parallelismi che il commentatore ispirato, fedele al suo sistema, stabilisce con la tipologia desunta dalla Sacra Scrittura, ciò che davvero attira la sua attenzione è la figura di questo potente Monarca (il magnus Dux delle profezie medievali) che sarà lo strumento privilegiato impiegato da Dio per ristabilire la Chiesa e la civiltà cristiana sui loro divini fondamenti:

  Così Dio nel sesto tempo consolerà la Chiesa cattolica con la più gran consolazione, poiché, sebbene nella quinta età vi siano dappertutto le più grandi calamità, mentre tutto viene devastato dalla guerra, i Cattolici sono soppressi dagli eretici e dai cattivi Cristiani, la Chiesa e i suoi ministri sono soggiogati, sono sovvertiti i Principati, i Monarchi vengono uccisi e i sudditi si ribellano, e tutti cospirano ad erigere Repubbliche; tuttavia avverrà un meraviglioso cambiamento operato dalla mano di Dio onnipotente, che nessuno può umanamente immaginare. Infatti quel potente Monarca, inviato da Dio, che dovrà venire, distruggerà le Repubbliche dalle fondamenta, sottometterà ogni cosa a sé e zelerà la vera Chiesa di Cristo; tutte le eresie saranno spedite all’inferno, l’impero dei Turchi sarà abbattuto ed egli regnerà in Oriente ed Occidente; tutti i popoli verranno ad adorare il Signore Dio nella vera fede Cattolica e conforme ai dogmi; fioriranno moltissimi uomini giusti e dotti sulla terra, e gli uomini ameranno il giudizio e la giustizia; la pace sarà su tutta la terra, poiché la divina potestà legherà Satana per molti anni ecc. finché non verrà, colui che deve venire, il figlio di perdizione, [l’Anticristo] quando di nuovo satana verrà slegato ecc.in quell’epoca felice della Chiesa “vi sarà amore, concordia e una grandissima pace, e il potente Monarca visiterà quasi tutto il mondo come sua eredità, e lo libererà con l’aiuto del suo Signore Dio da tutti i nemici, da ogni rovina e da ogni male.[cxiv]

  Commentando poi il versetto 8 del medesimo capitolo dell’Apocalisse, il Ven. Holzhauser specifica maggiormente le caratteristiche di questa felice epoca della Chiesa. la dottrina cattolica splenderà in maniera eccelsa, massime nella comprensione dei testi sacri. A questo fine “verrà celebrato il più grande concilio generale di tutto il mondo, in cui per singolare grazia di Dio, in virtù della potenza del Monarca, sotto l’autorità del Sommo Pontefice, e in unione con i piissimi Principi, ogni eresia e ateismo sarà proscritto e bandito dalla terra e il senso legittimo della S. Scrittura verrà dichiarato contro tutte le sette eretiche e proposto a credere, cui si aderirà, avendo Dio aperto la porta della sua grazia.[cxv] inoltre un gran numero di popoli entrerà nell’ovile della Santa Chiesa, compiendosi allora quel che scrive S. Giovanni al Cap. X del suo Vangelo: Vi sarà un solo pastore e un solo ovile. grandissimo sarà di conseguenza il numero di quelli che si salveranno e godranno della beata eternità nel Paradiso, a differenza di quello che avvenne nella quinta epoca quando il gregge di Cristo era “esiguo, vile, disprezzato e umiliato” e durante la quale la massima parte degli uomini si dannavano.[cxvi]

  accenna quindi l’autore all’opera di quegli uomini d’eccezionale santità di cui Dio si servirà per introdurre il mondo in quel periodo di trionfo della fede: “all’incirca alla fine dei tempi del quinto periodo ancora perdurante, sorgeranno [quei servi di Dio] in modica virtù [sforniti di cariche o autorità nella Chiesa, e senza ricchezze[cxvii]] e, quando gli uomini negheranno la fede per le ricchezze, e i ministri della Chiesa abbandoneranno il celibato a causa dei piaceri carnali e della bellezza e attrattiva delle donne, e il diavolo sarà quasi sciolto ovunque, e una grandissima tribolazione incrudelirà sulla terra, quelli allora uniti fortissimamente conserveranno il loro principato e si custodiranno immacolati da questo secolo, perciò saranno vili presso gli uomini e disprezzati e ritenuti in ludibrio. Ma la benignità del nostro salvatore Gesù Cristo guarderà alla loro pazienza, industria, costanza e perseveranza e li ricompenserà nella sesta epoca sostenendo i loro sforzi nella conversione dei peccatori e degli eretici.[cxviii]

   L’ultimo e settimo stato della Chiesa è quello che dalla nascita dell’Anticristo, attraverso il suo dominio sul mondo e la generale apostasia, giunge fino all’estremo Giudizio e la fine dei tempi. La carità cominciando a raffreddarsi a poco a poco sul finire dell’epoca precedente, a causa dei peccati dell’umanità, si andranno preparando le condizioni perché l’Anticristo possa operare. Nel settimo giorno del mondo Dio si riposò, così in questa settima epoca della Chiesa, gesù Cristo porterà a compimento la sua opera spirituale e si riposerà nell’eternità del paradiso con i suoi eletti. La settima età del mondo coincide con la settima epoca della Chiesa, poiché sia il mondo che la Chiesa militante sulla terra, secondo i decreti infallibili di Dio, devono giungere alla loro fine. Il dono dello Spirito Santo proprio della Chiesa nella settima epoca è quello della Scienza.[cxix]

 

II. 5. Ancora sul potente Monarca

 

Nei capitoli successivi l’autore, interpretando la visione ove appare il libro con i sette sigilli (apocalisse, V-VI-VII-VIII) arricchisce ulteriormente lo schema esposto in precedenza. Secondo il Ven. Holzhauser, le visioni svelate dall’apertura dei primi sei sigilli si riferiscono alla vicende salienti della Chiesa dei primi secoli, rispettivamente: quella del 1° sigillo alla diffusione della Chiesa apostolica tra i giudei e i gentili[cxx], il 2° alla prima persecuzione di Nerone[cxxi], il 3° alla distruzione di Gerusalemme operata da Tito[cxxii], il 4° alla terribile persecuzione di Domiziano[cxxiii], nel 5° sarebbero raffigurate invece le persecuzioni successive[cxxiv], e nella 6a visione quella finale di Diocleziano, poco prima della conversione di Costantino, con cui si chiuse l’età dei martiri[cxxv].

  Con il dissuggellarsi del 7° sigillo, si mostra a S. Giovanni una visione molto più complessa, di cui sono protagonisti sette angeli che suonano la tuba, l’ultimo dei quali è preceduto da un angelo “forte” che scende dal cielo (Ap., X, 1).

  Nell’interpretazione dell’Holzhauser i primi sei angeli rappresentano i principali eresiarchi  che sono insorti contro la Santa Chiesa, e precisamente Ario il 1°[cxxvi], il 2° Macedonio[cxxvii], il 3° Pelagio[cxxviii], il 4° Nestorio[cxxix], il 5° l’imperatore Valente[cxxx] (il più gran sostenitore dell’eresia ariana) il 6° infine Martin Lutero, cui è dedicato un lungo e circostanziato commento dei vv. 13-20 del IX cap. del testo sacro[cxxxi].

  prima di concludere l’esegesi di questa visione, dedicata alla figura, al regno e alla sconfitta dell’Anticristo, con il settimo angelo che suona la tuba annunziante il Giudizio finale, il pio scrittore ritorna a parlare del tema a lui più caro, la Restaurazione della Chiesa nella sesta epoca con il grande Monarca, nel commento al capitolo X dell’Apocalisse incentrato sull’Angelo forte che scende dal cielo[cxxxii].

  Lo spirito angelico, secondo il commentatore, oltre a rappresentare in figura il potente restauratore che deve venire, è anche un “vero angelo e di natura prestantissima, ossia l’angelo Custode e il protettore dell’Impero Romano[cxxxiii]. Quest’angelo rivela allora al Veggente di Patmos nuovi particolari sul grande strumento che Dio si è prescelto per riparare ai guasti della società apostata e corrotta: egli “sarà – in primo luogo – affatto contrario ai predetti eretici [i protestanti] e al loro eresiarca [Lutero]; attenderà alla sana dottrina, e zelerà soprattutto la sola e ortodossa fede Cattolica, dopo aver umiliati e abbattuti gli eretici per mare e per terra; avrà anche santi e retti costumi, e massimamente si adopererà nel restaurare la fede e la disciplina ecclesiastica, che l’empio eresiarca [Lutero] con i suoi infami satelliti aveva dissolto[cxxxiv]. 

  sarà forte in guerra e vi abbatterà ogni cosa come un leone e, grandissimo per le vittorie conseguite, rafforzerà la sua autorità, e così vivrà moltissimi anni, e umilierà gli eretici, le repubbliche e sottometterà tutte le genti al suo potere e a quello della Chiesa Latina; abbatterà inoltre anche l’impero dei Turchi (gettata nell’inferno la setta maomettana) fino a restarne un piccolo regno, che rimarrà, ma senza potenza, fino alla venuta del figlio di perdizione [l’anticristo]…”[cxxxv]

  Il restauratore “nascerà dal seno della Chiesa Cattolica, sarà inviato da Dio, ed è stato preordinato dalla divina provvidenza specialmente per consolare ed esaltare la Chiesa Latina allora afflittissima e grandemente avvilita…”[cxxxvi]questo Monarca sarà assai umile e fin dall’adolescenza camminerà nella semplicità di cuore […] Perciò [per la sua umiltà] nessuno potrà nuocergli o resistergli…[cxxxvii]. “Estirpati infatti gli eretici e le superstizioni dei pagani e dei Turchi, vi sarà un solo Pastore e un solo ovile, e tutti i prìncipi si confedereranno con lui con lo strettissimo vincolo della fede cattolica e dell’amicizia, poiché renderà a ciascuno il suo e nessuno opprimerà ingiustamente…”[cxxxviii]totale sarà così la potenza di quel Monarca; il suo regno infatti sarà il sostegno fermissimo della casa, cioè della Chiesa Cattolica, e della sua dinastia reale, poiché stabilirà il suo regno per i suoi discendenti (fino all’apostasia generale quando si rivelerà il figlio di perdizione [l’anticristo]) e la sua potenza rifulgerà per lo zelo della religione e della carità verso Dio e il prossimo, e come il fuoco sottomette ogni cosa, così farà lui.”[cxxxix]

  Secondo il Venerabile, il Monarca si adopererà, novello Costantino, sotto l’autorità del Sommo Pontefice, nel favorire e proteggere un Concilio ecumenico, che ristabilirà nella sua purezza la dottrina cattolica. Con i suoi editti comanderà inoltre che tutti i popoli si sottomettano ai deliberata di quella santa assise[cxl]. Tuttavia vi saranno di quelli che non vorranno obbedire ai suoi ordini e cercheranno di colpirlo, poiché “il suo regno e la propagazione della vera fede non si affermeranno senza strepito e scompiglio […] Prìncipi e potenti insorgeranno  e mormoreranno contro di lui […] delibereranno di resistergli ed abbatterlo, ma poiché questo Monarca sarà protetto da Dio, come si è detto, tutto ciò non gli arrecherà alcun nocumento.”[cxli]

  Vi sarà un gran sconvolgimento […] infatti quest’opera di Dio [la restaurazione della civiltà cattolica] non procederà senza grandi difficoltà e resistenze e senza il sangue dei martiri, poiché sempre il mondo, la carne e il diavolo hanno resistito e resisteranno alle opere di Dio [...] e questo scompiglio sarà mosso inizialmente dalle potestà temporali, che resisteranno con le armi a quel Monarca e perseguiteranno coloro che andranno a convertire i popoli alla fede cattolica, la quale detto Monarca ordinerà di predicare e abbracciare dappertutto.[cxlii]

  Anche il ristabilimento della dottrina e della disciplina nella Chiesa non sarà facile: si avrà “grande difficoltà tra il ceto ecclesiastico, quando verranno completamente banditi i piaceri di Venere, l’idolatria dell’oro e dell’argento, e la vita oziosa”.[cxliii]

 

II. 6.  5a epoca e Rivoluzione

  

il Ven. Holzhauser ha colto perfettamente, descrivendo il quinto stato della storia ecclesiastica, caratterizzato dalla nascita e dal diffondersi dell’eresia luterana e degli errori da essa promananti, l’unicità e sostanziale unità di quel processo storico-mondiale di scristianizzazione, che, iniziatosi appunto nel XVI secolo, è stato giustamente definito la Rivoluzione[cxliv]. 

  all’interno di questo processo storico possono certamente individuarsi delle tappe che ne contraddistinguono analiticamente e cronologicamente lo sviluppo (il protestantesimo, la rivoluzione francese, il comunismo, la crisi neo-modernista della Chiesa conciliare). La rivoluzione tuttavia va considerata, ed è questa una delle sue note più importanti, come un blocco unico.

   Insegna, ad esempio, Leone XIII: “quel deplorevole e funesto spirito di novità che è sorto nel secolo XVI, prese per primo a sconvolgere la religione, passò poi naturalmente da questa nel campo filosofico, e quindi in tutti gli ordini della comunità civile.[cxlv] E ancora, nella Diuturnum del 29 giugno 1881”: “Fu dalla Riforma che nacquero, nel secolo scorso, la falsa filosofia e quello a cui si dà il nome di diritto moderno, così come la sovranità del popolo e quella licenziosità scatenata, senza la quale molti già non sanno distinguere la vera libertà”.

  Pio XII, indicando l’essenza satanica del processo rivoluzionario, aggiunge: “In questi ultimi secoli [il nemico della Chiesa, il demonio] ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà. È un ‘nemico’ divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no [fase protestantica]. Poi: Dio sì, Cristo no [razionalismo settecentesco]. Finalmente il grido empio. Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato [comunismo ateo e agnosticismo attuali].”[cxlvi]

  Se il protestantesimo infatti può essere definito la tappa religiosa della rivoluzione, i medesimi falsi princìpi che lo partorirono (egualitarismo e liberalismo) si ritrovano anche nella sua fase ‘politica’ (rivoluzione del 1789) con la loro applicazione nella sfera temporale della civiltà cristiana.

  il comunismo, a sua volta, III tappa della Rivoluzione, non fece che diffondere quegli errori nella sfera sociale, errori che poi, penetrati nel seno stesso della Chiesa cattolica, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, l’hanno gettata nella terribile temperie attuale.

   La Rivoluzione quindi, ‘satanica nella sua essenza’, ha contraddistinto e contraddistingue, al di là dei momenti di stasi o di strategica ritirata, un’epoca della storia dell’Occidente cristiano, la 5a età di Holzhauser.

  Quest’epoca, se non si è ancora conclusa da un punto di vista meramente cronologico, appare invece terminata almeno sotto l’aspetto logico-analitico. Oltre la tappa dell’attuale gravissima crisi religiosa neo-modernista, sembrerebbe profilarsi ormai solo quella satanista, con l’abominazione della desolazione, cioè con il regno dell’Anticristo che vorrà farsi passare per il vero Messia e pretenderà di essere adorato come Dio. Ma questi eventi, secondo l’Holzhauser e molti altri, come si è visto e come si vedrà in seguito, sono previsti soltanto per l’ultima e settima età della Chiesa, quella conclusiva, che dovrà essere però preceduta da un grande rifiorire della vera religione.

 

II. 7.  Romano Impero e Islam

 

Il 6° e conclusivo libro dell’interpretatio - l’opera è rimasta purtroppo incompiuta - è dedicato all’esegesi dei capitoli Xii, XIII, XIV e XV dell’Apocalisse, commentando i quali l’autore ha modo di sviluppare maggiormente il suo sistema, in particolare per quel che riguarda la vicenda provvidenziale dell’Impero Romano, ossia del potere temporale al servizio della Chiesa.

   Il demonio, come si sa, è simia Dei, la scimmia di Dio, imita cioè per il male e con fine cattivo le opere di Dio. al vero Cristo, uomo-dio e nostro redentore Gesù, contrappone l’Anticristo, alla vera Chiesa di Cristo, cattolica apostolica Romana, la falsa Chiesa delle eresie e quella conciliar-neo-modernista attuale. così, anche al suo regno sociale, l’Impero Romano, il diavolo usa contrapporre una meschina contraffazione. Secondo l’Holzhauser, questa brutta copia del regno sociale di Cristo, è l’Islam.

  L’Islam ha una missione provvidenziale, sebbene negativa, da svolgere, che attraversa tutta la storia della Chiesa, come incarnazione del regno antisociale del demonio. L’Islam è infatti il “nemico implacabile ed ereditario” del cristianesimo, “e benché la sua forza in consolazione della Chiesa, talvolta, debba essere quasi annientata, tuttavia rimarrà qualche suo regno, finché non venga il figlio di perdizione, che lo risusciterà e sanerà la sua piaga [infertagli dal grande Monarca nella 6a epoca] e vi entrerà e sottometterà moltissimi regni e da ultimo vi regnerà e con esso Lucifero porterà a compimento il suo furore.” [cxlvii]

  La vicenda dei rapporti tra la Chiesa di Cristo, il suo regno sociale (l’Impero Romano) e l’islamismo è vista dal commentatore come una continua e implacabile guerra, che non avrà fine se non alla conclusione della storia: una guerra “la più crudele, la più terribile e lunghissima, con cui il Principe delle tenebre Lucifero, se fosse possibile, distruggerebbe la Chiesa”.[cxlviii]

  Le vicissitudini di questa guerra sono simbolicamente svelate, secondo il Venerabile, nella celebre visione della ‘Donna ravvolta nel sole e la luna sotto i suoi piedi’ del capitolo XII dell’Apocalisse:

  E un gran portento apparve nel cielo: una donna ravvolta nel sole, e la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Ed essendo incinta gridava tra le doglie e si travagliava per partorire. E apparve un altro portento nel cielo: ed ecco un gran drago rosso con sette teste e dieci corna, e nelle sue teste sette corone; e la sua coda strascinava la terza parte delle stelle del cielo e le precipitò sulla terra. E il drago si piantò di fronte alla  donna ch’era per partorire, per divorare, quand’avesse partorito, il figliolo di lei. E partorì un figlio, un maschio, il quale doveva menar qual gregge tutte le genti con bastone di ferro. E fu rapito il suo figliolo e portato presso a Dio e al suo trono. E la donna fuggì nel deserto, dove aveva un posto preparato da Dio per esservi nutrita 1260 giorni” (Ap., XII, 1-6).[cxlix]

  Secondo il pio interprete nella donna minacciata dal drago si deve ravvisare in primo luogo la Chiesa militante e, secondariamente, la Monarchia universale dell’impero Romano, che sarà sempre in lotta con il drago rosso, cioè il demonio e i suoi accoliti. Riguardo al figlio maschio che la Donna dà alla luce, aggiunge:

   Questo enigma della donna partoriente si riferisce non ad un solo, ma a più tempi, durante i quali Dio susciterà sempre maschi, cioè Imperatori, e Re, e Principi, che difenderanno la Chiesa e il Romano Impero, affinché questa bestia cruenta non li divori del tutto.[cl] 

  Il drago rosso, infatti, la bestia assetata di sangue, che minaccia la Donna-Chiesa, è nella sua storica manifestazione l’“impero maomettano, ossia turco, che bestia fortissima non cessa per diabolico istinto di perseguitare[cli] i cristiani, con “l’unico fine di sterminare la Cristianità e l’Impero Romano[clii].

  L’Impero Romano, dopo la conversione di Costantino e la fine delle persecuzioni, è stato definitivamente acquisito alla Chiesa, ed è il suo regno sociale. certo questa, divinamente istituita e, secondo la promessa del suo Divin Fondatore, per sua natura indefettibile, non ha necessità assoluta, nello svolgimento della sua missione soprannaturale, della collaborazione del potere temporale, come dimostra la storia del cristianesimo dei primi secoli, e come provano anche questi ultimi tempi, che hanno visto il progressivo abbattimento del regno sociale di Cristo, con la scomparsa del sacro Impero (1806) legittimo erede e continuatore di quello Romano, delle principali monarchie e stati cattolici, fino alla caduta dell’Impero Absburgico nel 1918, il cui ultimo Sovrano, l’Imperatore e Re Carlo I (1883-1922) fu anche l’ultimo ad essere consacrato e unto dalla Chiesa more antiquo, come Re Apostolico d’Ungheria (1916).

  Se l’Impero Romano è il regno sociale di Cristo, anche il diavolo ha voluto crearsi un suo anti-regno. La prima manifestazione di questo falso dominio di Satana l’Autore ravvisa nell’Impero persiano di Cosroe, che, dopo la nascita e la diffusione della Chiesa, fu il primo pagano a conquistare la Siria, Gerusalemme e i Luoghi Santi, donde trasse anche il legno della S. Croce. la Donna-Chiesa, però, partorì un maschio, cioè l’Imperatore Eraclio, che nel 628 sconfisse in una memorabile battaglia i persiani, recuperò la vera croce e riconquistò momentaneamente Gerusalemme[cliii]. Eraclio, tuttavia, caduto poi nell’eresia monotelita[cliv], fu abbandonato da Dio, e il suo regno finì miseramente.[clv] Il vero anti-regno del demonio nacque di lì a poco e fu quello fondato da Maometto, che rimarrà fino al regno dell’Anticristo, come già si è accennato.

  La conseguenza più grave che si accompagnò alla diffusione dell’Islam, fu la caduta della terza parte delle stelle del cielo” cioè della Chiesa orientale, in punizione del suo spirito scismatico, che fu abbandonata nelle mani dei mussulmani e che perse anche la corona imperiale, con la presa di Costantinopoli da parte dei turchi nel 1453. Per questo la Donna-Chiesa si cercò una nuova sede e “fuggì nel deserto”, al che Holzhauser commenta:

  Poiché Dio vide che la condizione dei Cristiani e dello stesso Impero d’Oriente, per i peccati e la malizia degli uomini, non avrebbe potuto sussistere di fronte alla bestia che stava per sorgere [l’Islam], e che la stessa fede cattolica rischiava di oscurarsi a poco a poco a causa della sua superbia e arroganza contro la Sede Romana per molti tenebrosi errori, eresie e scismi, trasferì la sua Chiesa, e poco dopo anche l’Impero Romano in Germania, che giaceva ancora per gran parte sepolta nell’errore del paganesimo e adorava gl’idoli.”[clvi]

  La Germania e in generale l’Europa Occidentale è appunto il “deserto” ove la Donna-Chiesa cerca e trova rifugio. Dopo la conversione di quei popoli, per lo zelo e il martirio di molti santi, quelle plaghe meritarono così di divenire la nuova sede dell’Impero Romano. E allora il ‘figlio maschio’ partorito dalla Donna è soprattutto Carlo Magno, che “la Chiesa diede alla luce nell’anno 800, innalzandolo all’Impero Romano, primo Imperatore di stirpe germanica, che in modo meraviglioso aiutò, esaltò, arricchì, difese, e dilatò la Chiesa Latina e Occidentale[clvii]. Così l’Holzhauser ha ravvisato l’evento della Traslatio Imperii dall’Oriente all’Occidente, e dalla stirpe greca a quella germanica, in questi celebri versetti dell’Apocalisse. Inoltre, secondo il medesimo autore, questa traslazione è irrevocabile, poiché in Carlo Magno, riconosciuto ancora nella magna Aquila del versetto 14 dello stesso capo[clviii], l’Impero Romano “è stato trasferito ai Germani, come saranno tutti gli Imperatori, fino all’ultimo, che dovranno regnare [clix].

  Così la Chiesa di Cristo fuggendo dall’Oriente dalla faccia del serpente, pose il suo nido in Occidente, e generò a Dio mille migliaia per la vita eterna, secondo il beneplacito del Padre per mezzo del suo Figlio Gesù stabilito dall’eternità […] così la Chiesa di Cristo avrà in Occidente la libertà di professare sempre la fede cattolica ‘con le ali della grande aquila’ cioè grazie alla potestà e alla protezione del Romano Impero, con cui sempre volerà, e possederà il suo nido, per condurre a compimento la sua generazione secondo il beneplacito di Dio: tutti gli Imperatori fino all’ultimo infatti saranno cattolici ”.[clx]

 

II. 8. Il Santo Pontefice e lo stato sacerdotale nella 6a epoca

 

Sul finire del suo commento all’Apocalisse, dedicato in massima parte alla descrizione dell’ultimo tempo della Chiesa, cioè a quello dell’Anticristo, il Venerabile tuttavia ha creduto di scorgere in alcuni versetti altre inequivoche allusioni alla restaurazione della sesta epoca, per quel che in particolare riguarda la condizione del clero.

  I versetti 6 e 7 del capitolo XIV dell’Apocalisse parlano di un angelo che vola nel mezzo del cielo con un vangelo eterno “da evangelizzare a quanti han sede sulla terra e a ogni nazione, tribù e lingua e popolo”.[clxi] Lo spirito celeste grida a gran voce: “Temete Dio e dategli gloria, perché è venuta l’ora del suo giudizio e adorate colui che fece il cielo e la terra…”[clxii]

  La predicazione di quest’angelo – scrive Holzhauser – si deve riferire a due tempi: il primo sarà quando le genti, i popoli, le lingue e i Re ritorneranno alla fede Cattolica […] e nell’esecuzione di ciò il ceto apostolico dei sacerdoti aiuterà grandemente la Chiesa, come pure nella conversione al Signore Iddio dei peccatori per mezzo di una vera penitenza, e questo accadrà prima che la bestia (l’impero turco [l’Islam]) riceverà la ferita, e cadrà per la prima volta Babilonia, ossia il regno dei gentili.[clxiii] Il secondo momento si riferisce all’ultima predicazione dopo la caduta dell’Anticristo.

  L’angelo quindi scorto da S. Giovanni nel mezzo del cielo con il vangelo eterno “è il ceto sacerdotale (o piuttosto S. Michele in persona di lui) che negli ultimi tempi secondo il beneplacito di Gesù Cristo suo fondatore rifiorirà, e prenderà le penne, e penne si aggiungeranno a penne, e si formeranno le ali e sorgerà e progredirà e si innalzerà e volerà nel mezzo del cielo”, ossia nel mezzo della Chiesa militante, “che adornerà e allieterà con la sua santa e apostolica presenza. [clxiv]

  La futura estirpazione delle eresie[clxv]: così s’intitola il paragrafo che contiene il commento ai versetti 14-20 del XIV capitolo. Questo tratta di una visione, che ha per protagonista un ‘figlio dell’uomo’ incoronato e seduto su di una ‘candida nube’ con una falce nella mano. Un angelo, che esce dal tempio, lo apostrofa a gran voce, gridandogli di usare la falce, perché il tempo della mietitura è ormai giunto “e fu mietuta la terra[clxvi].

   In quest’immagine della mietitura il commentatore ravvisa “la futura estirpazione e distruzione degli eretici e dei popoli turchi, che avverrà sotto quel gran Monarca che deve venire e il Santo Pontefice, poiché ancora una volta Dio consolerà la sua Chiesa, prima che giunga il tempo delle tenebre, pieno di caligine, che sarà l’estrema tribolazione dell’Anticristo.”[clxvii]

  Colui che siede infatti sulla candida nube, “è il forte Monarca, poiché il suo regno, indicato dal verbo ‘sedere’, sarà santo, e stabilito nella protezione del Dio Altissimo.”[clxviii] Egli vien definito ‘figliolo dell’uomo’, “per similitudine delle sue grandi ed ardue virtù, con cui imiterà il suo salvatore Gesù Cristo; sarà infatti umile, mansueto, verace, amante della giustizia, forte in guerra, sapiente, e zelatore della gloria divina; si compiranno in lui in un certo modo le parole di Isaia che riguardano il Messia al cap. XI: Riposerà su di lui lo spirito della sapienza, dell’intelletto, spirito di consiglio, e fortezza, spirito di scienza e pietà, e lo Spirito del timor del Signore lo riempirà [clxix]. Egli appare incoronatopoiché sarà un Re grande, ricco e potente, e sarà Signore dei Signori, vincerà i Re delle genti, e sarà pieno della carità di Dio.”[clxx]

  la falce che tiene in pugno, invece, “è il suo grande e fortissimo esercito, con cui trafiggerà i regni delle genti, e le repubbliche, e le città fortificate […] e nessuna battaglia sarà senza uccisione di nemici o senza vittoria.[clxxi] Il Condottiero tiene in pugno la falce, cioè il suo potente esercito, e lo dirigerà, come avvenne per Alessandro Magno, dove vorrà, e sarà perfettamente obbedito, i suoi soldati lo ameranno grandemente, e opereranno grandi, stupende e meravigliose imprese[clxxii].

  Chi incita il Monarca alla guerra è l’angelo che esce dal tempio. “è il famoso grande Pontefice, che Dio susciterà in quei giorni, e che per ispirazione divina esorterà e indurrà il Monarca a compiere quella sacra guerra[clxxiii]. La sua voce tonante è quella di chi esorta con veemenza alla guerra, ossia a sradicare la zizzania degli eretici e dei turchi. […] Piena è la misura dei peccati e delle abominazioni – tuonerà – per cui viene, ed è ora il tempo di strapparli e sradicarli dalla terra. E ciò il Pontefice conoscerà per divina rivelazione, per cui ecciterà i cuori dei Prìncipi e li confermerà ad intervenire nella guerra, e dio inciterà i cuori dei soldati, si ché saranno uniti da un medesimo spirito al forte Monarca.”[clxxiv]

 

II. 9. San Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716)

 

San Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716) è il più autorevole teologo della Restaurazione nell’età moderna. La sua opera dottrinale è della massima importanza per due motivi: innanzitutto il grande bretone si inserisce consapevolmente nella tradizione profetica medioevale che preconizzava una futura restaurazione della Chiesa cattolica; secondariamente e soprattutto, il Montfort ha approfondito con impareggiabile dottrina alcuni aspetti fondamentali di quella tradizione.

  Si legge ad esempio, riguardo al primo punto, nella Preghiera infuocata, composta dal santo con lo scopo di chiedere a Dio il compimento delle profezie riguardo alla nascita dell’ordine che dovrà restaurare il regno della Chiesa sulla terra:

  Portate a compimento, o Signore, i disegni della vostra misericordia; suscitate gli uomini della vostra destra, così come li avete mostrati in visioni profetiche a qualcuno dei vostri più grandi servi, un San Francesco da Paola, un San Vincenzo Ferreri, una Santa Caterina da Siena, e a tante altre grandi anime nel secolo scorso e persino in questo che viviamo.”[clxxv]

  S. Luigi Maria, nei suoi scritti e segnatamente nel Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, nel Segreto di Maria e ancora nella già citata Preghiera infuocata, ha approfondito la concezione che vedeva in un Ordine religioso ancora da venire, lo strumento privilegiato con cui Dio avrebbe restaurato la Santa Chiesa dopo una prova più terribile delle altre.

  Innanzitutto, da spirito pratico e eminentemente missionario qual era, il Montfort si preoccupa di definire e chiarire da un punto di vista teologico la natura dell’Ordine che, preconizzato da alcuni grandi mistici del passato, veniva indicato come il gran mezzo di cui Dio si sarebbe servito per instaurare un’epoca mai vista prima di trionfo del cattolicesimo.

  nel momento in cui il male avanza, l’apostasia dentro (gallicanesimo, giansenismo) e fuori (protestantesimo) della Chiesa dilaga sempre più, egli vuole indicare con la massima chiarezza e la più perfetta ortodossia il grande strumento di cui si servirà la Divina Provvidenza per attuare il trionfo.

  questo gran mezzo è Maria SS.

  L’Ordine profetizzato da secoli sarà quindi un Ordine eminentemente mariano, e si fonderà precisamente sulla vera devozione alla Madonna che il santo indica nei suoi scritti. Al Montfort non interessa definire giuridicamente o canonicamente la Congregazione a venire, quanto specificarne nella misura più ortodossa possibile l’essenza, la vera natura spirituale. questa natura e quest’essenza sono appunto mariane. La consacrazione a Maria SS. altrimenti detta Santa Schiavitù alla Madonna, come il Monfort chiama la perfetta devozione, sarà il fondamento della vita spirituale degli uomini che costituiranno il nuovo Ordine.

  il quadro di teologia della storia della Chiesa si arricchisce di conseguenza. Se il gran mezzo del trionfo sarà un Ordine fondato sulla devozione più perfetta alla Madonna, con la pratica della Schiavitù a Maria SS., è naturale che la settima epoca predetta dalla tradizione sarà un’epoca eminentemente mariana, sarà il ‘regno e il secolo di Maria’.

  [217]Un sant’uomo dei nostri tempi che era completamente assorbito dal pensiero di Maria, diceva: Quando verrà questo tempo felice, in cui la divina Maria sarà padrona e sovrana nei cuori, per sottometterli completamente all’impero del suo grande ed unico Gesù? Quando verrà il giorno in cui le anime respireranno Maria come i corpi respirano l’aria? Allora succederanno cose meravigliose quaggiù, dove lo Spirito Santo, trovando la sua cara Sposa come riprodotta nelle anime, vi recherà abbondanti aiuti e le riempirà dei suoi doni, particolarmente del dono della sua sapienza, per operare meraviglie di grazia. mio caro fratello, quando verrà questo tempo felice e questo secolo di Maria, in cui molte anime scelte e ottenute dall’Altissimo per mezzo di Maria, anime che si perderanno esse stesse nell’abisso della sua interiorità, diventeranno copie viventi di Maria per amare e glorificare Gesù Cristo? Questo tempo arriverà soltanto quando si conoscerà e si praticherà la devozione che io insegno: Ut adveniat regnum tuum, adveniat regnum Mariae.[clxxvi]

 Lo sforzo teologico di San Luigi Maria è allora indirizzato a dimostrare che la devozione alla Madonna è un requisito indispensabile alla vita cristiana, perché la missione corredentrice che Maria SS. ha svolto fin dal tempo dell’incarnazione, come Madre del redentore, non è cessata, ma continua a svolgersi e si svolgerà fino alla fine dei tempi, come Madre della Chiesa e del Corpo Mistico.

  La devozione alla Madonna è necessaria quindi al cristiano per salvarsi in ogni tempo e luogo e in qualsiasi condizione, ma essa sarà specialmente necessaria negli ultimi tempi.

  La tematica tradizionale di un’epoca di trionfo della Chiesa perde allora quella nota di astrattezza derivante da quello che poteva apparire una mera combinazione numerologica o un meccanico gioco di parallelismi ricavati dai testi Sacri, per ricevere una piena giustificazione teologica.

  il 3° paragrafo del II capitolo del Trattato della vera devozione intitolato opportunamente: La devozione alla Santa Vergine sarà necessaria, in modo particolare, negli ultimi tempi, così comincia: “Per mezzo di Maria incominciò la salvezza del mondo e per mezzo di Maria deve essere compiuta[clxxvii].

  il santo enuncia sette motivi per cui la Divina Provvidenzavuole rivelare e scoprire Maria […] negli ultimi tempi[clxxviii]:

  1. Per ricompensarla dell’umiltà praticata al tempo della vita di suo Figlio. 2. Perché, essendo il capolavoro di Dio, vuole trarne gloria e lode anche nel tempo. 3. essendo l’aurora che precede il sole Gesù Cristo, deve poter essere conosciuta perché lo sia anche Gesù. 4. essendo la via scelta da Dio per venire agli uomini la prima volta, lo sarà ancora una seconda, prima del Giudizio Finale. 5. Essendo la via maestra per giungere alla santità, essa deve essere conosciuta perché, per suo mezzo, la Trinità stessa venga maggiormente conosciuta e glorificata. 6. Maria deve essere particolarmente conosciuta in questi ultimi tempi in rapporto a tre generi di persone: come madre misericordiosaper richiamare e ricevere amorosamente i poveri peccatori e sviati che si convertiranno e che ritorneranno alla Chiesa Cattolica[clxxix]. Come fortissimo strumento della giustizia di Dio “contro i nemici di Dio, gli idolatri, scismatici, maomettani, giudei ed empi induriti, che si ribelleranno terribilmente per sedurre e per far cadere, con promesse e minacce, tutti coloro che saranno loro contrari[clxxx]. Infine “deve risplendere in grazia” a vantaggio dei suoi valorosi soldati e fedeli servitori che combatteranno per i suoi interessi[clxxxi]. 7. Dio ha stabilito infine uno speciale periodo della storia della Chiesa sotto la sovranità della Madonna perché anche il demonio, e non solo gli uomini che si fanno suoi accoliti, deve  provare l’amaro sapore della sconfitta.[clxxxii]Ma il potere di Maria su tutti i diavoli risplenderà in particolare modo negli ultimi tempi, in cui Satana insidierà il suo calcagno vale a dire gli umili schiavi, poveri figli che essa susciterà per muovergli guerra”, i quali “con l’umiltà del loro calcagno, in unione con Maria, […]schiacceranno la testa del diavolo e faranno trionfare Gesù Cristo[clxxxiii].

  Successivamente il Montfort si dilunga a descrivere le caratteristiche di coloro che egli chiama “gli apostoli degli ultimi tempi”, i membri di quell’ordine con cui Maria restaurerà il culto e la società cristiana e per mezzo di cui regnerà sulla terra:

   Queste anime grandi, piene di grazia e di zelo, saranno scelte per opporsi ai nemici di Dio, che fremeranno da ogni parte, ed esse saranno devote in modo singolare alla Santissima Vergine […] in modo che esse combatteranno con una mano ed edificheranno con l’altra. Con una mano combatteranno, rovesceranno, schiacceranno gli eretici con le loro eresie, gli scismatici coi loro scismi, gli idolatri con la loro idolatria, e i peccatori con le loro empietà; e con l’altra mano edificheranno il tempio del vero Salomone e la mistica città di Dio, vale a dire la SS. Vergine […] Con le loro parole e col loro esempio porteranno tutti alla sua vera devozione; questo attirerà loro molti nemici, ma anche molte vittorie e molta gloria per Dio solo. […] Lo Spirito Santo sembra aver predetto ciò nel Salmo 58, di cui trascrivo le parole: Et scient quia Deus dominabitur Jacob et finium terrae; convertentur ad vesperam, et famem patientur ut canes, et circuibunt civitatem[clxxxiv]: ‘Il Signore regnerà in Giacobbe e in tutta la terra; essi si convertiranno alla sera e soffriranno la fame come cani ed andranno attorno alla città per trovare di che mangiare’. Questa città intorno a cui gli uomini si aggireranno alla fine del mondo per convertirsi e per saziare la fame che avranno di giustizia è la SS. Vergine, che lo Spirito Santo chiama: città di Dio.”[clxxxv]

  Riassumendo. I. Dio ha riservato un’epoca della storia della Chiesa alla Madonna.

   Gesù Cristo è venuto al mondo per mezzo della santissima Vergine Maria e anche per mezzo suo, egli deve regnare nel mondo[clxxxvi]. 

  [58] Poiché per mezzo di Maria Santissima Iddio venne la prima volta al mondo, nell’umiliazione e nell’annientamento, non potrebbe dirsi altresì che per mezzo di Maria SS. Egli verrà un’altra volta, come l’attende tutta la Chiesa, per regnare dovunque e per giudicare i vivi e i morti? Ma chi può sapere come e quando ciò avverrà? So però bene che Dio, i cui pensieri distano dai nostri più che il cielo dalla terra, verrà nel tempo e nel modo meno atteso dagli uomini, anche dai più dotti e i più versati nella Sacra Scrittura, la quale a questo riguardo è molto oscura.”[clxxxvii]

  II. Questo secolo o regno di Maria comporterà una restaurazione della Chiesa e della società travagliate dall’immoralità e dall’empietà, cioè dalla Rivoluzione scristianizzante che, originatasi sul declinare del Medioevo, ed esplosa con l’eresia luterana, è madre di ogni altro errore che ha appestato la civiltà europea. Di ciò il Monfort è ben consapevole come si legge in un passo della Preghiera infuocata:

  A Dio Padre

  Memento: ricordatevi, o Signore, di questa Comunità [allude sempre al futuro Ordine], nel compimento della vostra giustizia. Tempus faciendi, Domine, dissipaverunt legem tuam; è tempo di fare ciò che avete promesso. La divina legge è trasgredita, il vostro Vangelo abbandonato; i torrenti dell’iniquità inondano tutta la terra e portan seco persino i vostri servi; il mondo intero è nella desolazione; l’empietà regna sovrana; il vostro santuario è profanato e l’abominio è fin nel luogo santo. Giusto Signore, Dio delle vendette, lascerete forse che tutto vada in rovina? Diventerà ogni luogo come Sodoma e Gomorra? Sarà eterno il vostro silenzio, eterna la vostra pazienza? Non bisogna che la vostra volontà sia fatta sulla terra come in cielo e che venga il vostro regno? Non avete mostrato ormai da tempo a qualcuno dei vostri amici un rinnovamento futuro della Chiesa? non devono convertirsi alla verità i Giudei? Non è questo ciò che la Chiesa attende? […] tutte le creature, anche le più insensibili, gemono sotto il peso dei peccati innumerevoli di Babilonia e invocano la vostra venuta per restaurare tutte le cose: Omnis creatura ingemiscit.”[clxxxviii]

  III. Lo strumento che permetterà questa universale restaurazione di tutte le cose in Cristo e la diffusione del suo regno su tutta la terra sarà un ordine mariano, che praticherà la perfetta devozione indicata dal Monfort.

  Signore Gesù, memento Congregationis tuae: ricordatevi di dare alla Madre vostra una nuova Compagnia perché tutte le cose siano rinnovate, e perché gli anni della grazia [non parla della gloria, che riguarda l’eternità, ma di anni di grazia, cioè nel tempo] abbiano compimento per mezzo di Maria, come per mezzo di lei furono da voi cominciati.”[clxxxix]

[59] Parimenti si deve credere che verso la fine dei tempi, e più presto forse che non si pensi, Iddio susciterà grandi uomini ripieni dello Spirito Santo e di quello di Maria, per mezzo dei quali Ella, questa divina Sovrana, opererà nel mondo grandi meraviglie onde distruggervi il peccato e stabilire il regno di Gesù Cristo, suo Figliolo, sulle ruine del mondo corrotto; ed è per mezzo di questa devozione alla Vergine, di cui io non so dare che una traccia, e purtroppo ben pallida, a causa della mia pochezza, che quei santi personaggi verranno a capo di tutto.”[cxc]

  IV. Quest’epoca della Chiesa sarà prima della fine del mondo, come si evince chiaramente da questo passo sempre tratto dalla Preghiera infuocata:

A Dio Spirito Santo

  […] Lo speciale regno di Dio Padre è durato fino al Diluvio e un diluvio d’acqua lo concluse; il regno di Gesù Cristo è finito con un diluvio di sangue, ma il vostro regno, o Spirito del Padre e del Figlio, continua tuttora e sarà terminato da un diluvio di fuoco: d’amore e di giustizia.

  Quando verrà questo diluvio di fuoco del puro amore, che voi dovete accendere su tutta la terra in maniera così dolce e veemente che tutte le nazioni, i Turchi, gli idolatri e persino i Giudei ne bruceranno e si convertiranno? Non est qui se abscondat a calore eius.

  Accendatur: che questo divino fuoco, da Gesù Cristo portato sulla terra, divampi prima di quello della vostra collera che ridurrà in cenere il mondo intero. Emitte Spiritum tuum et creabuntur, et renovabis faciem terrae: mandate questo spirito tutto fuoco a suscitare sacerdoti tutto fuoco, per il cui ministero sia rifatta la faccia della terra e sia riformata la vostra Chiesa.”[cxci] si noti infatti che il ‘diluvio di fuoco del puro amore’, cioè la grazia sovrabbondante che scenderà sulla terra per mezzo di Maria SS. nell’epoca che le è stata destinata, si verificherà, secondo il santo, ‘prima di quello della vostra collera’, cioè prima del diluvio di fuoco “e di giustizia” che alla fine del mondo purificherà ogni cosa.

 

II. 10. La devozione al Sacro Cuore di gesù e la Restaurazione

 

A partire dall’anno 1674 e fino alla morte (1690) una suora visitandina francese del convento di Paray-le-Monial, Suor Margherita Maria Alacoque (nata nel 1647) fu favorita di alcune apparizioni del sacro Cuore di Gesù.

  La devozione al Sacratissimo Cuore di gesù non era nuova nel mondo cattolico, ed anzi rimontava al lontano Medioevo. Tuttavia era sempre rimasta, per così dire, confinata nei conventi e non possedeva un culto pubblico ufficiale ed universale[cxcii].

  Fu proprio questo il motivo principale delle apparizioni. Il Sacro Cuore chiedeva infatti espressamente alla Santa monaca di adoperarsi per la diffusione pubblica di quell’antica devozione.

  Ci si può allora interrogare sul perché di tale divina insistenza nel corso del secolo XVII, perché proprio in Francia e perché una speciale devozione per il Cuore Sacratissimo di Cristo.

  Quando nel corso del 1674 S. Margherita Maria ricevette per la prima volta l’apparizione del Sacro Cuore, in Europa le potenze cattoliche (Austria, Francia e Spagna) erano ancora predominanti, e la stessa Inghilterra, governata dall’anglicano Carlo II Stuart, il quale non aveva mai nascosto le sue simpatie per il Cattolicesimo e che si convertirà in punto di morte, sembrava prossima al ritorno all’ovile di Cristo. Se quindi il fine soprannaturale della difesa della Fede fosse stato prioritario nelle corti europee cattoliche e soprattutto in Francia, la Restaurazione del Cattolicesimo non sarebbe stata un’impresa impossibile.

 L’ultimo tentativo in grande stile, attuato da Ferdinando II d’Absburgo, per ripristinare la vera religione in Germania durante le prime fasi della Guerra dei Trentanni (1618-1648) era naufragato proprio a causa della cattiva volontà della Francia, che, prima, aveva sostenuto finanziariamente i nemici di Casa d’Austria, incoraggiando i prìncipi protestanti più potenti ad entrare nella lizza, e poi era scesa direttamente in guerra così da scongiurare del tutto il realizzarsi del progetto asburgico.

  Si è già accennato a come andarono poi le cose con la stipula della pace di Westfalia, che se, da un lato, sancì il predominio europeo della Francia, stabilì, dall’altro, il protestantesimo in Germania.

  La salita al trono di Luigi XIV nel 1643 non modificò purtroppo questo stato di cose. Luigi proseguì la politica tradizionale anti-asburgica della sua nazione, appoggiandosi agli alleati di sempre, i protestanti tedeschi e l’Islam. Egli era sinceramente devoto, ma la sua vita privata lasciava alquanto a desiderare. Inoltre si lasciò ben presto irretire nelle pretese giurisdizionaliste dei suoi consiglieri, anche ecclesiastici, che tendevano ad un assoggettamento della Chiesa Gallicana alla Corona e alla creazione di una sorta di Chiesa nazionale sul modello protestante e quindi sganciata disciplinarmente, se non dottrinalmente, da Roma. Vennero così sottoscritti nel 1682 dal ceto ecclesiastico i 4 articoli della Dichiarazione del clero gallicano, che posero la Chiesa di Francia in una condizione pre-scismatica. Come se non bastasse un’eresia subdola e scaltra, il Giansenismo, trovò proprio nei domini del Re Sole, il terreno propizio per la sua diffusione tra il clero e i fedeli.

  Nonostante ciò, nulla era ancora perduto. il peso della forza materiale, in quel lontano 1674, pendeva ancora, sulla bilancia della storia, dalla parte della vera fede, a patto naturalmente che si effettuasse, soprattutto in Francia, un mutamento completo, una conversione ai retti princìpi che avrebbero dovuto guidare una nazione cattolica. per far questo occorreva innanzi tutto una profonda metamorfosi spirituale. Questo venne precisamente a chiedere a Santa Margherita Maria Alacoque il Sacro Cuore di gesù. 

  Il Sacratissimo Cuore di Cristo, infatti, manifesta l’immensa carità del Redentore verso gli uomini, ricordando loro in modo pressante il debito di riconoscenza che li deve stringere al loro supremo e divino benefattore, da cui ricevono ogni bene sia temporale che soprannaturale. Questa riconoscenza deve soprattutto tendere all’imitazione delle Sue virtù: “imparate da me che sono mite ed umile di cuore” (S. Matteo, XI, 29). Da questa riconoscenza deve inoltre sgorgare copiosa la volontà di riparare le ingiurie inferte contro di lui.

  Questo dovere di riparazione era più che mai stringente nel periodo storico concreto in cui Gesù parlava, poiché il processo rivoluzionario anticristiano, che aveva sconvolto l’Occidente, non desisteva dalla sua marcia di distruzione, trovando, disgraziatamente, dei cooperatori, proprio tra coloro che per primi avrebbero dovuto e potuto arrestarlo, come appunto il Re Cristianissimo Luigi XIV.

  Il peso dei peccati individuali e collettivi che gravava sull’Europa richiedeva quindi, per stornare la mano della divina giustizia, innumerevoli atti d’espiazione e penitenza.

  e in verità – insegna Pio XI nell’Enciclica Miserentissimus Redemptor del 1928 – lo spirito di espiazione e di riparazione ebbe sempre le prime e principali parti nel culto con cui si onora il Cuore Sacratissimo di Gesù, ed è certo il più cònsono all’origine, alla natura, all’efficacia, alle pratiche proprie di questa particolare devozione […] e in vero, nel manifestarsi a Santa Margherita Maria, Gesù, mentre insisteva sull’immensità del Suo amore, al tempo stesso, in atteggiamento di addolorato, si lamentò dei tanti e tanto gravi oltraggi a Sé fatti dall’ingratitudine degli uomini, con queste parole, che dovrebbero sempre essere scolpite nel cuore delle anime buone né mai cancellarsi dalla memoria: ‹Ecco – disse – quel cuore che ha tanto amato gli uomini e li ha ricolmati di tutti i benefici, ma in cambio del suo amore infinito, non che trovare gratitudine alcuna, incontrò invece dimenticanza, indifferenza, oltraggi, e questi arrecatiGli talora anche da anime a Lui obbligate con più stretto debito di speciale amore›”.

  A questo fine il sacro Cuore si rivolse, per il tramite della santa, innanzitutto alla Chiesa docente, perché istituisse una festività dedicata espressamente a tale devozione:

  Ti chiedo che il primo Venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore, offrendogli una riparazione d’onore per mezzo di ammenda onorevole, e facendo in quel giorno la Santa Comunione per riparare le indegnità che egli ha ricevuto nel tempo in cui è stato esposto sugli altari[cxciii].

  All’istituzione di questa solennità da parte della suprema gerarchia della Chiesa sarebbero ridondati sulla Cristianità tutta innumerevoli benefici tanto materiali che spirituali:

  Darò loro tutte le grazie di stato. Metterò la pace nelle loro famiglie. Li consolerò in tutte le loro pene. Sarò loro sicuro rifugio durante la vita e soprattutto alla morte. Coprirò di abbondanti benedizioni tutte le loro imprese. I peccatori troveranno nel mio cuore la sorgente e l’oceano infinito della misericordia. Le anime tiepide diventeranno ferventi. Le anime ferventi si eleveranno a una grande perfezione. Benedirò le case dove l’immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta. Darò ai sacerdoti la capacità di toccare i cuori più induriti. Le persone che diffonderanno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore, dove non sarà mai cancellato[cxciv].

  Purtroppo si dovette attendere l’anno 1856 perché Papa Pio IX estendesse la festa del sacro Cuore di Gesù a tutta la Chiesa universale. La devozione, infatti, aveva trovato implacabili nemici.

  in primo luogo, vi si scagliarono contro con tutta la scaltrezza di cui erano capaci, i giansenisti. Il loro freddo rigorismo di sapore calvinista, il cupo sentimento della fragilità dell’uomo, che finiva con l’allontanare a poco a poco i fedeli dalla pratica religiosa, trovava proprio nella devozione al Sacratissimo Cuore il più efficace rimedio spirituale. il Sacro Cuore trovò poi degli avversari imprevisti anche in alcuni importanti membri di quell’Ordine religioso che fino ad allora aveva difeso a spada tratta, con la dottrina e l’esemplarità della vita, la Chiesa cattolica e le sue principali devozioni: i Gesuiti.

  Il Generale dell’Ordine, Padre Tyrse Gonzales, infatti, ottenne da Papa Clemente XI la messa all’indice della prima opera che, scritta dal suo confratello Croiset, narrava e difendeva le apparizioni di Paray-le-Monial [cxcv]. Vi è pure chi ha visto proprio nell’ostilità dei figli di Sant’Ignazio verso tale devozione la causa soprannaturale della crescente avversione di cui da allora furono oggetto fino alla sopressione del 1773.[cxcvi]

  Se l’istituzione della solennità dedicata al Cuore di Gesù doveva ricordare all’intero Corpo Mistico la necessità di rivolgersi a Lui per trovare gli aiuti divini con cui sbarrare il passo alla Rivoluzione in marcia, con la devozione della Comunione riparatrice nei primi nove venerdì del mese, il Redentore misericordioso s’indirizzava anche ai singoli fedeli:

  Ti prometto, nell’eccessiva misericordia del mio Cuore, che il suo amore onnipotente accorderà la grazia della penitenza finale a tutti coloro che si comunicheranno ogni primo venerdì del mese, per nove volte consecutive; essi non morranno punto in mia disgrazia, né senza ricevere i SS. Sacramenti e il mio divin Cuore si renderà loro sicuro asilo in quell’estremo momento[cxcvii].

  Sembrerebbe che nulla manchi a questa pratica devozionale, che prospetta la possibilità di una Restaurazione morale e religiosa, insistentemente richiamando all’abbandono nelle braccia della misericordia di Dio e all’espiazione.

  tuttavia, il Sacro Cuore, perché la Restaurazione fosse davvero completa, volle anche menzionare in modo tutto speciale i doveri dell’autorità temporale nei riguardi della Sua Regalità Sociale.

  Si rivolse quindi con un particolare avviso al Re Cristianissimo, anch’egli compreso tra quelle “anime a Lui obbligate con più stretto debito di speciale amore”. Questa distinta attitudine di deferenza nei confronti del Sacro Cuore derivava a Luigi XIV di Borbone, non solo dall’essere il Monarca unto e consacrato di uno dei più antichi regni cattolici d’Europa, ma soprattutto dai suoi miracolosi natali.

  Fin dalla sua nascita […] il Re Sole sembrava chiamato a un grande destino. In seguito al cosiddetto ‘voto di Luigi XIII’ del 10 febbraio 1638 – che stabiliva Maria Regina della Francia e la Francia Regno di Maria – il 5 settembre dello stesso anno Dio aveva infatti accordato alla moglie del sovrano, Anna d’Austria, dopo ventitré anni di sterilità, un figlio cui fu imposto il nome di Luigi Dieudonné, donato da Dio.[cxcviii]

  il Sacro Cuore, infatti, nell’apparizione del 17 giugno 1689, manifestò a Suor Margherita Maria l’impellente desiderio di “entrare con pompa e magnificenza nella casa dei prìncipi e dei Re, per esservi onorato tanto quanto è stato oltraggiato, disprezzato e umiliato nella sua Passione, e riceve altrettanto piacere nel vedere i grandi della terra abbassati ed umiliati davanti a lui, come egli ha sentito l’amarezza di vedersi annientato ai loro piedi.[cxcix] E come se Luigi XIV fosse chiamato in modo speciale a darne per primo l’esempio, Nostro Signore proseguiva:

  Fai sapere al figlio primogenito del mio Sacro Cuore – alludendo al nostro Re  [commenta la santa] - che, come la sua nascita temporale è stata ottenuta grazie alla devozione ai meriti della mia santa Infanzia, così egli otterrà la sua nascita di grazia e di gloria eterna per mezzo della consacrazione che farà di sé stesso al mio Cuore adorabile, che vuole trionfare sul suo e, per suo mezzo, su quello dei grandi della terra. Esso vuole regnare nel suo palazzo, essere dipinto sui suoi stendardi ed inciso sulle sue armi per renderle vittoriose dei suoi nemici, abbattendo ai suoi piedi quelle teste orgogliose e superbe e per renderlo trionfante su tutti i nemici della Santa Chiesa.”[cc]

  Come si evince da queste chiare parole, il Sacro Cuore, confermando la miracolosa venuta al mondo del Sovrano di Francia, gli chiedeva in contraccambio, d’essere lo strumento privilegiato della diffusione della sua devozione, con un atto di pubblica consacrazione di sé e del suo regno e con la pubblica ostensione del Cuore divino sulle insegne della Monarchia Cristianissima. Novello Costantino, Luigi aveva ricevuto da Dio stesso suggerimento di come formare il labaro sotto la cui protezione condursi vittorioso “su tutti i nemici della Santa Chiesa”. Che cos’era mai questo se non promettere la Restaurazione della Cristianità?

  Tuttavia, gettando uno sguardo sul futuro, Cristo continuava:

  Non saranno le potenze umane a far progredire la Devozione al Sacro Cuore, ma questa e il Regno del Sacro Cuore saranno stabiliti per mezzo di persone povere e disprezzate e in mezzo alle contraddizioni, in tal modo che non si possa attribuire alcun merito al potere umano.”[cci]

  Purtroppo le previsioni del Redentore si avverarono. Né Luigi XIV, né il suo diretto successore, Luigi XV[ccii], pur venendo entrambi a conoscenza delle richieste celesti, vi ottemperarono. Vi si decise Luigi XVI, prigioniero dei rivoluzionari nel Tempio, quando, spogliato della sua autorità, fece voto di procedere ad una pubblica consacrazione, qualora fosse di nuovo rientrato in possesso del Trono. Ma il 21 gennaio 1793 fu ghigliottinato.

  Il sacro Cuore, se da un lato previde l’ingratitudine degli uomini da Lui maggiormente beneficati, dall’altro ci assicura del trionfo finale del Suo Regno. La prospettiva quindi della Restaurazione cattolica è stata in parte disattesa dall’ingratitudine umana, ma il suo compimento è assicurato. Esso verrà dilazionato nel tempo, in punizione di tanta grettezza, e anziché ridondare a gloria dei Re Cristianissimi sarà attuato “per mezzo di persone povere e disprezzate e in mezzo alle contraddizioni, in tal modo che non si possa attribuire alcun merito al potere umano.”[cciii]

  Chi sono queste “povere e disprezzate persone” che ormai tante volte sentimmo menzionare dai santi che videro il futuro trionfo della Chiesa, se non i membri di quell’Ordine misterioso di cui ci attesta la tradizione profetica? 

 

II. 11. San Giovanni Bosco e l’Imperatore d’Austria (1873)

 

La Rivoluzione del 1789, l’epoca napoleonica, le rivoluzioni massonico-liberali del 1821 e 1830, la tempesta del 1848, la caduta del II Impero francese e il terribile conato della Comune di Parigi del 1871, sono passate. Quale balzo in avanti nel processo di scristianizzazione e caotizzazione dell’Occidente, quanto sangue è scorso troppo spesso invano. Gli orgogliosi Borboni di Francia sono caduti, l’Italia è stata unificata in uno Stato dominato dalle sette e il potere temporale della Chiesa è scomparso dopo secoli d’indipendenza.

  solo nella monarchia plurinazionale guidata dal cattolico Francesco-Giuseppe I d’Absburgo-Lorena (1830-1916) erede di quella casata che per secoli aveva detenuto il supremo potere temporale della Cristianità e nelle cui vene scorreva il sangue di Carlo Magno, si possono ormai scorgere le vestigia di quel che fu l’Europa cristiana.

  Eppure, ancora nel 1873, quasi duecento anni dopo gli appelli del Sacro Cuore ai Re di Francia, nulla è irrimediabilmente compromesso. la Provvidenza s’indirizza al sovrano cattolico più autorevole, per ammonirlo che deve la sua altissima posizione solo al beneplacito divino, e che, in un momento tanto grave per la Fede e la civiltà cristiana, il kaiser, nipote dei Sacri Imperatori Romani, è obbligato ad impiegare tutta la sua influenza a vantaggio del bene supremo soprannaturale della Chiesa.

  In quell’anno, infatti, il sacerdote italiano Don Giovanni Bosco (1815-1888) conosciuto e apprezzato dallo stesso Pontefice Pio IX per santità di condotta ed eccezionali doni celesti, invia al monarca viennese questa singolare missiva:

  Ciò dice il Signore all’Imperatore dell’Austria: fatti animo; provvedi ai miei servi fedeli e a te stesso. Il mio furore si versa su tutte le nazioni della terra, perché si vuole fare dimenticare la mia Legge, portare in trionfo quanti la profanano e opprimere quelli che la osservano. Vuoi tu essere la verga della mia potenza? Vuoi compiere gli arcani miei voleri e divenire il benefattore del mondo? Appoggiati sulle potenze del nord, ma non sulla Prussia. Stringi relazioni con la Russia, ma non fare alcuna alleanza. Associati alla Francia cattolica; dopo la Francia, avrai la Spagna. Fate un solo spirito, una sola azione. Somma segretezza con i nemici del mio santo Nome. Con la prudenza e con l’energia diverrete invincibili. Non credere alle menzogne di chi ti dicesse il contrario. Aborrisci i nemici del Crocifisso. Spera e confida in Me, che sono il donatore delle vittorie agli eserciti, il salvatore dei popoli e dei sovrani.[cciv]

 Questa celebre lettera, recapitata a Francesco-Giuseppe nel luglio di quell’anno, esprime uno schema ormai noto. L’umanità si è allontanata dalla Legge di Dio, costringendo il Divino Monarca ad intervenire per il ristabilimento dell’ordine infranto. La punizione è quindi inevitabile. Tuttavia da essa può nascere la risurrezione e la Restaurazione dell’Occidente. Dio chiede al sovrano austriaco, ancora potente, nonostante le disavventure delle guerre d’Italia e la persistente rivalità con la Prussia, di impiegare la sua forza materiale a pro’ della religione e divenire così, compiendo “gli arcani voleri” di Dio, “il benefattore del mondo”.

  A questo fine deve mostrare accortezza nella scelta degli alleati. Innanzi tutto occorre evitare di contrarre legami e patti troppi stretti e compromettenti con stati e potenze acattolici, soprattutto con la Prussia protestante da sempre acerrima rivale degli Absburgo; tuttalpiù si cerchi di mantenere buone relazioni con “le potenze del Nord”, probabilmente i regni scandinavi e l’Inghilterra, e con la Russia.

  Sarà invece determinante una stretta cooperazione con la Francia cattolica, che proprio nel 1873, dopo la sconvolgente esperienza della Comune, stava orientandosi verso una restaurazione dei Borboni. Era opportuno insomma realizzare quel ‘rovesciamento delle alleanze’ che unendo le due nazioni cattoliche più potenti, assieme alla Spagna, avrebbe contrapposto al fronte nemico un baluardo insuperabile. Francesco-Giuseppe era tenuto quindi ad intervenire prudentemente negli affari francesi per agevolare la salita al trono di Enrico V, conte di Chambord, ultimo rappresentante della linea primogenita della casata di Francia.

  Le cose non andarono così. Il monarca absburgico, come già Luigi XIV, non diede retta alle voci celesti, e, appoggiandosi completamente ad umani espedienti, trascinò i suoi popoli in quel baratro, da cui vanamente cercò di sottrarli, in piena guerra mondiale, il suo pronipote ed erede, il Servo di Dio Carlo I (1887-1922).

 

II. 12. I sogni di San Giovanni Bosco e la Restaurazione

 

L’insigne santo torinese, cui Dio svelava sovente il futuro per mezzo di visioni notturne, ha lasciato, però, un piccolo corpus di sogni ispirati, che sembrano riferirsi con buona approssimazione alla futura Restaurazione della Chiesa.

 

1°sogno: Le colonne in mezzo al mare (30 maggio 1862)

           

Il primo è intitolato “Le colonne in mezzo al mare” e fu narrato dal santo all’uditorio dei suoi allievi il 30 maggio 1862.

  La scena è sul mare. Qui si scorge “una innumere flotta di navi ordinate a battaglia e con le prore terminanti a rostro di ferro”. Le navi “munite di cannoni e provviste di materie incendiarie” avanzano verso una nave molto più grande, con l’intento di “urtarla col rostro per poi incendiarla”.

  La nave maestosa, che raffigura la Chiesa Romana, è circondata da imbarcazioni più piccole, che le obbediscono. Tuttavia il vento è loro contrario, e il mare agitato favorisce il nemico.

  Sulla distesa marina si ergono due colonne: una più alta, sormontata da un’Ostia raggiante, sotto cui si legge Salus Credentium, l’altra più piccola con in cima una statua dell’Immacolata, con la scritta Auxilium Christianorum.

  Il comandante supremo, che sta sull’ammiraglia, ossia il Romano Pontefice, vedendo “il furore dei nemici e il pericolo al quale sono esposti i suoi fedeli” decide di convocare un consiglio di guerra per stabilire il da farsi. I piloti delle altre imbarcazioni si riuniscono quindi presso il comandante, ma, a causa dell’infuriare della tempesta, sono poco dopo costretti a ritornare alle loro navicelle.

 In seguito il Papa, in un momento di bonaccia, li raduna nuovamente, ma la burrasca ritorna tosto ad esplodere e il Pontefice allora guida in persona la nave ammiraglia verso le due colonne, per ancorarvisi.

  I nemici compiono intanto ogni sforzo per assalire la flotta cristiana, per fermarla e affondarla. Alcuni bastimenti avversari cercano di gettare sulla nave papale del materiale infiammabile, mentre altri usano i cannoni, i fucili e i rostri. “il combattimento diventa sempre più accanito”. Tuttavia “la nave ammiraglia continua sicura e franca la propria rotta”, nonostante sia talvolta danneggiata da formidabili colpi che provocano “alla carena larghe e profonde falle”, che però miracolosamente si otturano “al soffio del maestrale, che spira dalle due colonne”. I nemici diventano allora “furibondi, combattono ad armi corte, proferendo bestemmie e maledizioni”.

  Nel parossismo della lotta “il Pontefice resta colpito gravemente e cade con onore”. Viene poi ferito una seconda volta, e muore. I nemici allora gridano la loro vittoria e tripudiano sulle navi. Subentra però un altro Pontefice, eletto con straordinaria celerità dai piloti degli altri vascelli. Questa subitanea elezione getta gli avversari nello scoramento.

  Il nuovo Pontefice supera ogni ostacolo e guida la nave fino alle due colonne; giunto tra di esse, la lega con la prora a un’àncora della colonna sulla quale brilla l’Ostia; poi lega la poppa a un’altra àncora pendente dalla colonna dell’Immacolata.

  Allora succede un grande rivolgimento. Tutte le navi, sulle quali si era combattuto contro quella del Pontefice, fuggono, si disperdono, si urtano e si fracassano a vicenda.” le imbarcazioni pontificie che avevano combattuto a fianco del Papa e quelle che si erano tenute a prudente distanza per non farsi affondare dal nemico, si avvicinano intanto alle due colonne per ancorarvisi anch’esse.

  intanto sul mare regna una grande calma”.[ccv]

  Il santo stesso diede l’interpretazione generale del sogno: “Le navi nemiche sono le future persecuzioni contro la Chiesa; i suoi nemici sono raffigurati dai piloti che tentano di affondare la nave papale. Due soli mezzi restano per salvarsi da tanto scompiglio: la frequenza alla Comunione e la devozione alla Madonna.[ccvi]

  Il sogno tuttavia promette una vittoria finale, tanto più trionfale quanto inattesa e miracolosa. Le navi nemiche, ovvero gli avversari del Cattolicesimo, infatti, verranno sconfitti in modo repentino “con un gran rivolgimento”. poi regnerà sul mare “una grande calma”, ove non è difficile scorgere la futura condizione di pace della Chiesa dopo tante tribolazioni.

  Più arduo invece individuare i particolari del sogno. Tenendo conto che San Giovanni Bosco ebbe la visione nel 1862, parrebbe di poter ravvisare nel 1° consiglio tenuto dal Pontefice durante la battaglia navale, e bruscamente interrotto dalla tempesta delle persecuzioni, l’indizione e l’esito sfortunato del Concilio Vaticano I, che fu interrotto nel settembre 1870 dalla presa di Porta Pia.

  Il papa, sempre secondo la visione, radunerebbe poi una seconda volta, durante un momento di bonaccia, i sottoposti. Che si alluda al Concilio Vaticano II? Il Pontefice “colpito gravemente” è forse Giovanni Paolo II, ferito dal ‘lupo grigio’ Alì Agcà nel maggio del 1981? Se così fosse, Don Bosco avrebbe profetizzato in questo sogno il suo non ancora avvenuto assassinio, oppure semplicemente, poiché egli, alla maniera profetica, non fa distinzione tra la carica e gli individui che in successione la rivestono, si intende genericamente l’assassinio di un Pontefice Romano, il cui successore dovrebbe condurre la barca di San Pietro nelle acque tranquille della Restaurazione.

  Il dato certo, comunque, è la “grande calma” che regnerà al termine di queste oscure e dolorose vicende riguardanti la Chiesa contemporanea.

 

2° sogno (5 gennaio 1870)

 

Otto anni dopo, la vigilia dell’Epifania del 1870, Don Bosco ebbe un sogno che dovette impressionarlo non poco, poiché premise alla descrizione queste parole:

  Dio solo può tutto e vede tutto. Dio non ha né passato né futuro, ma a Lui ogni cosa è presente come in un solo punto. Davanti a Dio non v’è cosa nascosta, né presso di Lui v’ha distanza di luogo o di persona. Egli solo, nella sua infinita misericordia e per la sua gloria, può manifestare il futuro alle genti.”[ccvii].

  La visione consta di vari quadri e si apre con un’affermazione di carattere generale, che dà, per così dire, il tono a quel che segue:

  Dal sud viene la guerra, dal nord viene la pace”. La guerra, infatti, come mezzo di cui Dio s’avvale per punire e convertire gli uomini, ne è il tema dominante.

  Il primo quadro è dedicato alla Francia con Parigi. Sono profetizzati i tre momenti in cui il Creatore la visiterà “con la verga del suo furore”, in un crescendo di distruzione.

  La prima volta Dio “abbatterà la sua superbia con le sconfitte, con il saccheggio e con la strage dei raccolti, degli animali e delle persone”.

  La seconda visita vedrà Parigi “privata del capo, in preda al disordine”. Segue un’invettiva contro la ville lumiére, circondata di “case d’immoralità”, ma “esse - le dice il veggente - verranno da te stessa distrutte: l’idolo tuo, il Panteon, sarà incenerito”. I suoi nemici la porranno “tra le angustie”, venendo esposta “alla fame, allo spavento e all’abbominio delle nazioni”.

  Nella terza prova Parigi “cadrà in mani straniere”; i nemici “vedranno di lontano i tuoi palazzi in fiamme, le tue abitazioni divenute un mucchio di rovine, bagnate dal sangue dei suoi prodi, che non sono più[ccviii].

  Con queste parole si chiude il capitolo dedicato alle punizioni che la Provvidenza riserva a Parigi e alla Francia. In particolare verranno colpite “le case d’immoralità”, i noti luoghi di divertimento che caratterizzano ancor’oggi la capitale d’oltralpe, e il Pantheon, il monumento-simbolo della nuova Francia sorta dalla Rivoluzione del 1789, ove sono custodite le spoglie dei suoi massimi corifei (Voltaire, Rousseau ecc.).

  Terminata la profezia riguardante Parigi, il veggente scorge un nuovo episodio:

  Ma ecco, un gran guerriero dal nord porta uno stendardo sulla destra, che lo regge e dove sta scritto: ‘Irresistibile mano del Signore’.

  In quell’istante, il venerando Vecchio del Lazio gli andò incontro agitando una fiaccola ardentissima. Allora lo stendardo si dilatò e, da nero che era, divenne bianco come la neve. Nel mezzo di esso, in caratteri d’oro, stava scritto il nome di Chi tutto può.

  Il guerriero, con i suoi, fece un profondo inchino al Vecchio e si strinsero la mano[ccix].

  Il senso dell’episodio è manifesto.

  Un uomo di guerra invincibile, un novello Attila, flagellum Dei, proveniente dal Nord, incontra un Papa, che lo converte e stringe con lui alleanza. Non sarà azzardato, forse, ravvisare nella misteriosa figura il più volte ricordato Grande Monarca, di cui la tradizione profetica parla con tanta dovizia?

  Concluso anche quest’episodio, “la voce del Cielo è al Pastore dei Pastori”, Dio, cioè, per bocca del suo servo, si rivolge al supremo gerarca dell’Ovile di Cristo, il Papa.

  Tu sei nella grande conferenza con i tuoi assessori, ma il nemico del bene non sta un istante in quiete; egli studia e pratica tutte le arti contro di te. Seminerà discordia tra i suoi assessori; susciterà nemici tra i figli miei[ccx].

  quest’avvenimento ha un significato abbastanza trasparente. Il Sommo Pontefice ha riunito una “grande conferenza” (il Concilio Vaticano II?), ma a causa dell’azione del Maligno, la discordia divide “i suoi assessori”, cioè i rappresentanti del clero, e si trovano dei nemici di Cristo proprio tra coloro che furono da Lui prescelti per amarlo in modo speciale, “tra i figli miei”.

  Le potenze mondane, ormai completamente dominate dallo spirito anticristiano, “vomiteranno fuoco e vorrebbero che le parole fossero soffocate in gola ai custodi della mia legge”. L’apostasia di molti chierici da un lato, e l’influenza nefasta dei poteri mondani dall’altro, farà sì che quasi si giunga a tacere colpevolmente la vera dottrina di Cristo. Ma “ciò non sarà. Faranno male, male a sé stessi”.

  in una congiuntura tanto sfavorevole, ove terra e inferno sembrano congiurati per cancellare il Vangelo di salvezza, Dio intima perentoriamente al Pontefice di non indugiare in vane manovre ispirate più alla prudenza carnale che alla confidenza nel Signore:

  Tu accelera; se non si sciolgono le difficoltà, siano troncate. Se sarai tra le angustie, non arrestarti, ma continua finché non sia troncato il capo dell’idra dell’errore. Questo colpo farà tremare la terra e l’inferno, ma il mondo sarà assicurato e tutti i buoni esulteranno”.[ccxi]

  Il ristabilimento della dottrina di sempre e l’annientamento dell’errore, non saranno senza angustie per il sommo gerarca; egli, infatti, verrà abbandonato, o per malizia o per fragilità, dalla più parte dei suoi assistenti. Continua infatti il veggente:

  Raccogli dunque intorno a te anche solo due assessori, ma ovunque tu vada, continua e termina l’opera che ti fu affidata”, fidando sulla protezione della “grande Regina” che “sara sempre il tuo aiuto”.[ccxii] Il ripristino della verità cattolica si otterrà quindi per uno speciale intervento della SS. Vergine.

  Chiuso anche questo capitolo attinente la situazione interna alla Chiesa, il profeta volge ora lo sguardo sull’Italia.

  Ma tu, Italia, terra di benedizioni, chi ti ha immersa tra la desolazione?non sono stati i nemici, “ma gli amici tuoi”. Gli abitanti d’Italia “domandano il pane della fede e non trovano chi loro lo spezzi? Che farò? Percuoterò i pastori, disperderò il gregge, affinché i sedenti sulla cattedra di Mosè cerchino buoni pascoli e il gregge docilmente ascolti e si nutra.

  Ma sopra il gregge e i pastori peserà la mia mano; la carestia, la pestilenza e la guerra faranno sì che le madri dovranno piangere il sangue dei figli e dei mariti morti su terra nemica[ccxiii].

  L’Italia, già terra benedetta per la speciale prerogativa di contenere sul suo territorio la sede Apostolica, è ora “immersa tra la desolazione”. Tale condizione ha la sua causa, secondo il Veggente, nell’incuria religiosa in cui giace il popolo, poiché non vi è nessuno che spezzi il pane della Fede, che lo ammaestri sulle verità rivelate.

  Per questo tradimento del clero, da un lato, e per i peccati del popolo indocile, dall’altro, Dio percuoterà la penisola, con “la carestia, la pestilenza e la guerra”, i flagelli temporali più gravi con cui la Provvidenza suole piegare i peccatori induriti.

  L’ultimo richiamo è rivolto a Roma. La città eterna dei Papi ha dimenticato che la sua gloria e quella del suo Sovrano, il Papa, che ora “è vecchio, cadente, inerme e spogliato”, “stanno sul Golgota”.

  Roma ha una maggiore responsabilità nel peccato. Dio la visitirà quindi quattro volte, con un’escalation di ditruzione e morte. La prima volta verranno percossi soltanto le terre circonvicine. La seconda lo sterminio e la strage arriverà fino alle mura.

  verrò la terza; abbatterò le difese e i difensori e al comando del Padre sottentrerà il regno del terrore, dello spavento e della desolazione.[ccxiv]

  gli eventi di questa terza prova alludono forse alla caduta di Roma nelle mani dei Savoia, nel settembre 1870, quando “al comando del Padre”, ossia alla sovranità del Papa, si sostituì la monarchia costituzionale liberal-massonica.

  Comunque sia, Dio si è riservato ancora un’altra visita, quella conclusiva, con cui sarà inferta una salutare lezione ai cittadini traviati dell’Urbe.

  Ma i miei savi fuggono, la mia legge è tuttora calpestata; perciò farò la quarta visita. Guai a te se la mia legge sarà ancora un nome vano per te! Succederanno prevaricazioni tra i dotti e fra gli ignoranti. Il tuo sangue e il sangue dei figli tuoi laveranno le macchie che tu fai alla legge del tuo Dio. la guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui saranno percosse la superbia e la malizia umana.

  Dove sono, o ricchi, le vostre magnificenze, le vostre ville, i vostri palazzi? Sono divenuti la spazzatura delle piazze e delle strade.

  Ma voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere tra il vestibolo e l’altare per invocar la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i tetti, dentro le case, per le vie, su ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli la quale abbatte i miei nemici e rompe le ire di Dio e delle genti?[ccxv].

  I “savi fuggono” da Roma, la città è abbandonata alle sue iniquità, poiché anche le persone dotte e sante, rimaste fedeli alla legge del Signore, l’hanno lasciata in balia di sé stessa. La legge di Dio quindi è “tuttora calpestata”, come fosse “un nome vano”, con “prevaricazioni tra i dotti e gli ignoranti”. Ecco allora necessario il sacrificio espiatore dei figli di Roma, che “laveranno le macchie” delle prevaricazioni con il sangue.

  In particolar modo i ricchi, soddisfatti della loro vita condotta tra le “magnificenze”, vedranno trasformati i bei palazzi e le ville lussuose nella “spazzatura delle piazze e delle strade”. Anche i sacerdoti non sono immuni dalla colpa, lenti come sono a rinsavire e riconoscere nella mano che li colpisce, quella potente di Dio.

  questi avvenimenti dovranno effettuarsi inevitabilmente l’uno dopo l’altro.

  Le cose si succedono troppo lentamente.

  Ma l’augusta Regina del Cielo è presente. La potenza del Signore è tra le sue mani: disperde come nebbia i suoi nemici.

  Riveste di tutti i suoi antichi abiti il venerando Vecchio.

  Succederà ancora un violento uragano.

  L’iniquità è consumata; il peccato avrà fine e, prima che trascorrano due plenilunii del mese dei fiori, l’iride di pace comparirà sulla terra.

  Il gran Ministro vedrà la Sposa del suo Re vestita a festa.

  Su tutto il mondo apparirà un sole così luminoso, quale non fu mai dalle fiamme del Cenacolo fino ad oggi, né più si vedrà fino all’ultimo dei giorni.[ccxvi]

  Nonostante il loro lento succedersi, gli avvenimenti, si realizzeranno “inevitabilmente”.

  La conclusione però, dopo le tribolazioni, che Dio invierà sulla terra, è affidata ad un intervento della Madonna, nelle cui mani è “la potenza del Signore”. La Vergine Santissima otterrà una grande vittoria, i nemici suoi e della Chiesa, che sembravano tanto potenti, saranno spazzati via “come nebbia”, quasi senza opporre resistenza.

  Allora la Vergineriveste di tutti i suoi antichi abiti” il Pontefice Romano, restaura quindi lo Stato Pontificio.

  Vi sarà ancora “un violento uragano”. “l’iniquità è consumata” e “il peccato avrà fine” e l’arcobaleno, prima che trascorra un mese primaverile con due plenilunii, comparirà sulla terra ad indicare, come fu già dopo il Diluvio, la pace ristabilita tra Dio e l’umanità peccatrice.

  Il gran Ministro, cioè il Papa, vedrà allora la Chiesa, “sposa del Suo Re” Gesù Cristo, “festita a festa”, per la fine delle tribolazioni e per la vera pace, fondata sulla Fede, che regna nel mondo, illuminato da “un sole così luminoso” quali non si vide dalla nascita della Chiesa il giorno di Pentecoste fino alla fine del mondo.

   come sempre, anche in questa conclusiva sezione non è facile specificare i particolari. il senso generale, tuttavia, non lascia adito a dubbi.

  Grazie all’intervento speciale di Maria SS. il Papato e la Chiesa, Sposa Immacolata di Cristo, saranno restaurati nelle loro prerogative temporali e spirituali. l’umanità peccatrice, purgata dai travagli, grazie all’intercessione della Madonna, sarà perdonata da Dio e la vera pace sarà stabilita sulla terra.

 

3° sogno: Avvenimenti misteriosi (24 maggio-25 giungo 1873)

  

i due sogni descritti in precedenza abbracciano un arco temporale assai lungo. quest’ultimo, invece, per ammissione del Veggente, si riferisce ad una serie d’eventi concentrati in un lasso di tempo ristretto: quattrocento giorni.

  Tutto il tempo, che passò nel compimento di questi avvenimenti, corrisponde a quattrocento [levate di sole]”.[ccxvii]

  Come si noterà, tutta una serie d’assonanze indicano che questi ‘avvenimenti misteriosi’ sono un chiarimento dei fatti narrati per sommi capi nell’ultima sezione del sogno precedente.        

  Il sogno è incentrato sulla figura del Sommo Pontefice e sulle traversie che dovrà superare per giungere alla vittoria finale.

  All’aprirsi della visione, Don Bosco vede “una notte scura”. In queste tenebre, i popoli non sanno trovare la strada per “ritornare ai loro paesi”. D’improvvivo però “apparve in cielo una luce splendidissima, che illuminava i passi dei viaggiatori come a mezzogiorno”.

  Vede allora “una moltitudine d’uomini, di donne, di fanciulli e di vecchi, di monaci, di monache e di sacerdoti con alla testa il Sommo Pontefice uscir dal Vaticano e schierarsi in corteo”.

  Scoppia d’improvviso “un furioso temporale”, che cerca di oscurare la luce, ingaggiando con essa “una battaglia ”.

  Appare probabile che quest’ultimo fatto abbia un significato simbolico che rappresenta la furia distruttiva dei nemici della Chiesa.

  Il corteo guidato dal Papa, intanto, giunge “a una piazza coperta di morti e di feriti […] mentre le file della processione si diradavano assai”.

  Così “dopo aver camminato per uno spazio corrispondente a duecento levate di sole, ognuno si accorse che non si trovava più a Roma”.

  i rimasti allora sono preda dello sgomento e si raccolgono attorno al Papa per difenderlo. In quel momento assai critico, compaiono due angeli che gli presentano uno stendardo e gli dicono: “Ricevi il vessillo di Colei che combatte e disperde i più forti eserciti della terra. I tuoi nemici sono scomparsi, i tuoi figli con lacrime e sospiri invocano il tuo ritorno”.

  Sullo stendardo v’era scritto da un lato Regina concepita senza peccato e dall’altro Ausiliatrice dei Cristiani.

  Il Pontefice afferra con gioia lo stendardo, ma rimane afflittissimo al vedere l’esiguo numero di coloro che gli sono intorno. I due angeli allora soggiungono:

  va’ tosto a consolare i tuoi figli. Scrivi ai tuoi fratelli, dispersi per le varie parti del mondo, che occorre una riforma dei costumi”.

  Il Pontefice riprese di nuovo in marcia e, a poco a poco, le file della processione s’ingrossarono. Giunto a Roma, “si mise a piangere per la desolazione in cui erano i cittadini, di cui molti non erano più.” Rientrato in San Pietro, “intonò il Te Deum, al quale risposero un coro di Angeli che cantavano: Gloria a Dio in cielo e sulla terra pace alle genti di buona volontà”.

  Allora cessò l’oscurità e “irradiò un fulgidissimo sole”. Città, paesi e campagne era assai diminuiti di popolazione; “la terra era pésta come da un uragano, da un acquazzone e dalla grandine, e le persone andavano una verso l’altra e dicevano: V’è Iddio in Israele.”

  Dall’inizio dell’esilio fino al canto del Te Deum, il sole si levò duecento volte. Tutto il tempo, che passò nel compimento di questi avvenimenti, corrisponde a quattrocento”.

 

II. 13. Le grandi apparizioni mariane del XIX secolo

 

S. Luigi Maria Grignion insegna che la futura Restaurazione della Chiesa e della Civiltà cattoliche si otterrà grazie ad un intervento speciale della Madonna, la cui universale devozione sarà come il sigillo di quell’epoca di pace.

  ben si comprende, allora, perché, a partire dai primi decenni del XIX secolo, quando, con lo scoppio della Rivoluzione francese, il processo di scristianizzazione dell’Europa entrò nella fase parossistica, una serie di apparizioni della Madre di Dio abbia segnato il cammino verso il ‘secolo di Maria’.

  pure in altri tempi vi sono state simili manifestazioni soprannaturali. le più recenti tuttavia hanno dato origine a devozioni mariane universali e i messaggi della Madonna, a ben guardare, presentano il medesimo leit-motiv.

 

II. 14. S. Caterina Labouré e la Medaglia Miracolosa (1830)

 

La ventiquattrenne Caterina Labouré, da poco entrata come novizia nell’Ordine delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ paoli, presso il convento di Rue du Bac a Parigi, è favorita già il 6 giugno 1830, festa della Santissima Trinità, di una visione che predice la prossima caduta della Monarchia Cristianissima, a seguito della cosidetta Rivoluzione di luglio, che porterà sul trono costituzionale Luigi Filippo d’Orléans, il Re ‘borghese’.

  Mi apparve – scrive la santa – nel SS. Sacramento come un Re, con la croce sul petto, durante la Messa. al momento del Vangelo mi sembrò che Nostro Signore fosse spogliato di tutti i suoi ornamenti, e tutto cadesse a terra, e mi sembrò che la croce scendesse sotto i piedi di Nostro Signore.

  Allora ebbi i pensieri più neri e tristi. Allora ebbi il pensiero che il re della terra [Carlo X di Borbone] sarebbe perduto e spogliato dei suoi abiti regali; il pensiero, che non so spiegare, sulla perdita che si stava per fare.”[ccxviii]

  La vigilia della festa di San Vincenzo, il 17 luglio 1830, Caterina è svegliata di soprassalto dal suo Angelo Custode, che la conduce nella Cappella del Convento, dove gli appare la Madonna. La giovane Le si pone accanto, appoggiando le mani sulle ginocchia della Regina del Paradiso.

  Figlia mia – le dice Nostra Signora – il buon Dio vuole affidarti una missione. Avrai molto da soffrire, ma sopporterai tutto pensando che lo fai per la gloria del Buon Dio […] i tempi sono molto tristi, sciagure stanno per colpire la Francia; il trono sarà rovesciato, il mondo intero sarà sconvolto da disgrazie di ogni specie. La S. Vergine aveva l’aria molto afflitta dicendo questo, ma [continuò]: Venite ai piedi di quest’altare; qui le grazie saranno sparse su tutte le persone che le domanderanno con fiducia e fervore, saranno sparse sui grandi e sui piccoli.[ccxix]

  La seconda ed ultima apparizione avvenne il 27 novembre 1830. Caterina vede come una rappresentazione, con la Madonna al centro, in un “quadro un poco ovale in cui stavano in alto queste parole: O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a voi, scritte in lettere d’oro. Allora si fece sentire una voce che mi disse: Fate, fate coniare una medaglia secondo questo modello. Tutte le persone che la useranno riceveranno grandi grazie, portandola al collo. Le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia. Immediatamente il quadro – continua S. Caterina – mi è sembrato voltarsi e ho veduto il rovescio della medaglia. Inquieta per sapere che cosa si doveva mettere dalla parte del rovescio della medaglia, dopo molte preghiere, un giorno, nella meditazione, mi è sembrato sentire una voce che mi diceva: la M [iniziale di Maria] e i due cuori [il Sacro Cuore di Gesù e quell’Immacolato della Madonna] dicono abbastanza…[ccxx]

  La devozione della Medaglia Miracolosa, che si festeggia ai 27 di novembre, divenne ben presto popolarissima, soprattutto dopo la straordinaria conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne. Questi, trovandosi a Roma nel gennaio 1842, l’indossò per scherzo e per sfida. il giorno 20, però, entrato nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, ebbe una visione della Madonna, dinanzi alla quale “cadde ebreo e si rialzò cristiano”.[ccxxi]

 

II. 15. La salette. 19 settembre 1846

 

alle tre pomeridiane del 19 settembre 1846, vigilia della festa dell’Addolorata, due fanciulli, Pierre-Maximin Giraud e Françoise-Mélanie Calvat-Mathieu, che pascolavano a 1800 metri d’altitudine sulla montagna de La Salette, nella Diocesi di Grenoble, assistettero ad un singolare prodigio. apparve loro, circonfusa in un globo luminoso, “una bella Signora”.

  La Signora del Cielo si rivolse ai pastorelli in francese, ma, accortasi degli sguardi perplessi dei due, riprese a dire nel dialetto patois della zona.

  Venite avanti, bambini miei, non abbiate paura. Sono qui per annunziarvi una grande notizia.

  Se il mio popolo non vuole sottomettersi, io sono costretta a lasciare la mano di mio Figlio. La Sua mano è così pesante, così pesante che non posso più trattenerla. Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che Mio Figlio non vi abbandoni, sono incaricata di pregarLo senza sosta. E voi altri, voi non ci fate caso. Per quanto preghiate, per quanto facciate, mai potrete ripagare il dolore che sento per voi. Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservata il settimo, e non me lo si vuole accordare. È questo che appesantisce tanto il braccio di Mio Figlio. Coloro che guidano i carri non sanno parlare senza mettervi il Nome di mio Figlio in mezzo. Queste sono le due cose che appesantiscono il braccio di mio Figlio. Se il raccolto si guasta, non è che per causa vostra. Ve l’ho fatto vedere l’anno passato con le patate, voi non ci avete fatto caso. È il contrario, quando ne trovavate di guaste, bestemmiavate e usavate il Nome di Mio Figlio. Le patate continueranno a guastarsi e a Natale non ve ne saranno più; se voi avete del grano non dovete seminarlo. Tutto quello che seminerete le bestie lo mangeranno, e ciò che crescerà cadrà in polvere quando lo batterete. Verrà una grande carestia. Prima che venga la carestia, i bambini sotto i sette anni prenderanno un tremito e moriranno tra le mani di coloro che li terranno; gli altri faranno penitenza con la fame. le noci diventeranno cattive, l’uva marcirà.[ccxxii]

  A questo punto la Madonna si rivolse a ciascuno dei due veggenti, in modo che l’uno non udiva quello che l’altro sentiva. Confidò loro due segreti[ccxxiii].

  In seguito, pronunciando le parole: “Se essi si convertiranno, le pietre e le rocce si cambieranno in grano e le patate si troveranno seminate nei campi”, riprese il messaggio pubblico e conosciuto.

  Dite bene le vostre preghiere bambini miei?a che i fanciulli risposero: “oh, no Signora, non molto. ah! Bambini miei, bisogna farlo bene, sera e mattino, quando non potete fare meglio dite un Pater e un’Ave Maria, e quando avrete tempo e potrete fare meglio, ne direte di più.

  Non va che qualche donna un poco anziana alla Messa; gli altri lavorano tutta l’estate la Domenica, e l’inverno quando non sanno cosa fare essi non vanno a Messa che per beffarsi della religione. La Quaresima vanno in macelleria come i cani”.

  Concludendo il discorso in francese, la Santissima Vergine disse: “Bene, bambini miei, lo farete passare a tutto il mio popolo[ccxxiv].

  Secondo le parole della Madre di Dio, due sono i peccati che maggiormente attirano la vendetta divina: la bestemmia e l’inosservanza del precetto festivo. A ben guardare si tratta della trasgressione del 2° e 3° comandamento: ‘Non nominare il nome di Dio invano’ e ‘Ricordati di santificare le feste’.

  la Francia e l’Europa sedicenti cristiane del 1846 - e a maggior ragione il nostro tempo - trascurano i comandamenti che assieme al primo (‘Non avrai altro Dio all’infuori di me’) formano la prima tavola della legge e riguardano direttamente Dio. Così, svuotando di contenuto anche il primo, s’incamminano a grandi passi lungo la china dell’apostasia. Sono i ‘diritti’ di Dio, che, in un’epoca che ama soltanto ricordare quelli presunti dell’uomo, la Madonna richiama con forza. La loro inosservanza determina, come conseguenza inevitabile, il mancato ossequio anche dei comandamenti che, contenuti nella seconda tavola, afferiscono all’uomo. L’amore verso l’uomo, se non ha fondamento nell’amor di Dio, è un inganno ipocrita. Il tracollo della società attuale, ci ammonisce Maria santissima, va ricercato innanzi tutto nell’inadempienza colpevole dei doveri verso il Creatore. questo provoca lo sdegno di gesù Cristo, che si appresta a punire l’umanità per i suoi misfatti. Solo la preghiera umile e la sincera penitenza, per l’intercessione della Beata Vergine, possono stornare la tremenda punizione.

 

II. 16. Le 18 apparizioni di Lourdes (1858)

  

l’11 febbraio 1858 la Madre di Dio si mostrò, tenendo in mano il S. Rosario nell’atto di recitarlo, ad una giovinetta d’umile estrazione, Bernadette Soubirous di Lourdes, paesello ai piedi dei Pirenei francesi.

  Nella seconda visita (14 febbraio 1858) la Madonna, ordinò alla fanciulla di ritornare alla grotta delle apparizioni per altri quindici giorni, aggiungendo: “Io non ti prometto di renderti felice in questo mondo, ma nell’altro”.

    Il 21 febbraio, durante la sesta apparizione, Bernadette vide il volto della Vergine rattristarsi e farsi malinconico. richiesta del motivo di tanta afflizione, rispose: “Conviene pregare per i peccatori”.

  Nell’ottava visita del 24 febbraio, la scena si ripetè. Bernadette, allora, voltasi verso la numerosa folla che assisteva e cui era impedito di vedere il prodigio, con voce singhiozzante, replicò: “Penitenza! Penitenza! Penitenza!”.

  La nona apparizione del 25 febbrario, si ebbe il miracolo della fonte, che sgorgò dalla terra a un piccolo colpo della fanciulla.

  Io sono l’Immacolata Concezione. Desidero che qui si eriga una cappella”, così disse la Madre Dio il 25 marzo 1858, durante la XVI apparzione[ccxxv].

  L’insegnamento di Lourdes sta più nei fatti che nelle parole. La fonte miracolosa, con le strepitose guarigioni scientificamente inspiegabili, ricorda alla superbia dell’uomo scientista, i limiti del suo sapere e la necessità dell’intercessione della Madre di Dio.